Omicidio Bergamini, il corpo di Denis e la glicoforina inchiodano la Internò (e il suo avvocato)

Angelo Pugliese

di Francesco Ceniti

Fonte: Gazzetta dello Sport

Denis Bergamini aspettava da quasi 28 anni. Attesa finita l’11 luglio 2017 quando nel cimitero di Boccaleone (provincia di Ferrara) arrivano per la riesumazione i periti incaricati dal gip di Castrovillari. E il giocatore del Cosenza, morto in circostanze misteriose il 18 novembre 1989, lascia di stucco i suoi ospiti: il corpo si è corificato, sfidando e battendo il tempo trascorso. Non un semplice ammasso di ossa, come si attendevano gli esperti pronti a compiere gli esami per dare risposte scientifiche alle cause del decesso, ma una salma integra, con pelle e tessuti. Il colore giallastro bruno, conservata così bene da sembrare in cuoio conciato. C’erano ancora gli occhi a fissare il vuoto, i muscoli, la cute e tutto il resto.

Dall’enciclopedia Treccani, corificazione: Acquisizione dei caratteri del cuoio da parte della pelle dei cadaveri rinchiusi in casse metalliche; è dovuta a processi chimici (disidratazione, polimerizzazioni) che provocano una coagulazione irreversibile della cute a cui consegue un’indefinita conservazione della salma.

“Signor giudice, è stato un aspetto fortunato e drammatico allo stesso modo”, spiega in aula il dottor Antonello Crisci. La Gazzetta è in grado di portarvi dentro quella stanza di tribunale dove lo scorso 29 novembre si è svolto l’incidente probatorio, snodo cruciale dell’inchiesta condotta dal procuratore Eugenio Facciolla: ipotizza un delitto e per questa ragione ha accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione l’ex ragazza del giocatore (Isabella Internò) e l’autista del camion (Raffaele Pisano) sotto il quale, sostengono gli indagati da quasi tre decenni, si sarebbe suicidato Bergamini. L’udienza, invece, cambia la storia di un giallo incredibile. E lo fa in un crescendo di emozioni e spiegazioni choc. La trascrizione è lunga 84 pagine: si leggono di un fiato, nonostante siano infarcite di vocaboli tecnici. Ma alla fine, grazie ai continui quesiti di gip, pm e persino dei legali degli indagati, tutti i passaggi diventano chiari: dal profondo di una bara emergono verità nascoste oppure ignorate, spazzando via quasi 29 anni di menzogne. E mentre le indagini sono in pieno svolgimento per individuare tutti i responsabili (da gennaio è indagato per favoreggiamento Luciano Conte, il marito poliziotto della Internò), vi sveliamo i retroscena di una perizia che ha emesso una “sentenza” (sottoscritta anche dall’esperto nominato dall’ex ragazza): a uccidere Bergamini oppure a portarlo in limine vitae è stata un’asfissia meccanica violenta. Soffocato.TECNICHE – Come è stato possibile arrivare a una conclusione così netta a distanza di 28 anni? La sorprendente conservazione del cadavere ha aiutato, ma a risultare decisiva è stata la glicoforina. Cosa è? Per spiegarlo prendiamo in prestito le parole dette in aula da Crisci, specialista in Neurologia e Medicina legale dell’università di Salerno, al giudice Teresa Reggio. “E’ una proteina usata a livello internazionale da tutti gli anatomopatologi impegnati a dimostrare una vitalità presente nelle lesioni. Come prova scientifica è entrata nei tribunali americani, tedeschi, spagnoli. Ovunque”. La sua azione è semplice: colora la parte di osso, muscolo e tessuto se trova tracce di sangue di una persona viva. In caso contrario dà risultato negativo. Sembra una puntata di Csi, ma è realtà.

