Ecco come Occhiuto ha sfregiato Cosenza in sette anni (di Pasquale Rossi)

di Pasquale Rossi

Cosenza è, ormai, sfigurata in maniera irreversibile. Sono bastati sette anni di sindacatura per sfregiare per sempre una città fondata dai Brettii nella metà del IV secolo a.C. e che aveva resistito, per più di due millenni, alla conquista e al ripopolamento dei romani, ai barbari di Alarico, alla malaria, alla peste, alle invasioni di popoli e sovrani provenienti da tutta Europa.

Aveva retto di fronte agli insulti del tempo, alla fine del mondo antico, al conseguente abbandono ed allo spopolamento altomedioevale ed alla ricostruzione medioevale e, soprattutto, rinascimentale. Aveva reagito alla devastazione dei terremoti ed alle crisi economiche e sociali risollevandosi e ricostruendo, faticosamente e pazientemente, il suo tessuto urbano e la sua vita associata sulle pendici del Pancrazio. Quando le condizioni economiche e sociali lo permisero, la città scese a valle, in pianura; dapprima in maniera ordinata e razionale e poi, dopo la seconda guerra mondiale, in modi disordinati, tumultuosi e, soprattutto, speculativi, ma, comunque, mai con intenti esclusivamente populistici e usando metodi grossolani e così totalmente privi di gusto estetico.

L’elenco delle malefatte, letteralmente fatte male, di Occhiuto è lunghissimo e, sicuramente, ne manca qualcuna, ma queste sono le principali.

1) Il Castello ridotto a lounge-bar con tanto di infissi di alluminio anodizzato, munito di una inutile ed incongrua “voliera” e di un ascensore-missile che conduce ad una terrazza panoramica costruita al posto del tetto in tegole preesistente. 2) La maggior parte del Centro storico è semidistrutta e forzosamente ripopolata in maniera inadatta.

3) Alcuni palazzi seicenteschi del Centro storico sono stati incomprensibilmente e illegalmente demoliti dall’Amministrazione comunale tanto che la Soprintendenza ha dovuto diffidare il sindaco dal continuare, come aveva minacciato, a demolirne altri. 4) L’area archeologica di Piazzetta Toscano, di proprietà comunale, è devastata, sommersa dai rifiuti e sequestrata dalla Procura della Repubblica.

5) Il paesaggio fluviale è stato irrimediabilmente sconciato dall’enorme e costosissimo Ponte dei Vavusi che collegherà il nulla con il nulla. Il suddetto ponte è talmente fuori scala che il costruendo Planetario è, al suo cospetto, ridicolmente piccolo.

6) Si attende con terrore la costruzione, degna della fantasia malata del barone di Münchhausen, della ridicola ovovia che (copiando maldestramente quella di Grenoble) collegherebbe la sponda del fiume, a valle, con l’ormai “estetistico” Castello, in alto.

7) Si attende, con sgomento, la costruzione dell’orribile manufatto che dovrebbe contenere il Museo del Nulla-Alarico, dato per certo che non vi è la più piccola traccia né del barbaro invasore, né, tantomeno, del presunto tesoro che sarebbe stato seppellito con lui.

Il cartellone della stagione del teatro di tradizione Rendano è stato affidato, prima, alla velina Isabel Russinova e poi, addirittura, appaltato ad privato, ad un impresario cinematografico, Pino Citrigno, che l’ha riempito di spettacoli nazionalpopolari per fare cassa.

9) La Biblioteca civica è stata lasciata andare alla deriva, al fallimento proprio da chi, negli ultimi anni, è stato sia sindaco del Comune di Cosenza, sia Presidente della Provincia, gli unici finanziatori della biblioteca.

10) Le piazze e gli slarghi della città sono state ridisegnati assecondando e amplificando il tipico gusto “estetistico” che tanto piace alle masse cittadine di “depilados”. Se Perón arringava le folle plebee di descamisados (letteralmente scamiciati), Occhiuto si avvale di masse di depilados (letteralmente depilati, donne e uomini) che costituiscono un blocco sociale, culturale ed ideologico altrettanto vasto, impressionabile ed ugualmente emotivo. Una massa disponibile a qualsivoglia avventura politica ed elettorale.11) Il nuovo, disarmonico, disegno di Piazza Fera (si chiama ancora così a seguito di una sentenza del Tar) consiste in una lastra di cemento sollevata su due lembi, nord-est e sud-ovest, che sembrano mimare le mascelle spalancate di due balene che, spiaggiate, boccheggiano per l’ultima volta. Si vuole ricordare, a beneficio dei glorificatori del sindaco architetto, che un’opera, per esser ritenuta bella e armonica, dovrebbe rispondere a canoni architettonici e stilistici consolidatisi nei decenni e queste due cetacei spiaggiati non hanno alcun riscontro con le architetture contemporanee.

