Omicidio Bergamini, le intercettazioni del marito poliziotto di Isabella Internò

Luciano Conte, il marito poliziotto di Isabella Internò

Donata Bergamini ha partecipato ieri sera alla popolare trasmissione di Raitre “Chi l’ha visto?”, nel corso della quale è stato dedicato ampio spazio alla riapertura delle indagini decisa dalla procura di Castrovillari sull’omicidio del fratello Denis.

Paolo Fattori, nel suo reportage, ha ricostruito tutte le tappe salienti del caso e ha proposto per la prima volta l’audio e le trascrizioni di due importanti intercettazioni effettuate dai carabinieri di Castrovillari all’epoca della prima riapertura del caso.

Nella prima, vengono intercettati Isabella Internò, l’ex fidanzata di Denis Bergamini, oggi indagata per concorso in omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, e il suo attuale marito, l’agente di polizia Luciano Conte, con il quale era già in rapporti (ufficialmente “amico di famiglia”) all’epoca dell’omicidio di Bergamini. La Internò, qualche giorno dopo, sarebbe stata interrogata a Castrovillari.

“Tu di me non devi dire niente” le dice il marito mentre si trovano in macchina. “Se ti dicono fa il poliziotto rispondi di sì e che all’epoca… era a Palermo”. 

“Nel privato – aggiungeva l’agente di polizia marito della Internò – non ci devi entrare proprio… dici che erano cose da ragazzini e che le coppie si lasciano e si prendono…”. 

Questo era, dunque, l’atteggiamento di un servitore dello stato nei confronti di un caso di omicidio. Il poliziotto, prima di mandare la moglie in procura, voleva sincerarsi che non potesse dire nulla di compromettente contro di lui né riguardo al suo lavoro né riguardo alla sua sfera privata.

Nella seconda intercettazione invece si ascolta chiaramente Isabella Internò affermare: “… Eh! Poi ha aspettato là il camion…”. E ancora: “Ma il corpo era butt… era lanciato…”. E infine: “Il camion era dietro? No…”. 

Il tono di voce non fa trasparire nessun tipo di emozione, ma questa non è una novità. La “mantide” di Surdo è spietata e crudele, questo ormai a Cosenza lo sanno tutti.