Omicidio a Diamante, il gip inchioda Schiattarelli e condanna la reticenza dei testimoni

“L’omicidio di Francesco Augeri è l’epilogo insensato di una lite tra due giovani, i quali prima dell’accaduto non avevano alcun rapporto di frequentazione, lite scaturita da una banale incomprensione verificatasi pochi minuti prima…”. Il gip Marcello De Chiara sintetizza così, nella sua ordinanza con la quale conferma l’arresto del 19enne napoletano Francesco Schiattarelli, quello che è accaduto nella maledetta notte di Diamante.

Ma c’è un’altra considerazione, certamente più importante, in quello che scrive il giudice perché, purtroppo, quanto emerge dalle indagini è la reticenza, per non dire l’omertà, di chi avrebbe potuto e dovuto dire di più rispetto a quello che ha detto. E questa è una considerazione molto amara.

“… Resta però forte la sensazione – scrive il gip Marcello De Chiara – che non tutti abbiano detto ciò che sapevano, preferendo tutelare il colpevole di un omicidio piuttosto che coadiuvare le autorità: da tutti i verbali trasmessi, traspare, infatti, una nemmeno troppo celata reticenza da parte dei minori ma ancor di più dei loro genitori, alcuni dei quali, addirittura, sulla base di inaccettabili motivazioni, si opponevano (!) a che gli organi di polizia visionassero i cellulari dei propri figli, ancorché contenenti conversazioni con le persone indagate…”.

Passando al merito delle indagini, il gip conferma quello che ormai era emerso da qualche giorno. A litigare con i “napoletani” in un primo tempo non è Francesco Augeri ma il suo amico Raffaele Criscuolo, napoletano anche lui ma non certo “bestia” come gli assassini. Criscuolo non accetta di essere stato picchiato e addirittura accoltellato per uno spintone e per una frase offensiva all’indirizzo di uno dei “guappi di cartone” e scappa per cercare aiuto.

“Il gruppo – annota il gip – sta cercando proprio lui ed appena lo avvistano F.D’A. (il minorenne amico di Schiattarelli, ndr) grida: u vi loco (eccolo) e partono al suo attacco…”.

Francesco Augeri incontra per primo gli aggressori e sferra un pugno a Schiattarelli (del quale ancora porta i segni su quella faccia di guappo di cartone che si ritrova) ma subito dopo ha la peggio e viene circondato e accoltellato: due fendenti all’addome, quasi di spalle, e uno al collo. Ad accoltellarlo è certamente Schiattarelli e forse anche il minorenne.

Criscuolo è lì, a non più di due metri dal luogo del delitto, eppure non sa dire se quei due delinquenti hanno in mano un coltello e nemmeno sa (o vuole) riconoscere tale soggetto, forse non ha il coraggio di farlo, forse è ancora sotto shock: si limita a dire che il taglio di capelli è compatibile con quello di Schiattarelli… Verrebbe quasi da dire: bell’amico!

Il gip si dice più che mai convinto che Schiattarelli – nonostante le sue patetiche dichiarazioni con le quali vorrebbe discolparsi – era presente anche nel momento in cui venivano sferrate le mortali coltellate confrontando le dichiarazioni dei testimoni e quelle del ferito.

Le considerazioni finali del gip sgombrano il campo da ogni equivoco. “… Schiattarelli Francesco non ha manifestato segno alcuno di resipiscenza, manca dunque la condizione primaria ed essenziale sulla quale dovrà fondarsi il difficile percorso rieducativo che lo aspetta… è evidente che in mancanza di tale condizione non può tornare in libertà un soggetto totalmente incapace di arginare la propria aggressività perché ciò comporterebbe un pericolo grave ed attuale per gli altri consociati…”.