Omicidio Bergamini, Gigi Simoni: “Denis ucciso per l’aborto di Isabella”

Il Corriere della Sera ha pubblicato il 3 maggio scorso un articolo molto importante sull’omicidio Bergamini. Il giornalista Emanuele Giulianelli ha intervistato Gigi Simoni, ex portiere del Cosenza, compagno di squadra e di stanza di Denis Bergamini dal 1985 al 1989. 

Il portiere e amico

Luigi “Gigi” Simoni ha giocato per quattro anni insieme a Bergamini nel Cosenza, era il portiere di quella squadra che, sotto la guida di Bruno Giorgi arrivò vicina alla promozione in Serie A. Più che un compagno di squadra, Simoni è stato un amico di Denis e si è sempre battuto perché fosse fatta giustizia e si cercasse la verità sulla sua morte.

Perché secondo lei per quasi trent’anni si è creduto all’ipotesi del suicidio?
«Forse proprio per mascherare quello che realmente era, un omicidio. Dopo qualche minuto di sofferenza e di dolore, chiunque lo conosceva come me sapeva che Denis non poteva essersi suicidato, che mai e poi mai avrebbe potuto compiere un gesto del genere».

Lei che idea si è fatto sulla morte di Denis?
«La mia idea è quella suffragata dalle prove: evidentemente qualcuno, quando ha saputo dell’aborto (avvenuto a Londra pochi mesi prima, ndr) di Isabella, ha voluto in qualche modo punire Denis, senza agire in maniera molto pulita, pensando di essere coperto da qualcuno. Qualche copertura deve esserci stata per forza, visto che le prove di cui si parla oggi erano a disposizione già all’epoca dei fatti. Ma nessuno, fino a oggi, ha mai avuto il coraggio di andare fino in fondo a questa storia».

Lei è la persona che aveva presentato Isabella Internò a Denis. Cosa pensa di questa persona?
«Io sono convinto che lei, a modo suo in maniera possessiva, gli abbia voluto bene e che, se ne avesse avuto la possibilità, lo avrebbe salvato in qualche modo. Evidentemente ciò che è accaduto non è dipeso solo da lei. Io non ho mai considerato Isabella come un pericolo per Denis: ma, evidentemente mi sono sbagliato».

Quindi si è trattato di un movente passionale?
«Secondo me sì, perché escludo categoricamente che lui sia entrato in giri loschi come quello della droga o del calcioscommesse. Per chi, come me, lo conosceva molto bene, queste sono ipotesi che fanno anche ridere, perché Denis non fumava e non amava perdere neanche le partitine di allenamento o di calcio tennis tra noi. Escludo quindi categoricamente che sia entrato in qualche giro brutto e sia stato fatto fuori per questo motivo».

Che ruolo pensa abbia avuto Pisano, il camionista coinvolto nelle indagini e accusato insieme alla ex fidanzata?
«Non conosco bene la sua situazione. Ricordo che già ai tempi del primo processo le due testimonianze della Internò e di Pisano erano discordanti e già questo avrebbe dovuto far pensare a chi era preposto a giudicare che c’era qualcosa che non andava. Di più non so dire di lui: forse è stato coinvolto a sua insaputa o forse è stato costretto anche lui a prendere parte a questa pantomima, a questa farsa».

Cosa sa della vicenda dell’aborto?
«Denis non aveva altre donne. Voleva riconoscere il figlio, ma lei decise di non tenerlo, poiché lui non voleva sposarla: Isabella riteneva disonorevole la condizione in cui si sarebbe trovata a Cosenza. Per cui scelsero di abortire».

Quanto siamo vicini a fare giustizia?
«Quando ho letto che il caso era stato finalmente riaperto ho pensato che abbiamo vinto solo una battaglia, ma ora dobbiamo vincere la guerra: se c’è davvero chi vuole andare fino in fondo alla vicenda, come sembra, stavolta mettono in carcere qualcuno e buttano via la chiave».

Infine, chi era Denis Bergamini? Che calciatore e che ragazzo era?
«Era il migliore di tutti quanti noi: di solito si dice così quando qualcuno se ne va, ma nel caso di Denis corrisponde alla verità. Giocatore eclettico, moderno, che avrebbe potuto giocare anche oggi, in categorie superiori».