Occhiuto come Napoleone: a pagare sono solo i cosentini

La foto di Occhiuto che, mani dietro la schiena, guarda Cosenza dalla terrazza del Castello Svevo, da lui inventata perché prima non esisteva, è straordinariamente significante.

Non vediamo lo sguardo del sindaco, ma possiamo solo immaginarlo, possiamo solo fare delle ipotesi sulla base del contesto e delle informazioni di cui siamo a conoscenza. Al momento della foto, scattata presumibilmente lo scorso anno, doveva aver appena finito di presiedere la conferenza stampa nel corso della quale presentò la società privata alla quale, per 800 euro al mese, è stata affidata la gestione del Castello.

Pagando l’equivalente di un equo canone per un appartamento di medie dimensioni, la società in questione allestisce spettacoli teatrali, recital, concerti, ma per la più parte organizza feste private di aziende, party per associazioni private, feste per matrimoni e compleanni, feste danzanti etc. etc.

casteNaturalmente molti, i fan del sindaco, diranno: era meglio prima quando non era visitabile? Il Castello di Cosenza, vorremmo ricordarlo ai distratti e ai non abituali frequentatori dei monumenti, era visitabile a partire almeno dagli anni ’90 a seguito di un parziale restauro.

Certo, il restauro non era dei più memorabili, le visite erano interrotte da periodi di inaccessibilità per lavori, non vi si svolgevano frequentemente spettacoli o feste istituzionali, ma era aperto e vi si poteva andare per visitarlo, ma non per parteciparvi a feste più o meno danzanti perché non è questa la funzione che deve svolgere un monumento, un Castello fra i più antichi e importanti della Calabria.

Poi è arrivato, finanziato con un progetto della giunta Perugini e affidato a Dezzi Bardeschi, l’attuale restauro. Occhiuto, da grande architetto qual è, ha stravolto il progetto del prof. Dezzi Bardeschi (chiedete pure al professore) e si è inventato la terrazza che affaccia sulla Media Valle del Crati (vista suggestiva, ma non prevista dagli antichi costruttori del monumento), l’inutile sala “voliera” in vetro e putrelle inserite nei muri medioevali in modo irreversibile, l’incongruo e incredibile ascensore nell’antica Residenza del Vescovo (per far salire i disabili sulla terrazza inventata ci sono le scale che potevano essere convenientemente attrezzate), gli infissi in alluminio e vetri riflettenti, pavimenti levigati e adatti a sfilate di tutti i generi e nature.

ascecastPer farla breve, l’esito è un restauro consono al sentire estetico di chi vuole usare un monumento per festeggiare, per riunire a corte, di volta in volta, nani, ballerine e ballerini, attempati e giovani vip di provincia, popolo della notte, ma anche vero e proprio popolo, com’è nella natura di un vero e bravissimo populista quale si è rivelato essere, bisogna riconoscerglielo, Mario Occhiuto.

E come accade ai populisti si fa ritrarre, o viene adulatoriamente ritratto, come un uomo solo al comando, un uomo capace di avere vaste vedute e grandi e risolutive idee.

L’uomo con le mani dietro la schiena sta, forse, guardando in modo predatorio, pensando fra sé: ora tutto questo è mio, oppure guarda Cosenza in modo sconsolato come Napoleone che, dopo aver vinto a Borodino, guarda, impotente, Mosca bruciare dalla collina Poklonnaja, la collina degli Inchini?

Ho stravinto le elezioni, ma Cosenza Vecchia è crollata e l’ho già sfigurata, Cosenza nuova è tutta cementificata: cosa posso fare ora? Cosa posso inventarmi ora per stupire e incantare, per altri cinque anni, il popolo cosentino?

Quasi quasi progetto una bella funivia per collegare un disastro all’altro, un non luogo ad un altro, il centro storico, che si avvia ad esserlo grazie ai crolli e ai distruttivi restauri. Non sono, forse, un grande sindaco e un grande architetto, non ho, forse, una grande e complessa visione della città e del vasto mondo?