Occhiuto e Madame Fifì: “Quando finisce un amore”

Partiamo da un punto: Occhiuto fino a qualche giorno fa è stato di fatto il sindaco del PD. Si potrebbe anche dire un appartenente a tutti gli effetti del Partito Democratico. Ha amministrato per nome e per conto (tranne che per gli affari suoi concordati prima) di quelli che lo hanno messo seduto sulla poltrona di sindaco: Madame Fifì e Nicola Adamo in accordo sottobanco con i cinghiali (fino alla cacciata di Katya).

Ve lo ricordate? Senza i voti di nascosto dei due (Madame Fifì e Nicola), oltre a quelli comprati con la mediazione dell’avvocato Sammarco da esponenti della criminalità organizzata cosentina, Occhiuto non sarebbe mai salito a palazzo dei Bruzi. Questo è innegabile.

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Del resto, anche esponenti del PD, quali Guglielmelli, dicono questo. Non lo hanno mai nascosto. Questo è un dato chiaro come la luce del sole. Occhiuto, tutto quello che ha combinato, non lo ha fatto certo da solo. Anche questo è chiaro, ma è meglio ribadirlo.

Senza il sostegno della cupola – tribunale, questura, prefettura, e camerae caritatis varie – non avrebbe potuto fare niente. Senza l’appoggio politico giusto e le necessarie coperture non sarebbe andato da nessuna parte. Lo avrebbero fermato dopo 10 secondi.

Al Comune di Cosenza, vi svelo una cosa, non comanda il sindaco – al sindaco è permesso di guardarsi solo le cose sue, quelle già concordate – ma bensì una definita lobby massonica/politica/criminale, che gestisce gli appalti che contano. Lo abbiamo scritto tante volte facendo nomi e cognomi. Chiunque sia eletto, deve sempre dare conto a questi. Lo sanno tutti.

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Per fare un esempio dell’apparanzamiantu di Occhiuto: davvero qualcuno pensa che l’ingegnere Pecoraro avrebbe favorito Occhiuto e le sue ditte senza il benestare di Madame Fifì? Se qualche analista politico vuole fare la figura dell’ingenuotto, pensando di sì, faccia pure. Ma ciò che scrivo non può essere smentito da nessuno.

Dopo la lite Occhiuto/cinghiali, e la defenestrazione di Cucunato dal quarto piano (dirigente esterno nominato da Occhiuto e suo uomo di fiducia da sempre, ai lavori pubblici), fu proprio Madame Fifì a mediare la questione. Propose ai litiganti la figura dell’ingegnere Pecoraro, in sostituzione di Cucunato, uomo da sempre vicino al cardinale Franco Ambrogio, come garante delle parti, ma soprattutto, cosa che interessava alla Madama, come continuatore del metodo “prima gli amici degli amici e se poi ne rimane si vede”, a loro tanto caro.

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Metodo, quello del cardinale Ambrogio, eseguito alla perfezione dall’ingegnere Pecoraro, che in termini di concessione di affidamenti diretti dati all’acqua i rosi, non è secondo a nessuno.

L’era tanto silente che fu di Perugini, tanto silente al quarto piano non fu. Ecco perché nel momento del bisogno Occhiuto chiede alla sua amica del cuore Madame Fifì di dargli una mano. Della serie l’intrallazzo continua. Gli serviva un uomo su cui contare al quarto piano, dopo la lite con i cinghiali che volevano piazzarci un uomo loro, da scegliere tra i dirigenti, e solo Pecoraro poteva garantire questo.

Madame Fifì assicurò entrambi i contendenti (Occhiuto/cinghiali) che Pecoraro avrebbe garantito la pappatoia a tutti. E le acque si calmarono. Sempre fino a quando conviene. Perchè si sa, e lo abbiamo visto con Morrone, come sono i politici, vanno dove tira il vento e dove c’è guagna. E ri curtiddrati, ara schiena, fioccanu.

