Occhiù, ma tu i canusci i cusentini?

Chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente. Gliel’hanno detto e glielo abbiamo detto in tutte le maniere possibili, lo avevano e lo abbiamo avvisato che i cosentini prima o poi si sarebbero ribellati ai metodi da regime dittatoriale di un uomo (?) incapace, arrogante e presuntuoso fino al paradosso tanto da paragonarsi a Mancini e ritenersi addirittura superiore (sic!).

Sta devastando e sfregiando la città, ci sta facendo pagare i suoi debiti personali, chiude strade per aprire piazze orrende e destinate a far mangiare i suoi creditori, è contiguo ad ambienti malavitosi grazie ai quali ha costruito l’ecomostro di piazza Fera ed ha elargito milioni e milioni di euro alle cosiddette ditte amiche con il metodo degli appalti spezzatino, ci costringe a guardare i suoi dinosauri e a glorificare un invasore… Ma ancora non aveva fatto i conti col pallone.

Occhiuto fino a qualche anno fa non sapeva neanche che il pallone fosse rotondo, né tantomeno dove si trovasse lo stadio. Quando ha cominciato a capire cosa significa il pallone per Cosenza, da cazzaro e invertebrato qual è, ha pensato di poter padroneggiare la situazione e ci si è buttato anima e corpo ma sempre alla sua maniera, però, con tutte le pacchiane e grossolane volgarità (altro che stile!) del suo carattere e della sua natura di fascista mascherato da cattolico. E ora il pallone si è trasformato in un eccezionale boomerang che gli è piombato tra capo e noce di collo in un afoso pomeriggio di inizio settembre.

Ai cosentini gli puoi fare di tutto ma se gli tocchi il pallone e se gli tocchi il Cosenza sei finito, se la legano al dito. Anche questo gli avevano detto ma lui se n’è strafregato, come al solito, facendo prevalere il suo ego smisurato di cazzaro.

Questa stratosferica e indimenticabile figura di merda i cosentini non gliela perdoneranno mai e non ci saranno né giornalisti prezzolati o compiacenti né lecchini di lungo corso che possano indorargli la pillola. Non basteranno neanche le scuse, che conoscendo il soggetto non arriveranno mai, visto che c’è sempre qualcuno da incolpare anche quando l’evidenza è davanti agli occhi di tutti.

La figura di merda del primo settembre sarà il punto di non ritorno per il cazzaro, che ancora non riesce a capire la portata del disastro che ha combinato. Il cosentino è fatto così: sopporta, “unchia” ma alla fine esplode e quando esplode, quando qualcuno gli cade definitivamente dal cuore è capace di diventare spietato e tra poco Occhiuto lo capirà. Buon viaggio cazzaro, ai tuoi “gombloddi” non ci crede più nessuno e ogni notte, prima che tu riesca a prendere sonno (sempre se ci riesci…), quasi come un incubo, arriverà il vecchio Mancini a farti la domanda che oggi ti fanno tutti: Occhiù, ma tu i canusci i cusentini?

P.S.: Quanto è strana la mia città: il sindaco la devasta, la impoverisce, ne annichilisce la storia e quasi tutti restano muti. Poi delude il mondo pallonaro e rischia la ghigliottina. (Michele)