Omicidio Bergamini, l’intervista di Lucchetti: “Quella lì ha preso in giro tutti per vent’anni”

I colleghi di SKY SPORT Bruno Palermo e Silvia Vallini hanno lavorato a lungo, producendo anche ottimi servizi sul caso Bergamini, ascoltando anche molti testimoni sul campo e si sono fatti un’idea precisa del quadro investigativo, realizzando tra l’altro uno speciale molto apprezzato.

Qualche tempo fa tutte le cautele del caso sulla posizione di Isabella Internò sono state messe da parte e così è stata mandata in onda un’intervista al vetriolo di Maurizio Lucchetti nei confronti dell’ex fidanzata di Denis Bergamini.

Tra gli ex compagni di squadra Lucchetti è certamente uno tra quelli che la conosce meglio, non foss’altro che per il rapporto di grande amicizia che ha avuto con lei sua moglie, che ha avuto modo di esprimersi chiaramente su di lei – http://www.iacchite.com/omicidio-bergamini-tutti-gli-indizi-contro-iisabella-interno-e-il-cugino/

Ecco allora che ANCHE la sua intervista alla giornalista Silvia Vallini assume una particolare valenza.

Proviamo a riassumerla così com’è andata in onda all’epoca.

L’INTERVISTA A LUCCHETTI 

«Nessuno di noi credeva a quello che poteva essere successo e com’era stato spiegato per la morte di Denis… Io a Denis ho sempre rimproverato nei miei pensieri di non aver parlato con più di una persona di quello che poteva essere il suo legame con Isabella o quello che poteva essere il suo problema che lo metteva in ansia…».

Che impressione si è fatto della versione di Isabella?

«Chiederlo a Isa mi sembrava irrilevante perché se per vent’anni ha mantenuto sempre la stessa direzione sembrava quasi che fosse studiata a memoria… Ho sempre pensato che non avesse detto la verità ma l’ho pensato il giorno dopo non dopo vent’anni…».

Le perizie dei Ris dicono che probabilmente Denis era già morto quando è arrivato a Roseto Capo Spulico.

«E questa è una pugnalata in più perché vuol dire che per 20 anni ha preso in giro tutti, ma secondo me ha preso in giro soprattutto se stessa perché si è portata dentro per tutti questi anni un fardello non indifferente…».

E’ sempre stato convinto della pulizia morale di Denis?

«Dicevano che poteva far uso di sostanze stupefacenti… Allora, Denis con una Cibalgina si gonfiava… Era allergico ad ogni tipo di medicinale, figurarsi agli stupefacenti… Che facesse altre cose, tipo consegna, lo nego sotto tutti i punti di vista».

E allora che spiegazione c’è per l’omicidio?

«Secondo me è soltanto una questione affettiva, sentimentale… Lui che lascia il ritiro e due ore dopo lo trovano in macchina con Isabella… Per cui Isabella sapeva che veniva fuori dal ritiro… Se non ha telefonato lei chi vuoi che abbia telefonato? Ha telefonato per forza lei…».

Galeazzi ha detto di aver visto due ombre dentro al cinema Garden quel maledetto sabato…

«Sì, Sergio l’ha detto anche a me… C’erano questi due tipi all’entrata della galleria. Suona strano che due vengono lì e poi se ne vanno nello stesso momento in cui se ne va Denis… Diventa facile fare uno più uno… Ma suona strano che sia andato via con due uomini e poi dopo due ore l’abbiano trovato in macchina con Isabella… Anche qui c’è qualcosa che non quadra… Sembra che ci siano trenta persone che hanno fatto ognuno il loro compitino… Son troppe le persone coinvolte a mascherare il tutto… Se l’han fatta, sono stati bravissimi…».

Lei in quella stagione non era più a Cosenza perché era stato ingaggiato dalla Salernitana ma continuava a vedere Denis?

«Quindici giorni prima eravamo a Cosenza e ci siamo visti… Io lei non l’ho incontrata ma l’ha incontrata mia moglie, con la quale erano molto amiche… So che le ha detto qualcosa dalla quale ha lasciato intendere che era agitata più lei di lui sotto certi punti di vista…».

Ha mai più visto Isabella dopo la morte di Denis?

«Sì, venne a star da noi quindici giorni dopo il fatto. Contentissimo che venisse da noi a Vietri perché l’amicizia che c’era con Denis c’era anche con Isabella… Oltretutto avrebbe fatto compagnia a mia moglie. E le avremmo dato una mano per tirarle su il morale ma ho capito subito che non ne aveva bisogno, era proprio sbarazzina sotto il profilo del morale e sinceramente non so spiegarmi il perché… E’ stata la prima cosa che ho chiesto a mia moglie… Ma mi dava da pensare anche lo stesso suo comportamento, la sua insistenza nel volerci convincere di quello che era successo e com’era successo, mi suonava strano… E con insistenza ci diceva “Mi credi?!”».

Come andrà a finire?

«Non so fino a che punto ci sarà la possibilità di incolpare qualcuno però è ora che qualcuno dica la verità!».

IL PERCORSO DI “LUCKY GOL”

Maurizio Lucchetti ha vissuto da grande protagonista i campionati 1987-88 e 1988-89 con la maglia rossoblu. Sessantotto presenze e dodici reti, dicono gli annali. Ma le fredde cifre non rendono giustizia a un calciatore che ancora oggi viene ricordato come uno tra i più tecnici della nostra storia.

Centravanti atipico, Lucchetti partecipava alla manovra e spesso e volentieri si rendeva protagonista di grandi assist per i compagni, faceva salire la squadra e spesso e volentieri faceva reparto da solo.

Cremonese di Crema, classe 1959, era stato Gianni Di Marzio a chiedere espressamente il suo ingaggio dopo averlo visto all’opera con il Vicenza in serie B. Non era stato facile convincerlo a scendere di categoria ma il suo acquisto si rivelò determinante nell’incandescente finale di campionato che riportò il Cosenza in serie B dopo 24 anni.

Sei i gol realizzati nella sua prima stagione con la maglia rossoblu. Rimangono indelebili nella memoria dei tifosi soprattutto le sue prodezze esterne a Sassari (pallonetto di incredibile bellezza dopo un palleggio da mozzare il fiato), Francavilla (slalom entusiasmante con quattro avversari scartati come birilli prima di depositare il pallone in rete) e Teramo (sensazionale tiro al volo da posizione decentrata all’incrocio dei pali). E poi i gol casalinghi con il Cagliari e con il Frosinone (doppietta).

E sei gol anche nella successiva stagione, in serie B, tra i quali ricordiamo le due bellissime prodezze nelle gare contro la Sambenedettese (in terra marchigiana arrivò la prima vittoria della squadra di Bruno Giorgi), lo splendido gol al San Vito contro l’Avellino e quello allo Jacovone di Taranto, che per mezzora ci diede l’illusione di poter giocare lo spareggio per la serie A.

La tifoseria si era inevitabilmente affezionata a lui e Maurizio, uomo di grande sensibilità e disponibilità, apprezzava il calore dei cosentini. Da brividi il coro che gli regalava la Curva (Lucky, Lucky, Lucky Gol, Lucchetti Gol, Lucchetti Gol Oh Oh…).

Nella stagione 1989-90 passò alla Salernitana.