‘Ndrangheta: tra Marisa e Scarpuni ci metto io il dito (di GdD)

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Era il 10 novembre del 2016 e al termine dell’udienza,  presso il tribunale di Vibo, riguardante il processo (oggi concluso) “Black money” le agenzie battevano così:

Pantaleone Mancuso in aula minaccia il pm Manzini.

Mi sono messo subito alla ricerca di dettagli, e dopo aver letto un po’ di materiale, senza se e senza ma ci siamo subito schierati dalla parte della Manzini. Inaccettabile da parte di un mafioso conclamato come “U Scarpuni” un atteggiamento arrogante, sprezzante, e minaccioso nei confronti di chi rappresenta in quella aula, e in quella circostanza il popolo italiano.

Al termine dell’arringa della Manzini, in cui ripercorreva alcuni fasi salienti della personalità criminale del Mancuso, e di come questa fosse stata confermata dalle dichiarazioni di pentiti, lo stesso chiedeva ed otteneva di rendere dichiarazioni spontanee. Così diceva:

Il boss Mancuso

“Andrea Mantella (il pentito che lo accusa) è un caprone, si accoppiava come le capre e da una relazione con una familiare è nata pure una bambina. Sono stati gli appartenenti a quello indicato come il gruppo di Bruno Emanuele, che io ho incontrato in carcere, a riferirmi della relazione fra Mantella e la cognata da cui è nata pure una bimba. Mantella è una feccia, un bugiardo ed il pm Manzini lo sa, è un imbroglione.

Non l’ho mai conosciuto e dice solo frottole. Andrea Mantella non godeva di rispetto neppure nella sua famiglia. Non ho colpe io per la morte di mia moglie Tita Buccafusca. Il pubblico ministero si diverte e gode di questa mia disgrazia e del suicidio di mia moglie”. Io ho fatto di tutto perchè mia moglie vivesse e lei non ha mai ricevuto soldi da nessuno. E’ ora che gli inquirenti la smettano e si mettano l’anima in pace perchè mia moglie non ha rilasciato dichiarazioni a nessuno”.

Una “narrazione” che la Manzini ha interrotto più volte per replicare agli strali lanciati dal Mancuso, provocando la reazione dello stesso che rispondeva con toni duri e arroganti al pm: stai zitta tu che non capisci niente!

Una espressione che per quanto lontana rimane dalla “minaccia” resta, pronunciata da un mafioso, inaccettabile. Ad uno “Scarpuni” qualunque preferirò sempre la boccolosa Manzini. Anche se non ne azzecca mai una. Come verrebbe da dire in questo caso. Perché, alla luce della completa assoluzione di Scarpuni da questo processo, viene da chiedersi se quel “non capisci niente” era del tutto sbagliato. Al netto dell’arroganza, della mafiosità, e della prepotenza.

Il processo istruito dalla Manzini contro la cosca Mancuso, denominato “Black money” si è infatti concluso pochi giorni fa con  9 condanne e ben 12 assoluzioni per un totale di quasi 50 anni di carcere.  La pena più pesante è stata comminata a Giovanni Mancuso (9 anni), condannato a 5 anni il fratello Antonio.

Assolto Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni.

La Manzini aveva chiesto 219 anni complessivi di carcere.

Dopo nove giorni di camera di consiglio, chiusi in un albergo, la sentenza suona come clamorosa. I giudici di Vibo hanno addirittura escluso il vincolo associativo.

Certo è che a me per dire che questo Scarpuni è uno ‘ndraghetista, non serve una sentenza. La loro mafiosità è una verità storica incontrovertibile. Ma nello specifico resta il fatto che tutto ciò che la Manzini sosteneva in questo processo su di lui è risultato non vero.

Dovrebbe esserci, non dico la stessa indignazione corale che c’è stata dopo le parole di Scarpuni alla Manzini, ma quantomeno una leggera “reprimenda”, da parte di chi di dovere,  sul lavoro svolto dal PM. Invece niente. Scarpuni è stato completamento assolto, dopo tutto quello che la Manzini gli ha detto, e nessuno ha niente da dire. Salvo poi gridare all’attentato solo perché qualche mafioso gli dice che non capisce niente. Se l’assolto fosse stato un politico, le polemiche sarebbero schizzate fino alla stratosfera. Ma siccome l’assolto è Scarpuni…

Non dico di chiedere scusa a Scarpuni, arrassusia, ma qualcuno dovrà pure ammetterlo che quando ha detto alla Manzini che non capisce niente, in fondo in fondo aveva ragione.

Ripeto io sto dalla parte della Manzini, e non con Scarpuni, ma non posso non convenire con lui sulle capacità investigative della Manzini. Basta vedere le inchieste che segue a Cosenza. Non riesce a concludere niente. Questo è un dato. Non è una offesa. Criticare le capacità professionali e lavorativi di pubblici dipendenti si può, non è reato.

Comunque, visto il totale silenzio, mi sono preso io l’onere di passare come colui il quale da ragione a Scarpuni. Ho capito che Marisa non se la sentiva, ma come si dice: le sentenze sono sentenze, emesse da vostri colleghi, e vanno rispettate. Si possono criticare, ma alla fine restano. E la sentenza è uguale per tutti, anche per Scarpuni. E’ la Costituzione bellezza! 

GdD