Omicidio Bergamini, c’è un terzo indagato per omicidio volontario in concorso

Isabella Internò con il cugino Pippo Dino Internò

Fonte: Gazzetta dello Sport

C’è un terzo indagato nell’inchiesta sulla morte di Donato Bergamini, il giocatore del Cosenza trovato cadavere il 18 novembre 1989 sulla statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulico. È questa la grande novità, ma non l’unica, delle indagini condotte da Eugenio Facciolla, il procuratore capo di Castrovillari che 9 mesi fa ha riaperto il caso con un’ipotesi di reato pesantissima nei confronti di Isabella Internò (l’ex ragazza del calciatore) e Raffaele Pisano (l’autista del camion sotto il quale Bergamini si sarebbe suicidato, come da racconto della donna presente alla tragedia): omicidio volontario in concorso, aggravato dalla premeditazione. Proprio “in concorso” apriva la strada a presunti complici, quelli che probabilmente secondo il pm avevano ucciso il giocatore. Adesso la ricerca ha portato a un primo risultato.

IL TERZO NOME — C’è infatti un altro nome nel registro degli indagati, una persona da individuare nella cerchia familiare della Internò. Avrebbe avuto secondo gli investigatori un ruolo primario nella vicenda e sarebbero diversi i riscontri a suo carico trovati in questi mesi di attività dell’inchiesta.

A questo proposito va segnalato come il pm Facciolla non si stia limitando solo all’ultimo atto del caso Bergamini, il soffocamento che l’aveva ucciso prima di essere appoggiato sull’asfalto in modo da permettere al camion guidato da Pisano di sormontarlo con le ruote a bassa velocità. Conclusione assodata e messa nero su bianco nell’incidente probatorio, davanti al gip Teresa Reggio, dello scorso 29 novembre quando sono stati ascoltati i periti delle parti chiamate in causa che avevano assistito alla riesumazione del cadavere di luglio.

Una svolta completa, rispetto alla tesi del suicidio portata avanti in tutti questi anni e avallata pure dalla archiviazione della seconda inchiesta nel dicembre 2015. L’arrivo di Facciolla a Castrovillari ha cambiato le carte e la ricerca della verità, su un caso che ha clamore nazionale, è ripresa in modo incessante. Un lavoro continuo: in queste ultime settimane sono state ascoltate più di 70 persone (molte sentite in regioni del Nord) per arrivare a riscrivere tutta la storia del caso Bergamini. E quindi pure come il calciatore sia arrivato a Roseto Capo Spulico, allontanandosi con la sua auto da Cosenza insieme con la Internò durante il ritiro della squadra, alla vigilia di un delicato match col Messina. L’attività investigativa continuerà ora alla ricerca di altri possibili complici: non sono esclusi colpi di scena.
Francesco Ceniti