‘Ndrangheta e migranti: quando Gratteri elogiava don Scordio

di Stefano Arduini

Nicola Gratteri, il magistrato che ha lanciato l’operazione Jonny contro il clan Arena che controllava il Cara di Crotone, nell’ottobre del 2013 dava alle stampe un libro sui rapporti fra chiesa e ‘ndrangheta nel quale fra i religiosi citati come esempi positivi compariva don Edoardo Scordio, oggi fermato e accusato di crimini gravissimi insieme all’ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto,

Incipit del capitolo VI di “Funerali e Matrimoni” dal libro Acqua Santissima- la chiesa e la ‘ndrangheta: storie di potere silenzi e assoluzioni”: «Se feste e processioni servono per garantire ai clan legittimazione e consenso sociale, i funerali rappresentano il giusto tributo a boss e picciotti, ricordati più come benefattori che come criminali». Seguono i racconti dell’ultimo saluto ad alcuni dei nomi più in vista delle ‘ndrine calabresi: fra gli altri quello del crotonese Luigi Vrenna («i suoi funerali vengono officiati nella chiesa di san Francesco da due preti fra cui un cugino del boss» o quello di Girolamo “Mommo” Piromalli «celebrato nella chiesa parrocchiale si Sant’Ippolito in piazza Duomo a Gioia Tauro».

Continua il libro, riferendosi alla benevolenza con alcuni religiosi avevano celebrato i funerali dei capo clan : «Non tutti però si comportavano alla stesso modo. Chi per esempio? «Don Pino Demasi, vicario generale della diocesi di Oppido Palmi e referente territoriale di Libera» che «prendendo atto delle disposizioni del questore che decide di vietare lo svolgimento dei funerali in forma pubblica, non fa entrare in chiesa, neanche per la benedizione, la salma di Domenico Alvaro, detto Micu u Scagghiuni, boss di Sinopoli, morto il 26 luglio 2010 nel suo letto all’età di 85 anni».

Qualche pagina più in là. «Stessa tempra di don Demasi, dimostra molto prima, a Isola Capo Rizzuto, don Edoardo Scordio, parroco della chiesa dell’Assunta. In occasione dell’omicidio di Domenico Maesano, avvenuto il 9 ottobre del 1988, non perde l’occasione di bacchettare i presenti: “Invece di vedervi qui, spettatori muti e rassegnati oltre che schiavi delle bravate e della tirannia delle famiglie che hanno comodamente preso assoluto possesso di questo territorio, sarebbe stato tanto nobile e dignitoso vedervi radunati in piazza magari solo con un cartello con scritto  NOI NON CI STIAMO”.

Gratteri Libro

“… Il 29 agosto 2001 esplode una bomba carta sotto le finestre di don Edoardo Scordio…Don Scordio, noto per le sue coraggiose omelie ai funerali di alcuni mafiosi della zona, è un prete che riesce ad attrarre intorno a sé moltissimi giovani, con i quali fonda importanti movimenti di volontariato. Sono don Scordio e i suoi giovani ad ispirare il film “Il coraggio di parlare” di Leandro Castellani, tratto dall’omonimo romanzo di Gina Basso…”. 

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Acqua santissima è uscito per Mondadori il 29 ottobre del 2013. A firmalo il giornalista, saggista Antonio Nicaso e il magistrato Nicola Gratteri, entrambi considerati a ragione fra i massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo. Nicola Gratteri, come noto, nella veste di procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia sta coordinando l’operazione Jonny che ha portato al fermo di don Scordio e di Leonardo Sacco, rispettivamente correttore e governatore della Misericordie di Isola Capo Rizzuto, forse il maggiore gruppo di volontariato ispirato da Scordio. Evidentemente ha cambiato idea sul prete…

Tratto da vita.it