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Cosa che ha fatto oggi Madame Fifì con Occhiuto. Appena è cambiata la situazione lo ha mollato. Sempre la stessa Madame Fifì che ha mollato pure Paolini, senza pensarci due volte. Lei e la sua razza (politica) quando si tratta della loro sopravvivenza non guardano in faccia nessuno. Non c’hanno pensato su due volte a mettersi di nuovo con quelli che fino a qualche giorno fa erano i loro nemici, ma che oggi sono forti, e quindi conviene stare con loro, Renzi e company.

Ma per entrare di nuovo in “squadra” gli è stato chiesto di consegnare loro la testa di Occhiuto e di Paolini. E così hanno fatto per loro convenienza. Si sono subito schierati: a maggior ragione oggi che hanno avuto assicurazioni sul loro futuro e che non saranno toccati da questa inchiesta della DDA, dove Occhiuto c’è dentro fino al collo.

Pur di salvarsi, lo hanno rinnegato subito. Com’è loro stile. Detto questo, e preso atto che Occhiuto, più che di Forza Italia, è stato del PD – vedi pure, qualora questo non bastasse, l’opposizione a nonna fatta ad Occhiuto in questi anni dal PD – vorrei dire un’altra cosa.

A defenestrare Occhiuto sono stati gli stessi con i quali si era accordato per denaro prima di vincere le elezioni, che oggi, confortati dal fatto che presto Occhiuto non sarà più candidabile, in attesa dell’operazione della DDA, hanno saltato il fosso.

Sempre gli stessi Gentile/Morrone/MadameFifì/Guccione/Adamo. In questa storia della sfiducia, non ci sono nè vittime né carnefici, ma solo lazzaroni che si scannano su come spartirsi la torta. Quindi, Occhiuto, in tutti questi anni non è mai stato da solo ma sempre accompagnato da qualcuno di questi. Prima suoi amici, ma oggi che si presenta la maliparata, tutti alleati contro di lui.

Evidentemente, per mollarlo in questo modo senza una apparente motivazione politica, sanno il fatto loro. Presto potranno motivare alla città la loro scelta e magari passare anche per degli eroi. Gente così, se non è sicura dei fatti suoi, non si mette a questo rischio.

Sanno che a breve Occhiuto finirà travolto da diverse inchieste, e insieme a lui tutti quelli che stanno nei verbali dei pentiti Foggetti e non solo, nessuno escluso. Non può essere altrimenti.

Anche perché, checchè ne pensi qualcuno, Magorno, che noi aggettiviamo in tutti i modi, tanto solo non è. Se non fosse stato sicuro, conoscendo la sua pavidità, non avrebbe mai pronunciato quelle parole: operazione di salute pubblica.

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Si riconoscono, oltre ai fratelli Greco, Luca Lotti, Stefania Covello, Ernesto Magorno e il “solito” Aiello

E poi, mi pare che a presentare l’interrogazione parlamentare sull’illegalità diffusa al comune di Cosenza, siano stati 4 deputati: Madame Fifì, Stefania Covello, Ferdinando Aiello e lo stesso Magorno. Senza contare le dichiarazioni a caldo di Guglielmelli. Oltre a quelle di Ennio e Luca Morrone. I pezzotti sanno qualcosa.

Del resto, oltre a noi che siamo piccoli piccoli, ma che di questa storia della “retata” parliamo da mesi, anche altre autorevoli testate hanno annunciato la richiesta d’arresto da parte della DDA nei confronti di due big della politica, rispettivamente consigliere regionale di maggioranza ed ex assessore regionale.

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Una operazione, quella che avverrà a Cosenza, che coinvolge, oltre ai malandrini, Occhiuto e Paolini, anche altri big. Una operazione che non può più essere rimandata e che molto probabilmente partirà da Castrolibero e Rende e presto arriverà anche a Cosenza.

Su questo, Jole Santelli a parte, potete scommetterci. Basta solo aspettare, e chi ha ragione tra poco si vedrà.

GdD