Oliverio annuncia il rimpasto e Renzi ordina a Minniti di preparare il lanciafiamme

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Il PD calabrese al proprio interno prova a rimescolare le carte. Dopo l’esito del referendum niente è più come prima. La situazione, in Calabria, per Renzi adesso è chiara. Così come adesso è chiara ai vari Lotti, Carbone e compagnia cantante. Sono finiti i giorni in cui i pezzotti locali del PD spacciavano fumo ai referenti romani. Tutti, nessuno escluso, da Guccione a Madame Fifì, passando per i Bevacqua  e gli Aiello, fino ai don Magorno,  hanno sempre millantato “crediti” e posizioni territoriali inesistenti con i  pezzotti romani, facendogli credere chissà cosa per poi rivelarsi inconsistenti. E le ultime “prove” elettorali dimostrano ampiamente il loro “peso” elettorale.

Sono ridotti alla sola cerchia di mantenuti e clienti. Ara squagliata “da nivi” escono le responsabilità, e Renzi è stato chiaro: non voglio più sentire parlare di Oliverio e di De Luca. Come a dire: abbiamo perso al sud e per colpa di una inetta, clientelare e stantia classe dirigente del PD alla quale io mi sono affidato consapevolmente perché credevo, opportunisticamente, nella loro possibilità di mobilitare interi territori elettoralmente parlando, ed invece non valgono niente. Anzi. Ho sbagliato proprio ad associare la mia faccia alla loro. Il loro potere clientelare sembrava forte sul territorio ed invece la gente del sud si è svegliata e a questa turpe pratica ha detto no. Ed ora inevitabilmente la gente del sud mi associa a questi due catorci della politica che rappresentano il peggio del clientelismo amorale sul territorio nazionale. Di questa immagine mi devo liberare!

Ed ordina a Minniti di accendere il lanciafiamme.

In questo nefasto quadro politico che li aspetta, gli statisti ccura corchia del PD calabrese tentano di capire da che parte stare, e come starci. In sostanza si chiedono: che ne sarà di noi?  Sanno che la contrattazione per una eventuale resa è meglio gestibile da un posto di “potere”, ed è per questo che la parola d’ordine di Magorno è ricompattare le fila per difendere il fortino.

Così Madame Fifì da renziana ritorna bersaniana e cerca di organizzare la resistenza. E tutto all’interno del PD calabrese si rimette in moto. I nemici si appaciano e ogni controversia rimandata. E’ così che funzione dentro al PD. Un giorno sono amici, e il giorno dopo si sparano. Ma se hanno un nemico comune si mettono insieme. Ciò che li tiene insieme è la bramosia di denaro e potere. Fare squadra è l’ultima cosa che gli rimane.

Dice Magorno, tra quelli più inguaiati: stiamo insieme e difendiamoci gli uni con gli altri da questa tempesta che si preannuncia all’orizzonte, altrimenti la pioggia, quando arriverà, bagnerà tutti. In soldoni Magorno, per salvarsi, chiede ai suoi rivali una specie di tregua tra le correnti pseudopolitiche, specie a quelle che come lui stanno nel mirino di Renzi, come quella che fanno i clan mafiosi che per interessi comuni e per questioni di opportunità criminale, mettono a tacere le armi. Si sa che questo è il modo di agire di don Magorno, con lui la logica mafiosa c’entra sempre.

Ma chi non è disposto a far tacere le armi sono i renziani della prima ora, i duri e puri. Che hanno il compito di fornire la lista dei traditori a Renzi. Perché il lanciafiamme che ha in mente Renzi potrebbe essere quello acceso da tempo dalla DDA di Catanzaro e di Reggio. Le due procure antimafia che da tempo lavorano ad inchieste sul voto di scambio politico/mafioso in Calabria, in cui sarebbero coinvolti politici di tutti gli schieramenti e principalmente del PD. L’occasione giusta per fare piazza pulita in Calabria di potentati politici che si reggono sul voto mafioso.  E sistemare sulle poltrone, come nuova classe dirigente, definitivamente i suoi. I fedelissimi.

Dentro questa prospettiva Oliverio cerca di arrabbattarsi tentando di lanciare segnali di remissione al nuovo assetto politico. Annuncia la fine della giunta tecnica per fare spazio ad una giunta tutta politica. Da cui Oliverio ha escluso però tutti coloro che siedono nell’assemblea regionale. Cioè, nessun consigliere sarà nominato assessore. Ma tanti sono gli esponenti del partito a spasso che non ci saranno problemi a trovare disponibilità. Oliverio annuncia il suo rimpasto dopo il 12 gennaio, giorno in cui ha deciso di presentare ai calabresi tutto il suo lavoro da presidente.

Ora i giochi all’interno del partito sono aperti, dall’ occupazione di queste caselle si capirà chi si salva e chi no. Perciò Oliverio si è preso un po’ di tempo, giusto per capire se da qui al 12 gennaio, chi siede in consiglio regionale continuerà ad esserci.

GdD