Omicidio Bergamini, le testimonianze di Isabella Internò e del marito poliziotto

Il 31 gennaio 2013 Isabella Internò (alias la “mantide”, la “troia” o più semplicemente la principessa della menzogna, l’unica che continua a mentire sull’omicidio di Denis Bergamini) e Luciano Conte, suo marito poliziotto, sono stati ascoltati nella veste di testimoni nel corso del processo per diffamazione ai miei danni. Cercavano di dimostrare che io li avessi diffamati sul settimanale Cosenza Sport quando ho scritto che, pur sapendo la verità sulla morte di Bergamini, hanno continuato a mentire affermando che si è suicidato.

Il processo si è concluso con la mia assoluzione.

Ne è venuto fuori un quadro a dir poco grottesco, del resto in perfetta linea con i goffi e patetici tentativi di difesa della signora Internò in Conte rispetto all’evidenza dei fatti.

due

ISABELLA INTERNO’

ISABELLA INTERNO’: “… Io sono stata, purtroppo, vittima di una gogna mediatica (incredibile: un giornale che vende 200-300 copie a settimana è capace di dar vita a una “gogna”, ndr) da parte del signor giornalista Carchidi perchè, purtroppo, mi ha infangato me, la mia famiglia, mia figlia, mio marito, dicendo delle menzogne su quello che è accaduto…”.

PM CERCHIARA: Vuole specificare al giudice quali profili lei ritiene diffamatori in merito a quanto affermato negli artcoli?

“… Lui ha iniziato a dire che io ho detto sempre la bugia, non dico la verità, che non è stato un suicidio ma un omicidio, che dietro questo omicidio c’è lo zampino di mio marito… mi ha diffamato in tutti i modi… di tutto, di più…”.

PM CERCHIARA: Senta, lei all’epoca della morte di Bergamini aveva già dei rapporti con Luciano Conte?

ISABELLA INTERNO’: “Assolutamente no. Io lo conoscevo, noi ci eravamo lasciati già da sei, sette mesi, quindi, col Bergamini non ci frequentavamo più… Quando lui è morto io non… conoscevo mio marito, ma lo conoscevo come un semplice amico, come un amico così…”.

PM CERCHIARA: Perchè sull’edizione del 18 febbraio del 2010 di Cosenza Sport viene affermato: “Luciano Conte era poliziotto ed amico di famiglia di Isabella dal 1989”: questo corrisponde a verità?

ISABELLA INTERNO’: “No, era un mio amico di famiglia ma non lo conoscevo quando stavo con lui, assolutamente”.

PM CERCHIARA: Quindi, nel 1989 era già amico di famiglia?

ISABELLA INTERNO’: “Lo conoscevo, lo conoscevo, ma non era, non quando stavo con lui (insomma dice che non “copulava” con Conte quando stava con Bergamini, ndr)”.

PM CERCHIARA: Senta, suo marito Luciano Conte è stato mai coinvolto nella vicenda della morte di Bergamini?

ISABELLA INTERNO’: “A livello giudiziario? (E altrimenti, a che livello? La domanda che fa Isabella è davvero grottesca e lascia spazio, purtroppo, a un facilissimo sarcasmo…ndr) No”.

AVVOCATO MARTA PERROTTA: Ci può dire quali sono state le ripercussioni sue personali, se ha avuto problemi per questa campagna di stampa?

ISABELLA INTERNO’: “Assolutamente sì, io sono dovuta ricorrere a dei farmaci, ho avuto problemi, non dormivo di notte, a parte il pianto che davanti alle mie figlie dovevo camuffare, però… ero veramente distrutta da quello che questo signore mi aveva creato”.

AVVOCATO CARINO (legale di Gabriele Carchidi): Mi dica una cosa riguardo alla riapertura del caso Bergamini: le è apparsa strana la riapertura delle indagini rispetto alla sentenza irrevocabile che lei ha depositato oggi in dibattimento? Come ha giustificato questa riapertura? Nella sua testa, che pensiero ha fatto?

ISABELLA INTERNO’: “Io sono tranquillissima, per me essere andata dal procuratore Giacomantonio, non mi ha portato nessuna… mi è dispiaciuto perchè sono dovuta recarmi là ma… niente di che, perchè io ho la coscienza a posto, quindi ho riportato tutto quello che avevo detto ventitre anni fa…”.

AVVOCATO CARINO: Quindi lei ha confermato la versione di ventitre anni fa…

ISABELLA INTERNO’: “L’ho confermata al procuratore Giacomantonio”.

INDagine

LUCIANO CONTE

PM CERCHIARA: Vuole riferire al giudice le ragioni per le quali ha proposto querela?

