Nicola Adamo, pupi e pupari… E una montagna di soldi e lacrime

Nicola Adamo ha appena finito di scontare l’obbligo di dimora per le vicende legate a Rimborsopoli. Gli hanno sequestrato 278mila euro che aveva rubato alla collettività calabrese.

Adamo, quando si tratta di difendere la sua integrità (!) morale, si innervosisce e si accalda e inizia ad urlare. Chi lo conosce lo sa bene. E ogni volta che lo fa (ormai, purtroppo per lui, stanno diventando tante) pronuncia qualche frase che resta nella storia (si fa per dire) della politica calabrese. L’ultima volta (ipse dixit) ha detto che con quei soldi non era andato a comprarsi le mutande. Qualche anno fa invece aveva evocato “pupi e pupari”. Si parlava della maxitangente per l’eolico, della quale ci stiamo occupando.

tratto da Tam Tam e segnali di fumo
tratto da Tam Tam e segnali di fumo

“Contro questo turbidume inquietante riuscirò con le carte processuali ad individuare i pupi ed i pupari”. Così disse Nicola Adamo ai giornalisti il 21 febbraio 2013, qualche ora dopo aver ricevuto la visita (tanto per cambiare) degli agenti che gli notificavano il sequestro di beni per l’ipotesi della maxitangente sull’affare dell’eolico.

Il pm di Catanzaro Carlo Villani, infatti, continuava a cercare il resto della “mazzetta” descritta anni prima da Mauro Nucaro, imprenditore nel settore delle energie rinnovabili. Quella sua deposizione, considerata “coerente e ricca di particolari”, era diventata la pietra miliare del provvedimento di sequestro per equivalente di beni per poco più di un milione e settecentomila euro eseguito per ordine del gip distrettuale Livio Sabatini.

La pista fiutata dagli inquirenti portava a scovare una montagna di soldi, quattrini che sarebbero serviti a far girare le pale dei parchi eolici calabresi, Denaro che, secondo la procura di Catanzaro, avrebbe fatto gola a imprenditori, manager, politici e faccendieri.

Due i provvedimenti di sequestro: uno nei confronti di persone fisiche fino alla concorrenza della somma di 912mila euro e l’altro di 792mila euro contro persone giuridiche, le società Sogefil e Piloma. Sotto chiave sono finiti beni personali, mobili e immobili, riconducibili, oltre che a Nicola Adamo, a Carmelo Misiti, a Mario Lo Po, a Giancarlo D’Agni e agli imprenditori Roberto Baldetti, Giampiero Rossetti e Stefano Granella. Furono messi i sigilli anche al parco eolico “Pitagora” di Isola Capo Rizzuto.

Ma vediamo come si difendeva Nicola Adamo. “Questa è una bufala – urlava alla sua maniera -. Io non ho mai preso una tangente mentre sono sette anni che sono inseguito da questa indagine che ha come conseguenza quella di influenzare i passaggi politici di questa regione”.

Non parlava di giustizia ad orologeria, tuttavia il buon Nicola suggeriva di cogliere qualche tempismo particolare, come quel provvedimento di sequestro che cadeva a due giorni dalle elezioni politiche (quelle del 2013) cui era candidata la moglie Enza Bruno Bossio.

Il pensiero correva a Why Not e Adamo metteva in risalto le analogie con quella inchiesta. “Lì come qui ci sono voragini nell’inchiesta, imprecisioni gravi nell’ipotesi accusatoria in cui mancano riscontri”.

Adamo, sempre plateale in queste occasioni, esibiva gli estratti dei suoi conti correnti, dai quali si sarebbe dovuta evincere (chissà poi perché…) una assoluta trasparenza e persino (!!!) qualche sofferenza. Annunciava persino di voler pubblicare on line ogni sua fonte di reddito (forse sul sito di “Idea Tv” per la quale ha “rubato” un bel po’ di soldi?) e affermava:

“Posseggo un appartamento di mia proprietà per il quale pago il mutuo e vivo nella casa di mia moglie e ogni mia fonte di reddito è facilmente verificabile”. Con tanto di lacrimuccia finale. Alla Nicola Adamo… O alla “coccodrillo”, che poi è lo stesso. 

Ma di “pupi e pupari”, a quasi tre anni di distanza, nessuna traccia. Di nuovi appartamenti, invece, tanti. Uno sicuramente a Roma, dove ha vissuto fino all’altro giorno. E, a quanto pare, anche all’estero… Perché Nicola è sempre… Nicola!