‘Ndrangheta, omicidio Canale: arrestati affiliati al clan Chirico-Condello

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‘Ndrangheta. Omicidio Canale, fatta luce sui responsabili: in manette esponenti della cosca Chirico-Condello

REGGIO CALABRIA. Dalle prime luci dell’alba, in Reggio Calabria e Vibo Valentia, è in corso un’operazione dei Carabinieri dei due Comandi Provinciali, in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di dodici esponenti della cosca “CHIRICO-CONDELLO” e di una consorteria delle preserre vibonesi. I destinatari della misura sono ritenuti responsabili del cruento omicidio di Giuseppe CANALE, avvenuto a Reggio Calabria, il 12 agosto 2011, eseguito in pieno giorno, a Gallico Superiore, da due killer vibonesi assoldati dalla cosca reggini.

La tesi è che il commando fosse composto, in particolare, da due ventenni di Soriano Calabro, comune del vibonese, assoldati dalla stessa cosca di Gallico per un prezzo che si aggirerebbe tra i 10 e i 14 mila euroGli investigatori ritengono che il movente alla base dell’omicidio sia stato la volontà di incidere sugli equilibri criminali fra i gruppi della zona nord del capoluogo calabrese, modificati a seguito degli arresti che, nei mesi precedenti, avevano interessato i vertici della cosca.

Si tratta di Nicola Figliuzzi e Cristian Loielo (che sono difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo), entrambi 27enni e già ampiamente noti: i loro nomi sono finiti in alcune inchieste giudiziarie della Dda catanzarese. In particolare, e più di recente, sono stati coinvolti nella sanguinosa faida tra la famiglia Patania di Stefanaconi e il gruppo dei Piscopisani.

Figliuzzi è stato condannato in primo grado a 20 anni per l’omicidio di Giuseppe Matina detto “Gringia”, che risale al febbraio del 2012, e in via definitiva per il tentato omicidio di Francesco Scruglii,del febbraio dello stesso anno. È considerato tra l’altro l’esecutore materiale del tentato omicidio di Francesco Calafati avvenuto nel marzo del 2012 tra Sant’Onofrio e Stefanaconi.

Loielo, invece, è considerato tra gli esecutori dell’omicidio di Matina e per questo condannato all’ergastolo in primo grado.

Ad incastrarli i collaboratori di giustizia Arben Ibrahimi e Vasvi Beluli, i due killer arrivati dall’Est sotto ingaggio dei Patania per ammazzare, con la “manovalanza” locale, i temuti rivali di Piscopio.

IL DELITTO – Giuseppe Canale, pregiudicato, classe 1972, fu rincorso, attaccato a colpi di pistola e finito con una pallottola al cranio, in perfetto stile mafioso. Il delitto fu consumato alle 15 del pomeriggio. Canale era appena uscito dal bar di passo Caracciolo, dinanzi la stazione di rifornimento carburanti Eni e a pochi passi dalla sede della circoscrizione. Ad attenderlo in sella ad un ciclomotore due killer armati di pistola. La vittima accortasi delle intenzioni dei due ha cercato di darsi alla fuga, iniziando una disperata corsa a piedi lungo la via Anita Garibaldi, la strada che conduce al quartiere Archi. Dopo 50 metri circa, però, l’improvvisa caduta tra le auto in sosta a bordo carreggiata, a favorire l’azione dei killer, i quali raggiunto Canale lo hanno freddato con un colpo di pistola che gli ha sfigurato il volto. Sull’episodio avviarono indagini proprio i Carabinieri e il fascicolo finì alla DDA. Un omicidio che, per modalità e spietatezza, fu subito inquadrato come delitto di ‘ndrangheta.