LUCIANO CONTE: “In occasione del ventennale della morte del povero calciatore, il settimanale Cosenza Sport ha cominciato una incessante campagna denigratoria, una vera e propria gogna mediatica rivolta al sottoscritto e a mia moglie…”.

PM CERCHIARA: All’epoca conosceva la sua attuale moglie?

LUCIANO CONTE: “Non stavamo insieme, ci eravamo conosciuti, era intercorsa qualche telefonata ma non stavamo insieme in quel periodo. Perchè io, in quel periodo, prestavo servizio alla squadra mobile di Palermo”.

PM CERCHIARA: Senta, lei, nell’ambito del processo che si è poi concluso con l’assoluzione di Raffaele Pisano, ha avuto qualche tipo di partecipazione?

LUCIANO CONTE: “No, niente, io non stato mai escusso nè come persona informata sui fatti nè ventitre anni fa e nè adesso… Voglio fare una piccola precisazione, forse sbaglierò, ma ho voglia di dirlo e lo dico… Penso che il risultato che ha ottenuto questo giornale, diciamo, è quello di cavalcare questa onda mediatica, di creare questa gogna mediatica, e di far sì che le indagini…. Io penso che sia stato questo il motivo predominante dell’apertura delle indagini, perchè c’è stato uno scalpore a livello nazionale e quindi.. perchè… lo so… sto avanzando delle ipotesi… però avevo voglia di dirlo, Pubblico ministero e l’ho detto…”.

GIUDICE: La invito a non divagare. Si limiti a rispondere alle domande.

LUCIANO CONTE: “Va bene, chiedo scusa”.

PM CERCHIARA: Per quanto riguarda il capo d’imputazione relativo a Carlo Petrini, cosa vuole riferire al giudice in merito a questa intervista all’emittente radiofonica RLB riportata poi da Cosenza Sport?

LUCIANO CONTE: “Sì, sì… abbiamo sentito questa intervista…”.

PM CERCHIARA: Lei viene citato specificamente in questa intervista?

LUCIANO CONTE: “Sì, sì, lo so, è la prima volta, io ho letto questa cosa durante l’imputazione che ha formulato il Pubblico Ministero, sono proprio all’oscuro di tutto…”-

PM CERCHIARA: E invece lei, a quella data, non era indagato?

LUCIANO CONTE: “Indagato io? In che senso? Io, indagato, io non sono mai stato indagato in vita mia… Non sono mai stato neanche escusso come persona informata sui fatti”.

AVVOCATO CARINO: Giusto per capire… Mi vuole dire cosa trova di offensivo rispetto alla sua presenza ai funerali di Bergamini?

LUCIANO CONTE: “Non è che mi offende, però…”.

AVVOCATO CARINO: Cosa c’è di offensivo nell’essere presente ad un funerale e nello scrivere che si proteggeva la ragazza che tre anni dopo avrebbe sposato?

LUCIANO CONTE: “Ma lo scopo dell’articolo è quello: proteggevo la ragazza che poi diventava mia moglie, giusto? Ma non è vero, perchè io, a quell’epoca, non stavo con la mia ragazza, non ero ai funerali, non ero io a proteggere, avvocato, stiamo a giocare con le parole… stavo io a fare la scorta, il poliziotto scorta la ragazza che nasconde qualcosa, avvocato…”.

AVVOCATO CARINO: Io le sto dicendo, questa è l’offesa che lei intende? Cioè, che c’era un senso di protezione?

LUCIANO CONTE: “E’ offensivo perchè è una dichiarazione completamente falsa… Se c’è da indagare su un poliziotto al di sopra di ogni sospetto, è diffamatoria questa frase, avvocato…”.

(E qui il signor Conte raggiunge l’apice. Oltre a incorrere nel classico luogo comune dell’excusatio non petita accusatio manifesta con la storia dei funerali, il poliziotto si esalta quando pronuncia la fatidica frase “poliziotto al di sopra di ogni sospetto”. Il titolo del film di Elio Petri che abbiamo citato nel 2010 è “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Siamo pertanto nel campo del lapsus freudiano, ma ci può stare, dati gli eventi… ndr)

Chiudiamo con l’ultimo aspetto grottesco di questa udienza.

Viene chiamato a deporre Francesco Arcuri, uno dei cugini di Isabella Internò che ha partecipato ai funerali di Bergamini.

GIUDICE: Lei è parente di qualcuno degli imputati?

FRANCESCO ARCURI: “Sono un cugino acquisito di Isabella, sono un cugino acquisito di Conte Luciano…”.

Senza parole, lui o meglio loro, avevano già capito tutto…

Gabriele Carchidi