Padre Fedele assolto: Nunnari, Agostino e Luberto, le vergogne della chiesa cosentina

Luberto e Nunnari

La parte più dolorosa dell’assurda storia giudiziaria di Padre Fedele Bisceglia inizia nell’ottobre del 2003 quando il monaco, benedetto dall’arcivescovo Agostino e alla presenza del sindaco Eva Catizone, inaugura l’Oasi Francescana. I lavori sono durati soltanto un anno e otto mesi e sono stati resi possibili soprattutto dalle offerte spontanee dei cosentini, che da sempre sostengono il frate per le sue opere di beneficenza.

Paradossalmente, è proprio da allora che il Monaco entra nella black list dei potenti del clero e della politica.

Ma come avrà fatto – si chiedono i poteri forti – questo frate a mettere da parte una cifra così sostanziosa che sfiora i due miliardi delle vecchie lire?

Padre Fedele, all’epoca, ironizzava sui miracoli della Provvidenza ma aveva già iniziato a capire che il suo attivismo per gli ultimi dava fastidio.

istituto-papa-giovanni-23

Figurarsi, poi, quando finisce nel calderone la storia dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello. Si tratta della casa di cura balzata agli onori della cronaca per i trattamenti disumani nei confronti degli ospiti, quasi tutti malati di mente. E per le ruberie del prete che lo dirigeva, don Alfredo Luberto, tali da creare un buco di proporzioni gigantesche.

Nel 2004 Padre Fedele, impegnato a Montreal nel mistero della predicazione, scriveva una lettera a monsignor Agostino dopo avere appreso delle difficoltà del Papa Giovanni. “Le esprimo la mia totale disponibilità a collaborare con lei in questa grande opera a favore dei fratelli meno fortunati, ammalati, poveri: questi sono i nostri maestri! Sono disposto, sempre con l’ubbidienza dei superiori, a continuare a spendere la mia vita in favore degli emarginati e degli ultimi. Dalla mia esperienza nel realizzare l’Oasi Francescana ho capito che noi abbiamo uno sponsor infallibile: la Divina Provvidenza! Pertanto, mi offro per collaborare e salvare il Papa Giovanni. I debiti, anche se sono molti e gravosi, non sono un ostacolo insormontabile per continuare ad aiutare i poveri e gli ammalati cronici”.

Questa lettera però non è piaciuta più di tanto a monsignor Agostino, che dopo il grande feeling degli anni passati, inizia a diventare freddo nei confronti di Padre Fedele. E neanche gli risponde.

A settembre 2005 il Monaco visita per la prima volta il Papa Giovanni ma nel frattempo a Cosenza è arrivato monsignor Nunnari. L’atmosfera era a dir poco molto tesa, con i dipendenti fuori dalla casa di cura a srotolare striscioni del tipo “Luberto vattene”, “Luberto sei un ladro” e così via.

Padre Fedele chiede di entrare insieme a una troupe della Rai ma gli viene detto di contattare il ras ossia don Luberto, il quale esplode in un ruffianissimo “E come possiamo dire di no a Padre Fedele?”. Lo “spettacolo” che gli si presenterà davanti agli occhi non lo dimenticherà mai. Riceve una lavata di testa dal suo superiore (la Rai dal canto suo non manderà mai in onda quelle immagini) e subito dopo si precipita a Reggio da Nunnari.

Il neoarcivescovo lo tranquillizza, gli dice che non ci sono problemi ma in cuor suo Padre Fedele realizza che sta succedendo qualcosa ma non per questo si arrende. E così, pochi giorni dopo, scrive una lettera aperta agli ospiti del Papa Giovanni intitolata semplicemente “IL LAGER DELLA VERGOGNA”.

Il ladro conclamato
Il ladro conclamato

“Mi rivolgo all’Ignoto (come il famoso milite) politico e religioso: se non amate la povertà e la sofferenza, se vi perdete in inutili demagogie, se sfruttate i poveri, zittite una volta per tutte e allontanatevi. Lasciate il campo a chi ha dato la vita per vocazione divina e per aiutare fattivamente poveri e ammalati”.

E richiama in causa anche Agostino, scrivendo parole di fuoco contro don Luberto: “… Il confratello Luberto era impegnato per accumulare più danaro per l’arredamento dei suoi lussuosi appartamenti, l’acquisto delle auto di grossa cilindrata, oggetti di argenteria e quant’altro defraudando miserevolmente i poveri, addirittura affamandoli, lasciandoli nella più atroce sofferenza senza un briciolo di umanità… Caro amato mio pastore, hai sorretto don Alfredo e hai affondato la lama nel petto del frate povero per farlo fuori e lasciare campo libero al furbo, traffichino e ahimè confratello sacerdote, seguace di Giuda, che ha venduto nuovamente Cristo attraverso i poveri. Io ero a conoscenza degli acquisti sconsiderati presso la gioielleria di un mio amico benefattore, pagati con la carta di credito del Papa Giovanni”.

Padre Fedele scriverà in seguito anche allo stesso don Luberto rinfacciandogli di aver avvisato il vescovo quando arrivò a Serra d’Aiello scatenando il putiferio.

Il destino del Monaco è segnato. E si compie quando Nunnari incontra il Provinciale dei Cappuccini Rocco Timpano e gli preannuncia qualche mese prima l’arresto di Padre Fedele deciso a tavolino e reso possibile dal complotto tra chiesa, politici, magistratura e forze dell’ordine. Una gran porcata che prima o poi qualcuno pagherà a caro prezzo.

Quanto a don Luberto, abbiamo appreso che, dopo essere stato tenuto protetto e al sicuro per anni nell’Episcopio di Como, dove diceva addirittura messa, adesso continua ad essere protetto con l’affidamento ai servizi sociali. Non c’è limite alle vergogna!