Omicidio Bergamini, Isabella e il marito si affidano agli intrighi “legali” di Pugliese

Angelo Pugliese

I poteri forti di Cosenza ovvero la massoneria deviata, la magistratura e le forze dell’ordine che delinquono invece di servire lo stato, la politica corrotta e i mafiosi al loro servizio hanno delegato l’avvocato Angelo Pugliese alla difesa della mantide di Surdo, al secolo Isabella Internò, accusata di concorso nell’omicidio volontario di Denis Bergamini. Pugliese è ormai sceso in campo dal periodo in cui la procura di Castrovillari l’aveva indagata nel 2011, prima della vergognosa archiviazione del pavido Giacomantonio, il magistrato con la maschera di gomma. Il gancio è la sorella di Pugliese, una certa Raffaella, a lungo vicequestore a Cosenza, esperta poliziotta. Lavora a Paola e lì c’è il marito della Internò, Luciano Conte, impelagato anche lui fino al collo nell’omicidio di Denis.

I poteri marci, oltre che forti, dunque, prima ancora che a Pugliese, hanno dato mandato inevitabilmente a Marcello Manna, alias il quaquaraquà, il compito di fare qualcosa e così dal cilindro magico è uscito fuori il nome di uno dei suoi “ragazzi”, l’avvocato Angelo Pugliese, classe 1962, ex studente “somaro” (mamma che chiavica!) al Liceo Classico Telesio di Cosenza e pessimo calciatore (mamma che schiappa!) della squadra della sezione F all’alba degli anni Ottanta insieme.

Angello Pugliese e Marcello Manna
Foto tratta dal libro “Mamma ‘ndrangheta” di Arcangelo Badolati

Pugliese ha fatto parte a lungo della corazzata di Manna. Parliamo degli anni Novanta quando a Cosenza si consuma la delegittimazione del processo Garden. Il nome di Manna veniva associato a fatti censurabili anche penalmente nella gestione dei collaboratori di giustizia. La tesi del magistrato era molto semplice: il quaquaraquà Manna e gli altri incidevano sui pentiti affinchè formulassero accuse indiscriminate anche nei confronti dei magistrati.

Manna si mette in prima fila per introdurre i nuovi pentiti. E dà talmente nell’occhio che Stefano Tocci, il pm dell’operazione Garden, non li prende in considerazione perché gli sembrava davvero incredibile che uno dei difensori più agguerriti del processo Garden fosse anche il procacciatore di pentiti a carico dei suoi assistiti.

Un comportamento di una gravità inaudita. Pensate che Tocci, in un colloquio telefonico con l’avvocato Angelo Pugliese, il 16 gennaio 1997, dichiara di essere preoccupato per il prode Manna. Certo, qualcuno poteva vendicarsi su di lui, vista la sua “straordinaria” trasversalità. Ma poteva anche essere arrestato per inquinamento delle prove…

Dunque, Pugliese è una sorta di braccio destro di Marcello Manna ed è da qui che parte la sua carriera e di lavoro (benedica!) ce n’era da buttarlo con tutti quei pentiti da gestire per smontare il processo. Pugliese all’epoca era molto giovane (poco più di 30 anni) e da quel praticantato è diventato uno dei penalisti più importanti del porto delle nebbie.

Luberto e Nunnari

E’ lui, per esempio, che difende don Alfredo Luberto, sbertucciato mediaticamente per le sue pacchiane ruberie e atrocità all’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello. E la cupola cosentina ottiene grandi vantaggi per questo ladrone, che non ha fatto un giorno di galera e sverna alla grandissima nell’Episcopio di Como. Prossimamente su “spoglierà” e magari sposerà anche la sua bella…

Il presidente interdetto

Ed è ancora lui che viene chiamato dalla stessa cupola a prendere la difesa di Maximiliano Granata, il presidente del Consorzio Valle Crati, nel cerchio magico di Occhiuto, che è di fatto il primo “colletto bianco” perseguito dalla procura di Cosenza. C’è da scongiurare il rischio che venga confermata l’interdittiva dai pubblici uffici per un anno già sanzionata dal giudice Giuseppe Greco su richiesta del procuratore aggiunto Marisa Manzini.

