‘Ndrangheta e riciclaggio, la Cassazione: “Le accuse di Forgione a Tonino Gatto non erano false”

L’ex presidente e relatore della commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione non diffamò l’ex presidente di Despar Italia Antonino Gatto. Lo ha sentenziato la Suprema corte di Cassazione che ha posto una pietra tombale sulla vicenda che vedeva contrapposti l’imprenditore reggino e l’ex presidente dell’Antimafia Forgione.

Un caso nato dopo la relazione dell’Antimafia del 2008 e la pubblicazione del libro “’Ndrangheta – boss luoghi e affari della mafia più potente del mondo” firmato dallo stesso Forgione in cui venivano citati l’imprenditore Gatto e alcune società – Gam spa, e la Fincom spa – di cui era legale rappresentante.
Dopo l’assoluzione di Forgione sia in primo grado che in Appello, lo stesso Gatto aveva proposto ricorso in Cassazione adducendo tra l’altro l’assenza di diritto di cronaca nella ricostruzione della vicenda descritta nel libro dell’ex presidente dell’Antimafia.
Ma la Cassazione ha rigettato ed ha condannato Gatto a pagare le spese legali.

Dunque, quelle pesanti accuse che Forgione muoveva a Tonino Gatto non erano né false e né infondate e alla gente interesserà certamente sapere, nel dettaglio, quali erano.

FORGIONE CONTRO GATTO: TUTTA LA STORIA

Siamo nel 2008. Il rapporto della commissione Antimafia è un pugno nello stomaco per molti, tra l’altro in pieno casino per le storie di Why Not. In una parola sola, è uno shock, soprattutto per certa imprenditoria calabrese.

Come sottolinea il quotidiano l’Avvenire nella pagina dedicata al rapporto della commissione Antimafia, la ‘ndrangheta è un’organizzazione con rete tentacolare come Al Qaeda. Dall’Italia alla Colombia, dalla Germania fino all’Australia le cosche calabresi sono diventate il “broker mondiale” della cocaina. Ma soprattutto hanno strutturato le loro cellule in maniera disorganica ma funzionale e autonoma in tutto il Paese. Le due facce della Calabria soffocata dalla ‘ndrangheta, la Locride e la costa tirrenica, sarebbero i leader incontrastati da cui persino Cosa nostra acquisterebbe droga e armi. Un ruolo centrale quello assunto dalle cosche calabresi e soprattutto trasnazionale. Una macchina che produce e distribuisce ma che ingoia l’economia legale passo dopo passo in tutto il mondo attraverso il riciclaggio del denaro sporco proveniente da queste operazioni “fuori mercato”. In poche parole: buchi neri dei soldi pubblici, della salute dei calabresi e infine del commercio.

Francesco Forgione

Durante la presentazione del rapporto a Roma, il Presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione sottolinea la difficoltà di rompere il muro del silenzio e dell’omertà. Le cosche calabresi sono “cellule” a carattere familiare. Niente di nuovo, sin qui. Questo della ndrangheta si sapeva già ma a guardare gli importanti passi avanti fatti in Sicilia, e in alcune aree della Campania, saltano agli occhi le cifre irregolari e statiche della Calabria in cui operano 155 cosche eppure il numero dei beni confiscati è nettamente inferiore che altrove, i consigli comunali  infiltrati sono tanti, ma quelli sciolti pochissimi e bassi sono anche i numeri dei pentiti, dei collaboratori di giustizia e dei testimoni di giustizia.

Capitolo a parte quello del pizzo. Il 70 per cento degli imprenditori paga il pizzo e il restante 30 – secondo Forgione – ha già ceduto la sua attività alla ‘ndrangheta. Denunce, invece, zero o quasi. Il Presidente della commissione Antimafia alza il tiro contro le associazioni di categoria che in Calabria sono rimaste immobili, e contro la Confindustria nazionale che non ha “punzecchiato” a dovere quella calabrese. Infine chiede alla politica trasparenza nelle tornate elettorali: il potere di penetrazione della ‘ndrangheta è nettamente superiore a quello dello Stato in materia di liste elettorali.

LE ACCUSE A GATTO 

La relazione è composta da centinaia di pagine, tre delle quali sono tutte dedicate a Tonino Gatto, indicato come vicino alle potenti cosche Giampà e Mancuso.

«Vi sono nomi e indirizzi nelle dichiarazioni rese da [L.], procuratore della DNA, dinanzi alla commissione parlamentare. Nella parte coperta dal segreto si parla di uno studio di commercialisti di Cosenza molto conosciuto e di un imprenditore, ugualmente noto, che hanno interessi nell’editoria e nella grande distribuzione (…).»

È lo studio Indrieri-Gatto il tandem professionale di commercialisti cosentini indicato nella relazione fornita da [L.] alla commissione parlamentare Antimafia. Una relazione in cui si ipotizzava che lo studio in questione avesse gestito, seppure in maniera tutta da chiarire, il flusso finanziario della ‘ndrangheta. Un’accusa pesante e terribile…

Ma ecco la parte più “pesante” di quella relazione.

