No allo sfruttamento degli animali nel circo: la protesta di Animal Amnesty

RENDE (Cs) – Due giorni di protesta per dire NO allo sfruttamento animale nel circo. Gli attivisti del gruppo locale di Animal Amnesty hanno presidiato, sabato e domenica scorsi, l’ingresso del circo Royal, attendato a Rende. In molti cittadini si sono uniti a loro che, con cartelli e materiale informativo, hanno voluto sensibilizzare chi aveva deciso di assistere agli spettacoli.

Il circo, nell’immaginario collettivo, ha da sempre rappresentato la “gioia” di un mondo vagamente bohémien fatto di lustrini, musica, acrobazie e, soprattutto, esibizione di animali. Ma dietro la facciata, sotto il tendone, si cela la sofferenza di esseri senzienti che NON HANNO SCELTO QUESTA VITA e sono sfruttati per il vantaggio economico dei loro aguzzini.

Cammelli, zebre, cavalli, ippopotami, giraffe, leoni, tigri la cui vita è scandita dagli addestramenti, dagli orari degli spettacoli, sotto le luci dei riflettori, davanti a una folla che chiude gli occhi sulle loro sofferenze. E, poi, lunghe trasferte da una città all’altra. Pochi metri quadrati dove trascorrere interminabili ore, che determinano spesso lo svilupparsi di atteggiamenti compulsivi. Gli occhi ormai spenti, rassegnati.

Anche loro sono “animali da reddito”, costretti a una vita innaturale e piena di dolore. Le giustificazioni di chi vive di tali spettacoli (“sono nati in cattività”, “l’addestratore ama i propri animali”, “loro si divertono”) sono solo espressione di profondo degrado culturale.

amnestyIl numero di animali tenuti in gabbia e utilizzati per gli spettacoli circensi, in Italia, si stima in circa 2.000 esemplari, ma la cifra potrebbe essere arrotondata per difetto in quanto non esiste un registro ufficiale di pubblica consultazione. In questo ambito, la nebbia.

E tale forma di tortura legalizzata è promossa e sostenuta dallo Stato. Nonostante le denunce, i dossier, i sequestri e la sempre più alta percentuale di cittadini che si dichiarano contro l’utilizzo di animali per ogni forma di esibizione, il Ministero dei Beni culturali continua a sovvenzionare la crudeltà, attraverso il Fus (Fondo unico per lo spettacolo). Nel 2011 è stato raggiunto il record di 6 milioni e 635 mila euro. E solo negli ultimi cinque anni la cifra erogata è stata di ben 27 milioni e 571 mila euro.

Ed è per sollevare il velo sulla sofferenza di chi voce non ha, che gli attivisti di Animal Amnesty hanno presidiato il circo Royal, uno dei tanti in Italia che pratica lo sfruttamento becero di esseri senzienti. Al gruppo si sono unite tante persone che hanno manifestato solidarietà all’azione intrapresa, anche solo con un semplice suono di clacson o incitamento gridato a proseguire nell’azione di lotta.

In un territorio totalmente scevro da una solida coscienza antispecista, e dove viene abusato il termine “animalista” (che ha ormai assunto un’accezione negativa a causa di azioni sconsiderate da parte di chi gravita nel settore del volontariato) forse qualcosa sta cambiando.

Animal Amnesty – dopo il flash mob organizzato la scorsa estate contro l’aberrante performance artistica svoltasi ai BoCs Art, nel corso della quale è stato sgozzato un maiale, e quello contro la diffusa omertà sui crimini a danno degli animali – continuerà nella lotta, attraverso azioni pubbliche.

Resilienza attiva. Opposizione pacifica ma ferma.

Perché crede nell’informazione, nel coinvolgimento, nella partecipazione come strumenti per un possibile cambiamento.

Animal Amnesty