12) La viabilità è stata piegata all’esigenza di riempire il buco nero-parcheggio-balene spiaggiate di Piazza Fera che, nonostante i 16 milioni di euro spesi, era costantemente, e prevedibilmente, semideserto.

13) La Zona a Traffico Limitato è stata istituita, in tutto il mondo occidentale, per preservare i Centri storici dai danni provocati dai veicoli a motore alle strade ed agli edifici antichi. Che senso ha istituire la ZTL, a Cosenza, nelle strade della speculazione edilizia del secondo dopoguerra? Si deve preservare l’integrità e la bellezza architettonica delle palazzine degli anni ’50, ’60 e ’70, mentre il Centro storico va in pezzi?

14) Le manifestazioni pubbliche hanno assunto, da 7 anni a questa parte, un carattere volgare e lazzaronesco: l’antichissima Fiera di San Giuseppe che si tiene su un anonimo stradone invece che nel Centro storico nel quale si era sempre svolta; la Sagra del Cioccolato che si svolge in una città che non è produttrice di cioccolato invece di promuovere, se proprio si rendeva necessario fare una sagra, la Sagra del Capicollo o dei Fichi; il lungofiume boulevard che ha imperversato, per diverse estati, con i suoi lezzi da fiera di strapaese e la musica da discoteca di periferia; i concerti all’aperto sono concepiti come bagni di folla del sindaco, come quello di Capodanno scorso che ci è costato 100.000 euro per far esibire un giovanotto spagnolo, autore di due soli tormentoni estivi trash.

Arrivano, a completamento del piano estetistico pluriennale, il ristorante slow food McDonald’s, le bancarelle che vendono decorazioni natalizie made in China o prodotti alimentari non tipici, il concertone di Capodanno con l’immancabile sconosciuto come protagonista super-pagato e, non abbiate timore, le immancabili e tamarrissime luminarie che, negli ultimi sette anni, ci sono costate milioni di euro.

Per le faccende serie, invece, i soldi non ci sono. Nel 2017 Cosenza, nonostante abbia due fiumi e sia al centro dell’area geografica più ricca di sorgenti in Europa, scarseggia o, più spesso, manca d’acqua. Non sono stati sufficienti questi ultimi 7 anni di continuità amministrativa per rifare, almeno, la fatiscente rete idrica comunale che disperde, in mille rivoli, il prezioso liquido per le strade della città? Non doveva essere questo il primo problema cui porre mano, se si voleva, con qualche secolo di ritardo, assomigliare, almeno un poco, ad una città europea?  La responsabilità ricade quasi tutta sulla Amministrazione comunale che non ha provveduto a rifare la rete idrica che perde, secondo le ultime rilevazioni, dal 60 al 70% della portata. Il problema principale è che il rifacimento della rete idrica, che è un lavoro lungo e capillare, non offre photo-opportunities come, per esempio, l’inaugurazione del Ponte dei Vavusi.

Cosenza, dunque, da piccola, e un po’ retriva, città del profondo sud – ma che aveva dato, nel corso dei secoli, segni non trascurabili di una qualche vitalità artistica, filosofica, sociale e politica- è stata sfigurata non solo urbanisticamente, ma anche culturalmente.

L’architetto Mario Occhiuto ha instaurato, da ormai quasi sette anni, un potere assoluto, ma grigio come la sua confusa cultura, un potere metastatico che ha profondamente contagiato quasi tutte le cellule della città, anche quelle che avrebbero dovuto essere le più lontane, da un punto di vista politico e culturale. Basti pensare all’arrendevolezza dimostrata, nei confronti di questo morbo occhiutesco, da parte di quei sedicenti, e sempiterni, antagonisti che, alla spicciolata, sono giunti alla sua corte per un tozzo di concerto, per qualche spicciolo di rappresentazione teatrale, per un assaggio di mostra con aperitivino, per la direzione di un museo o edificio museale, per la presentazione di un libro o di un film.

Il sindaco ha trasformato Cosenza in una città consona alla percezione estetico-morale di chi, come lui, vuole usarla per festeggiare, per riunire a corte, di volta in volta, nani, ballerine e ballerini, un po’ di attempato vippume di provincia, un giovane e inconcludente popolo della notte, un debosciato e squattrinato popolo da apericena, ma anche un vero e proprio popolo, popolo di “depilados” che ha ispirato, che condivide e che supporta, socialmente e politicamente,  questa visione “estetistica” della città. Cosenza, in pochi anni, è diventata una città estetistica, ma, a breve, avrà la Metro leggera per circa 250 milioni ed un Ospedale nuovo per altri 250 milioni di euro. Insomma, il peggio deve ancora arrivare. A meno che Gratteri non si svegli e decreti lo scioglimento del Comune come avrebbe dovuto fare già da tempo.