E’ persino uno dei legali di Ciccio Modesto e lo marca “ad uomo” per non fargli dire davanti ai giornalisti che poco tempo prima aveva denunciato Mimmo Barile, il cognato di Vincenzo Luberto, il magistrato che l’ha arrestato. Ma la “notizia” uscirà fuori lo stesso e per fortuna dell’ex calciatore, Pugliese sparirà per sempre dalla sua vista.

Insomma, il livello è molto alto. Non si può certo dire che Isabella sia stata lasciata sola al suo destino. Anche perché l’avvocato Angelo Pugliese, come il suo maestro Marcello Manna, è straordinariamente versatile. Un quaquaraquà in miniatura, se possibile. Ovviamente “accriccato” con quei giornalisti asserviti al potere – quasi tutti provenienti dall’estrema destra ., che non mancano mai di pubblicare le sue veline montandoci sopra addirittura delle pseudoinchieste (“Anatomia da peste ca ti mbacchia”…) per difendere gli assassini. Roba da terzo reich.

Anche Donata Bergamini ormai ha avuto modo di conoscerlo e proprio poche ore fa ne ha tracciato un mirabile ritratto, accomunandolo al suo giornalista preferito, tale Marco Cribari Fascion, al quale qualcuno consente ancora di scrivere su un caso per il quale mette in ridicolo il suo giornale di regime di riferimento, il Quotidiano del Sud. Ma ecco il messaggio di Donata ai nostri due intrepidi eroi.

Ci sono avvocati che pensano di essere furbi quando cercano di convincere i giudici o la gente stravolgendo la verità.  
Essi infatti prendono dalle sentenze o dagli atti dei pezzi avulsi dal testo complessivo stravolgendone il contenuto. E pensano pure di riuscire a far passare quel che desidererebbero fosse ma purtroppo per loro ed i loro assistito non è. È vero che la speranza è l’ultima a morire ma qui è morta in partenza. Noi abbiamo la perizia e sfidiamo il giornalista e l’avvocato che lo ha ispirato a pubblicarne il testo integrale.
Buona fortuna!

Quanto al resto, ci viene in soccorso Emilio Grimaldi, giornalista di lungo corso di Acri, che ha raccontato queste storie sul suo blog “L’Url di Emilio Grimaldi”.
Nello studio di Angelo Pugliese, uno dei legali che difende il Comune di Acri in diversi procedimenti civili e penali, lavora la nipote del penultimo sindaco, Nicola Tenuta, di stretta osservanza cinghialesca (per i nuovi di Iacchite’, seguace del senatore corrotto Tonino Gentile, alias appunto il Cinghiale).Tenuta non ha mai avuto dubbi nell’assegnare a Pugliese alcune importanti cause che interessano e soprattutto vengono retribuite da tutta la collettività di Acri.
Non si è mai posto il problema in ordine all’opportunità formale e sostanziale della buona pratica politica.

Allo stimato professionista, con studio in Rende, è stata affidata, per esempio, la denuncia querela per falso ideologico contro chi avrebbe dichiarato la sussistenza dell’equiparazione dei titoli di laurea al fine della destinazione di un dipendente comunale presso l’ufficio del Giudice di Pace di Acri.

Attenzione, non è una causa di poco conto: è invece una questione fondamentale per il futuro della città di Acri, non solo per la bagarre che ha promosso infine Giovanni Cofone,
ma anche per il pregiudizio che potrebbe nascere nei cittadini visto che, attualmente, svolge anche il ruolo di responsabile degli Affari legali ed istituzionali. Quindi potrebbe trovarsi, per l’ennesima volta nella sua vita professionale, in plateali conflitti di interesse: di parte al Comune e di parte anche presso il Giudice di Pace. Capito qual è la posta in palio?

Ma non solo: Angelo Pugliese gestisce anche i processi in cui il Comune di Acri è costretto a difendersi per abuso d’ufficio e molte altre vertenze che vedono impegnate l’Amministrazione acrese, da un lato, e cittadini, dall’altro, nelle aule del Tribunale di Cosenza in attesa di giudizio. Un’Amministrazione senza scrupoli, quella di Tenuta: non è la prima volta infatti che si distingue in intrighi personali e legali. Ad immagine e somiglianza di Pugliese al quale la sorella e tutti i poteri forti e marci di Cosenza chiedono di fare un altro miracolo: salvare gli assassini di Denis Bergamini!