È utile analizzare lo spaccato di alcune società beneficiarie dei contributi pubblici, secondo un’autonoma verifica effettuata dalla DNA. nel 2004. Le questioni emerse secondo la Direzione Nazionale Antimafia sono le seguenti:
– una ricchezza calabrese costituita dalla disponibilità di enormi capitali e da ingenti disponibilità immobiliari (2.479 fabbricati e 2.260 terreni), in palese contraddizione con l’entità dei redditi dichiarati da molti dei possessori di tale ricchezza;

  • la concentrazione di tale ricchezza in capo a pochi soggetti. Sul punto è sufficiente rilevare che presso lo studio commerciale di F. I., del gruppo economico Gatto, (…) hanno sede legale o domicilio fiscale 43 società;
  • la rapidità dell’accumulazione della ricchezza: la società leader del gruppo, Fincom, riconducibile alle famiglie Gatto e C., che opera come una vera e propria holding finanziaria, è stata costituita a Roma nel 1993 e dall’anno successivo è in continua espansione, con investimenti nei settori più disparati, quali la grande distribuzione alimentare, l’abbigliamento, il settore immobiliare, lo smaltimento dei rifiuti;
  • le cointeressenze dei rappresentanti dei gruppi economici appena indicati in società in cui rivestono la qualifica di socio soggetti di conclamata appartenenza a noti ambienti criminali. A. G., fratello di P. G. (…), ucciso nel 1992 in un agguato mafioso, è socio (…) della [società] E. (…), poi incorporata nella [società] G. di Antonino Gatto ed altri.

LA DIFESA DI GATTO

Su alcuni quotidiani arrivano il giorno dopo le smentite di Antonino Gatto, allora presidente
della Despar Italia. Dalla relazione del team di Forgione infatti al presidente vengono contestati rapporti sospetti con una serie di imprenditori vicini agli ambienti
malavitosi. Gatto risponde inviando una lettera al presidente della Repubblica Napolitano in cui si dice vittima di accuse infondate. L’imprenditore dice di aver vissuto alcune disavventure (un’inchiesta archiviata nel 2006 dal Gip di Catanzaro su richiesta dello stesso pm, accuse di affari miliardari intorno ad un suo avvocato di fiducia a altre) e di contro di non aver mai ottenuto un’audizione di fronte alla commissione Antimafia. Queste accuse mosse dunque dall’Antimafia “fanno filtrare il sospetto che ci possa essere una regia occulta alle loro spalle intenta a danneggiarlo per favorire altri imprenditori”.

E sorpreso si dice anche l’allora governatore della Regione Agazio Loiero, all’epoca indagato da un filone dell’inchiesta Why Not e a capo di un consiglio regionale con 33 inquisiti per mafia, che lamenta di non essere mai stato ascoltato dalla Commissione e non aver dunque potuto evidenziare quanto in termini di contrasto alle mafie, si è fatto e si continua a fare…

LA CONFERENZA STAMPA

Gatto, accompagnato da Benedetto Carratelli, il suo avvocato cosentino con le mani in pasta, organizza una conferenza stampa a Cosenza. «E’ vergognoso, allucinante, indecente, incivile ed immorale – affermava – costruire dal nulla una montagna di menzogne, facendo lievitare, in maniera consapevole e strumentale, ingiurie, fandonie e linciaggio. E’ impensabile che da certi ambienti venga, consapevolmente o inconsapevolmente, dichiarato il falso e che lo stesso venga utilizzato per distruggere storie e vite che nulla hanno a che fare con quanto si vuole far credere all’opinione pubblica». Il proclama è di quelli belli duri. A corredarlo, d’altronde, c’è un plico di oltre duecento pagine di documenti, con cui il suo staff tenta di ribattere, una per una, le accuse della commissione antimafia.

Ad esempio, quella relativa ai rapporti con Salvatore Scuto e Giuseppe Grigoli, entrambi membri del comitato direttivo ed entrambi arrestati: «Con Grigoli e Scuto ho normali rapporti di affari. Quella di Scuto, d’altronde, è una delle più importanti famiglie imprenditoriali del sud».

Ma un dettaglio giuridico Gatto, sotto lo sguardo compiaciuto dell’avvocato con le mani in pasta, lo trova: «Se Scuto è stato autorizzato dal commissario giudiziario a partecipare alle attività del consorzio, che senso hanno le accuse nei miei confronti?».

LA VERITA’

  • E’ singolare un passaggio della relazione dell’Antimafia: secondo quanto scrive Forgione, Gatto è stato indagato per tre anni senza che la Guardia di Finanza abbia trovato nulla. Quando è scoppiato il caso, se al posto di Gatto, che dispone di una grande liquidità proveniente dai supermercati, ci fosse stato un imprenditore nel settore industriale, le banche avrebbero chiesto il rientro subito e avrebbe chiuso bottega in poco tempo. E invece…
  • Ecco cosa afferma Forgione: “Quello che è scritto nella relazione della commissione ha delle note a margine che rimandano a documentazione giudiziaria e investigativa depositata presso l’archivio parlamentare della commissione. Tutto diviso in atti pubblici, riservati e secretati, consultabili da chiunque secondo le modalità previste per l’accesso agli atti. Per quanto riguarda il gruppo Despar, noi fotografiamo una realtà che vede per la Sicilia occidentale l’arresto del responsabile del gruppo Giuseppe Grigoli, per quella orientale l’arresto di Sebastiano Scuto. Noi fotografiamo plasticamente questa realtà, che è pubblica, e la inseriamo all’interno di una valutazione supportata dalla documentazione giudiziaria fornita dai magistrati in audizione e da migliaia di altre carte e che ci consente di scrivere un caso esemplare. Sono arrivate le querele, ma tutta la documentazione a supporto della relazione è nell’archivio parlamentare gestito da un nucleo di 5 finanzieri”.
  • Tradotto in soldoni: Gatto è stato “coperto” da qualcuno, magari da quegli stessi servizi segreti che gli consentono di fare ancora quello che vuole nel settore dei rifiuti, con la sorella – colmo dei colmi! – commissario nominato da Palla Palla all’Arpacal.
  • E QUELLA STELLA CHIAMATA NICOLA (GRATTERI) CONTINUA A GUARDARE…