Per Bergamini gli specialisti si sono mossi su linee guida precise: nella vecchia inchiesta archiviata nel 2015 c’erano le perizie firmate dai professori Bolino e Testi che indicavano l’asfissia violenta come causa probabile, ma senza supporto scientifico. Seguendo quella traccia, nei mesi scorsi, sono stati eseguiti esami su tutto il corpo del giocatore, ma soprattutto su laringe e lingua, ignorate nell’autopsia effettuata nel gennaio 1990 dal professore Avato. La glicoforina ha fatto il resto: si è illuminata proprio nella zona della trachea (dove c’era un piccolo versamento ematico dovuto all’azione dell’asfissia) restando buia nella profonda breccia causata dal camion.

Gli altri test (la zona polmonare dilatata, in cerca disperata di ossigeno che non arrivava più) hanno completato il nuovo scenario: Bergamini è stato prima stordito con del cloroformio (o una sostanza simile impossibile da rintracciare col passare dei giorni), poi soffocato in modo soft forse con un sacchetto di plastica e infine fatto sormontare parzialmente dalla ruota del camion, per simulare il suicidio.ERRORE E SVILUPPI – In aula i periti oltre a spiegare un macabro particolare (“Il guanto di lattice trovato all’interno della salma? Non è una dimenticanza, ma la firma del patologo autore della prima autopsia. Si usa così”) svelano che lo squarcio di 25 centimetri all’altezza del bacino è da posizionare a sinistra, non a destra come refertato da Avato. Errore che lascia di stucco il procuratore (i periti “difendono” però il collega), ma che spiega a posteriori come mai Internò e Pisano hanno sempre sostenuto il suicidio col “tuffo” sotto il mezzo pesante. Tesi che faceva acqua con la ferita a destra. E invece no, avevano “ragione” gli indagati: il giocatore è stato aperto da sinistra verso destra e il corpo è esploso come un frutto schiacciato da una mano. Solo che Bergamini era già morto quando ciò è avvenuto. Altro che tuffo. La versione dei testimoni-indagati è stata oggetto di domanda da parte di Facciolla ai periti Crisci e Buonomo. Rispondono così: “E’ incompatibile coi risultati dei nostri test: Bergamini aveva arti superiori, inferiori e viso perfettamente integri e puliti”. La ruota ha sormontato a bassa velocità un corpo disteso e inerme, devastando tutto quello che incontrava: sull’asfalto sono finiti sbriciolati una serie di organi, testicoli compresi.Gli avvocati Pugliese (Internò) e Malvaso (Pisano) hanno cercato di mettere in discussione la perizia collegiale con diverse domande: ipotizzando un enfisema polmonare invece del soffocamento, provocato dall’investimento aggrappandosi alla finestrella aperta dal limine vitae (“allora era ancora vivo e a ucciderlo è stato il camion”) dimenticando la chiara incongruenza con quello sostenuto dai loro clienti. Ma quando Pugliese cerca di mettere in discussione la validità della glicoforina, la temperatura sale di brutto. E il procuratore sbotta: “Se vogliamo contestare la perizia si viene con dati alla mano, avvocato. Si fa una relazione scritta e dettagliata con note bibliografiche che dicono il contrario di quello affermato. Altrimenti parliamo del sesso degli angeli in un’aula di giustizia, in un processo così complesso. E mi aspettavo di più dalla difesa della Internò”.

Il gip chiude la contesa, dopo un intervento dell’avvocato Anselmo (famiglia Bergamini), spiegando al legale dell’indagata: “Il metodo scientifico non è stato contestato durante i test. E lei avvocato Pugliese non ha elementi scientifici per farlo”. Cala il sipario. O forse dopo quasi 29 anni si solleva. L’incidente probatorio descrive un omicidio. La procura ora è al lavoro per arrivare al processo con nomi e cognomi di presunti assassini e complici: parte del fascicolo è secretata (è caccia aperta a delle foto ritenute significative) e ieri in aula le parti si sono ritrovate per il prelievo dei dati sui telefonini sequestrati a fine marzo alla Internò e a suo marito. Nel frattempo forse il corpo corificato di Bergamini ha finalmente trovato pace.