Omicidio Bergamini, “Quarto Grado” e lo stato deviato

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L’attenzione mediatica sull’omicidio Bergamini è ritornata forte e i grandi media e le trasmissioni “specializzate” nei cold case sono tornate in massa sull’intricata faccenda all’indomani delle indiscrezioni riguardanti la superperizia, che affermano senza possibilità di equivoci che Denis è stato ucciso. Per soffocamento.

Ieri sera “Quarto Grado” su Rete 4 ha dedicato buona parte della trasmissione a Denis Bergamini. Tra gli ospiti c’era anche Michele Padovano, il quale, intervistato da Gianluigi Nuzzi, ha ribadito quanto ha detto più volte negli anni passati e cioè che non ha mai creduto al suicidio di Denis raccontando gli scherzi che ha fatto fino a quel sabato mattina. Il “bomber” ha poi ricordato quella telefonata che Denis ricevette al Motel Agip prima di scendere per andare al cinema Garden e anche in questo caso ha ribadito quanto detto negli anni passati e cioè che rimase molto turbato da quei pochi attimi di colloquio.

Quanto alla dichiarazione relativa ai “festeggiamenti” in casa di Isabella Internò dopo il funerale di Denis, Padovano non ha confermato quanto è stato scritto dall’ormai defunto Carlo Petrini  (“Una cosa che mi è sembrata strana è che quando siamo arrivati a casa sua, non c’era un clima da funerale ma una certa allegria. Mi hanno perfino invitato a bere…”). Petrini non c’è più e non può replicare ma tra i due c’è stata più di una incomprensione per quella intervista. Padovano ha sempre contestato quanto ha scritto Petrini nel suo libro e non solo questa dichiarazione. Il buon Carlo aveva tentato di abbozzare un collegamento con moventi legati a questioni diverse da quelle passionali (calcioscommesse in questo caso, poi ci hanno messo anche la droga) e la risposta di Michele era stata aggressiva perché ritenute offensive della memoria di Denis e dell’onestà professionale di tutti i suoi compagni di squadra.

Il giornalista Remo Croci era in diretta dallo stadio “Gigi Marulla” ed ha aggiunto diverse note di colore alla storia, facendoci rivedere la curva di Denis, il tappeto erboso e quegli spalti che per anni hanno trepidato per il grande Cosenza dei tempi belli.

Scendendo nei particolari dell’inchiesta, è stato spiegato dagli addetti ai lavori che la Tac tridimensionale renderà possibile distinguere le fratture primarie da quelle secondarie e anche le cause della morte. Non sono mancati i riferimenti al soffocamento “dolce”, messo in essere presumibilmente da più persone e, dulcis in fundo, l’eventualità molto probabile che subito dopo il deposito della superperizia, il procuratore Facciolla invierà nuovi avvisi di garanzia ad altri indagati.

Donata Bergamini ha ricordato una serie di episodi relativi a Isabella Internò. “… Si erano lasciati da otto mesi ma lei (Isabella, ndr) era come l’Attak, se la trovava davanti in qualsiasi momento… Tempo dopo la morte di Denis aveva anche telefonato a mio padre sostenendo che Denis voleva che la Maserati se la tenesse lei e la risposta era stata positiva ma solo a patto che dicesse finalmente la verità…”. Ha concluso ribadendo che non farà sconti a nessuno e che non concederà mai il perdono a Isabella: “Avrebbe dovuto farlo prima e io glielo avrei anche concesso ma adesso no, non più”.

A un certo punto della trasmissione, Gianluigi Nuzzi ha posto il fatidico quesito: “Ma non è che Isabella Internò abbia taciuto e taccia ancora per paura?”. L’interrogativo si è trasformato in farsa quando la regia ha fatto partire le intercettazioni del marito poliziotto ed ex amico di famiglia Luciano Conte prima che Isabella andasse all’interrogatorio a Castrovillari. Oltre a quelle già conosciute, ne è stata (ri)proposta un’altra nel corso della quale Conte dice alla moglie: “… Loro lo sanno ed è per questo che ti chiedono di me…”. 

Luciano Conte, il marito poliziotto di Isabella Internò

Di qualsiasi cosa si tratti, del loro rapporto sentimentale, di quando è cominciato e cosa si sia portato dietro oppure della sera dell’omicidio, poco importa. Nessuna “paura” può avere impedito a Isabella di rivelare quello che era accaduto quella sera, in primo luogo proprio perché si era legata a un servitore dello stato. E qui l’opinionista della trasmissione Carmelo Abbate ha giustamente sottolineato che in questa vicenda lo stato è pesantemente implicato a tutti i livelli perché sono chiare come il sole le responsabilità dei magistrati e delle forze dell’ordine che hanno coperto e insabbiato. Per ironia della sorte, Abbate ha lo stesso cognome di Ottavio, il sostituto procuratore che ha colpevolmente depistato le indagini. E, sempre a proposito di stato deviato, Donata Bergamini ha ricordato che cosa hanno raccontato alla famiglia per i vestiti di Denis. “Prima ci hanno detto che i vestiti erano stati messi in un sacco nero e poi, dopo appena un quarto d’ora, l’infermiere ci faceva sapere che non era possibile riaverli perché erano stati bruciati in un inceneritore”. Toccherà al procuratore Facciolla mettere sotto processo lo stato deviato, protagonista principale dell’omicidio di Denis Bergamini, altro che camorra!