Omicidio Bergamini: brigadiere, questo le sembra un corpo trascinato da un camion per 60 metri?

Il brigadiere Barbuscio
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Lo abbiamo scritto più volte e lo ribadiamo, anche se ai familiari darà fastidio perché si parla di un uomo che non c’è più. Il brigadiere Francesco Barbuscio è stato senz’altro uno dei complici degli assassini di Denis Bergamini e ci sono decine e decine di prove a confermarlo. Non serve essere “scienziati” ma solo intellettualmente onesti. E abbiamo visto in tutti i particolari le vicende grottesche dei suoi “rilievi”…

Il brigadiere Barbuscio, dunque, compie i primi rilievi e produce addirittura una piantina del presunto incidente.

Cosa succede dopo il presunto impatto.

Questo è il racconto del camionista Raffaele Pisano, altro soggetto che fa parte dell’organizzazione criminale che ha deciso l’omicidio di Bergamini. «Dopo qualche minuto un signore sopraggiunto disse di aver sentito chiedere aiuto da una voce proveniente da sotto il camion e allora io, per verificare la veridicità di tale affermazione, ho spostato il camion di circa 50 centimetri ma purtroppo il giovane era morto. Io ho spostato il mezzo all’indietro di 50 centimetri non subito dopo l’investimento ma dopo circa 5-10 minuti».

Cosa significa? Che Denis investito sotto il camion è ancora vivo? E chi è il signore che ha sentito chiedere aiuto? Non è stato mai identificato eppure una sua testimonianza sarebbe stata molto importante per capire se una retromarcia forse un po’ maldestra aveva definitivamente ucciso Denis Bergamini…

ATTRAVERSO LE FOTOGRAFIE, recuperate dopo non poche peripezie, si vedono la posizione finale del corpo di Denis Bergamini ma soprattutto le condizioni del cadavere.Com’è possibile che un corpo, dopo l’impatto con un camion di 13 tonnellate e mezzo, che procede a 40-45 kmh, dopo essere stato agganciato e trascinato per 59 metri, strisciando sull’asfalto, rimanga così integro? Le scarpe sono ancora infilate e pulite, i calzini tirati su, il gilet di raso praticamente intatto, la camicia sembra stirata, i capelli a posto, ancora pettinati. Per non parlare dell’orologio (ancora funzionante!), della catenina e delle scarpe, che faranno parte di un altro capitolo di questa incredibile vicenda.Il medico legale del Tribunale Pasquale Coscarelli è il primo a chiarire la dinamica dell’incidente.

Denis Bergamini è stato colpito dal camion solo un metro prima rispetto al punto dov’è stato trovato il corpo e non come indicato dalla ragazza e dal camionista all’altezza della piazzola. Ed è il referto dell’autopsia (effettuata oltre un mese dopo la morte dal professore Avato e della quale ci occuperemo più avanti) a fugare ogni dubbio.

«L’assenza di lesioni al capo, al torace, agli arti superiori, alle ginocchia, alle gambe e ai piedi conduce a ritenere verosimile l’ipotesi di schiacciamento da parte di un unico pneumatico del corpo disteso al suolo disposto con il capo verso la strada».

A Denis è letteralmente esploso l’addome. Non c’è stato urto, abbattimento al suolo, propulsione e trascinamento del corpo.

Denis era supino quando la ruota del camion gli è passata sopra lentamente, provocandone la morte. Tutto il resto del corpo è integro!

LE TELEFONATE DI ISABELLA E LA NOTIZIA

Sono da poco passate le 19,30 quando al centralino del Motel Agip di Rende arriva una telefonata. E’ Isabella Internò che chiede di poter parlare con l’allenatore del Cosenza Gigi Simoni.

“Venite subito – dice Isabella -. Sono a Roseto Capo Spulico. C’è stata una disgrazia. Donato Bergamini è morto. Mi chiamo Isabella Internò, ero la sua ragazza”.

L’allenatore e i calciatori del Cosenza apprendono della morte di Bergamini dalla stessa Isabella Internò.

La ragazza, secondo la sua versione dei fatti, una volta al bar –ristorante, non telefona ai carabinieri, come sarebbe stato logico, ma a sua madre, all’allenatore del Cosenza, Gigi Simoni, e al capitano della squadra, Ciccio Marino.

A Simoni e Marino biascicherà soltanto qualche frase, utile comunque a conoscere la drammatica verità, senza peraltro tradire nessun tipo di emozione.

La reazione dei compagni di squadra invece è disperata e uno di loro, Michele Padovano, scaraventa una sedia su una vetrata, quasi a testimoniare la rabbia per non essere riusciti a evitare quanto è accaduto.

Ciccio Marino ancora oggi si chiede perché Isabella gli abbia telefonato e non può fare a meno di avanzare un dubbio: “Credo che mi abbia telefonato per verificare se Denis avesse detto qualcosa a noi compagni di squadra sul motivo del suo allontanamento dal cinema. Ed era evidente, purtroppo, che noi non potevamo sapere nulla”.

Seguono attimi di grande smarrimento. In effetti, al Motel Agip, Bergamini non c’è e non può esserci. Manca soltanto lui all’appello. Gli altri, dopo essere stati qualche ora prima al cinema Garden per assistere alla proiezione de “La più bella del reame” con Carol Alt (per ironia della sorte, si tratta del film ispirato alle movimentate esperienze sessuali di Marina Ripa di Meana), sono rientrati tutti.

Gigi Simoni informa immediatamente il direttore sportivo Roberto Ranzani, che parte subito alla volta del luogo indicato e conferma alla squadra la veridicità della tragica notizia.

L’agenzia giornalistica Ansa, qualche minuto prima di mezzanotte, è la prima a dare la notizia. Scriverà che il centrocampista del Cosenza calcio Donato Bergamini si è suicidato “facendosi volutamente investire da un autotreno”. L’agenzia precisava anche che la notizia del suicidio del giocatore era basata su “una prima ricostruzione dei fatti fornita dai carabinieri”.

Nel giro di poche ore, nel cuore della notte, sono già in tanti a sapere dell’omicidio fatto passare per suicidio.