Omicidio Bergamini, il giornalista Panio convocato in procura: persona informata sui fatti

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di Fabio Buonofiglio

Fonte: Altrepagine.it

Una morte eccellente. Che – a distanza di ventotto anni – non è affatto “pacifica”. Un caso giudiziario riaperto a fatica, grazie ad alcuni fondamentali contributi legali ed alla determinante azione concretamente protesa alla ricerca della verità d’un procuratore, Eugenio Facciolla, seria ed affidabile guida per quella stessa Procura di Castrovillari che per il “caso Bergamini” finora s’era rivelata soltanto un porto delle nebbie. Ed un giornalista libero quanto scomodo, che in questi ultimi ventotto anni – evidentemente – proprio su questo caso ha scritto un po’ di cose molto interessanti proprio sotto il profilo investigativo.

Il suo nome non gode del blasone né del giornalismo nazionale né di quello regionale che sul “caso Bergamini” hanno comunque il merito d’avere tenuto alta l’attenzione mediatica. Il giornalista in questione è Emilio Vincenzo Panio, 52 anni, nostro amico prim’ancora che collega, il quale da qualche anno svolge in via quasi esclusiva la professione d’insegnante sempre qui nella nostra Sibaritide che negli anni l’ha visto lavorare in primissima linea nel locale giornalismo cosiddetto “di trincea”.

A sorpresa, qualche settimana fa, Emilio viene rintracciato e convocato da parte degli ufficiali di polizia giudiziaria in forza alla Procura castrovillarese per essere sentito in qualità di “persona informata sui fatti” proprio sul “caso Bergamini”. 

Emilio è di fatto considerato dal procuratore Facciolla un utilissimo testimone a supporto di quella che da pochissimo tempo è la nuova tesi investigativa sulla morte  – finora sempre archiviata come suicidio – di Donato “Denis” Bergamini, il famoso calciatore del Cosenza, originario della provincia di Ferrara, morto all’età di 27 anni, il 18 novembre del 1989, lungo la Strada statale 106 jonica all’altezza del Comune di Roseto Capo Spulico.

Già, perché proprio Facciolla ha riaperto il caso e ora indaga per omicidio. «Dopo tanti anni mi chiamano in Procura a Castrovillari per parlare di alcuni vecchi servizi giornalistici del “Piccolo” e di “SibariTv”», scrive Emilio su Facebook, e continua: «Non vado mai volentieri per tribunali. Stavolta no, cambia la musica, ed è un piacere perderci (perderci?) tutta la mattinata. Si parla delle ombre di quel novembre 1989. Spero di essere stato utile. Spero sia fatta giustizia».

Emilio viene interrogato per circa quattro ore, dalla tarda mattinata al primo pomeriggio di sabato 5 agosto scorso. Ad interrogarlo è un ufficiale di polizia giudiziaria. La chiamata a teste d’Emilio è un altro segno – insieme e non solo alla riapertura del “caso Bergamini” che qualcosa forse davvero sta cambiando nella gestione della giustizia tra i due popolosi e difficili comprensori del Pollino e dello Jonio, adesso unica giurisdizione dopo l’accorpamento dell’ex tribunale di Rossano proprio a quello di Castrovillari.

L’ex procura di Rossano, infatti, lo perseguiva Emilio come perseguiva noialtri, spesso e volentieri insieme, con accuse e processi per il solito reato di diffamazione non mossi dall’esterno bensì proprio dall’interno stesso di quella stessa ex procura e dei suoi magistrati, qualcuno con la carriera prematuramente ed ingloriosamente troncata da qualche condanna e dal Consiglio superiore della magistratura.