Omicidio Bergamini, tutte le falsità sull’ora della morte e sul posto di blocco: parla il carabiniere De Palo

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Per capire meglio le dinamiche che hanno portato al barbaro omicidio di Denis Bergamini, è necessario analizzare bene i dettagli e le ultime ore della sua vita. Il punto di partenza non può che essere l’ora della morte: una delle principali menzogne di quella specie di donna che vive ancora nella bugia e risponde al nome di Isabella Internò.

La nostra ricostruzione dell’ultimo giorno di vita di Denis Bergamini è arrivata all’uscita del cinema Garden quando due “ombre” lo prelevano dal locale. 

Dove sta andando Denis che per la prima volta abbandona il ritiro della sua squadra alle quattro e mezza del pomeriggio? E soprattutto con chi?
Secondo Isabella Internò sta andando a prenderla a casa, a contrada Roges di Rende.
“Mi ha chiamato – afferma la ragazza – verso le ore 16 dal cinema Garden. Vengo a prenderti, mi ha detto, ti devo parlare. Dopo circa un quarto d’ora è arrivato sotto casa. Sono salita in macchina e siamo partiti
E sempre secondo Isabella le avrebbe comunicato l’intenzione di partire per un posto lontano, Azzorre o addirittura Amazzonia, imbarcandosi da Taranto… Perchè sarebbe stato stufo del mondo del calcio.
“Era sconvolto – continua Isabella -. Diceva che non voleva saperne più di giocare. Era nauseato del calcio, lo sentiva come un mondo che non gli apparteneva più. Voleva partire, andarsene lontano, alle Azzorre oppure in Amazzonia… Vado a Taranto, mi ha detto, da lì me ne vado in Grecia. Ero stupita dalla sua decisione, non aveva bagagli, non so se aveva soldi, ho cercato di dissuaderlo ma inutilmente. A un certo punto ha aperto lo sportello e mi ha detto: io a Taranto ci vado lo stesso. Faccio l’autostop. Se le prime cinque macchine che passano non si fermano, vedrai cosa sarò capace di fare. Se tu non vuoi seguirmi, tornatene pure a Cosenza. Ti lascio la Maserati…”.

Non sappiamo se Isabella Internò parla in maniera autonoma o viene imbeccata da qualcuno ma non c’è dubbio che la citazione di Taranto come punto di imbarco sia una clamorosa “bufala”. Sì, perché chiunque voglia imbarcarsi dalla Puglia per qualsiasi destinazione deve farlo da Brindisi e non certo da Taranto, ma tant’è…
Ricapitolando: Denis e la sua ex fidanzata, secondo il racconto di quest’ultima. si sono incontrati intorno alle 16,30 e hanno lasciato Cosenza.

Dopo quasi un’ora di viaggio sono sulla statale jonica all’altezza di Roseto Capo Spulico. Hanno già percorso più di cento chilometri quando incappano in una sorta di posto di blocco. Siamo a circa tre chilometri dal luogo dove Denis morì.
Il capo pattuglia è il brigadiere Francesco Barbuscio, lo stesso che da lì a poche ore farà i rilievi della tragedia e che raccoglierà le prime deposizioni dei testimoni.

LA PRIMA DEPOSIZIONE DI ISABELLA INTERNO’

Ma lasciamo che a parlare sia ancora Isabella Internò.
“Dopo qualche chilometro dal Castello di Roseto, Denis ha fermato la Maserati in uno spiazzo sulla destra. Dopo una lunga discussione (sulla scorta della sua seconda deposizione, scopriremo che si sarebbe protratta addirittura per quasi due ore! Ndr), quando mi era parso di averlo convinto a ritornare a Cosenza, ad un tratto è sceso dalla macchina, con la mano destra ha accennato a chiedere un passaggio ad un paio d’auto che non si sono fermate. Nel sopraggiungere di un camion che procedeva verso Taranto repentinamente, volutamente si è buttato sotto le ruote anteriori. A quel punto ho messo in moto l’auto portandola sulla sede stradale credendo di trovarlo in vita. Sono scesa e ho visto che il camionista aveva bloccato il mezzo immediatamente”.
Denis Bergamini è stato trovato morto nella località “Monica” del comune di Roseto Capo Spulico, progressiva km. 401, direzione nord.

Ed ecco la versione del camionista, Raffaele Pisano, di Rosarno, che guidava un Fiat Iveco 180 NC a quattro assi, targato Reggio Calabria, carico di mandarini.
“Non ho potuto fare nulla per evitarlo e il suo corpo è stato trascinato in avanti per una cinquantina di metri prima di fermare il mezzo”.

Fin da subito è evidente che c’è qualcosa che non torna.
Le testimonianze del camionista e della ragazza concordavano sul fatto che il giocatore si fosse buttato all’improvviso sotto le ruote del camion ma divergevano su un punto. Mentre la ragazza affermava che dopo l’investimento, avvenuto a pochi metri di distanza della Maserati parcheggiata nella piazzola, “il camionista ha bloccato il mezzo immediatamente”, il Pisano sosteneva di avere “trascinato in avanti per quasi una cinquantina di metri prima di fermare il mezzo”. Mentivano entrambi…

LA SECONDA DEPOSIZIONE DI ISABELLA INTERNO’

Isabella Internò

Questa è la seconda deposizione rilasciata da Isabella Internò agli inquirenti qualche giorno dopo la morte di Denis, per la precisione il 23 novembre.

Mentre eravamo fermi sulla piazzola alle 19,10 (mi ricordo la circostanza perchè guardai l’orologio) Denis è sceso dall’auto intenzionato a fare l’autostop. Denis si buttò sotto le ruote tuffandosi nella stessa posa che si usa quando si fanno i tuffi in piscina. Le braccia protese in avanti, la testa leggermente reclinata in avanti e il corpo teso orizzontalmente. Poi, nell’illusoria speranza che poteva essere ancora in vita mi precipitai alla guida dell’autovettura nel punto in cui si era arrestato l’automezzo”.

Rispetto al primo verbale la ragazza ricorda con più particolari quegli attimi terribili ma, ancora una volta, non combaciano per niente con quelli riferiti dal camionista.

Ecco la ricostruzione di Pisano. “Quando giunsi in prossimità della piazzola, mi attraversò repentinamente la strada con uno scatto improvviso. Credo di aver urtato la persona alla spalla e di averla presa con la ruota anteriore destra”.

Certo, vedere una persona che si tuffa in avanti di testa o vederne invece un’altra che tenta di attraversare la strada è un po’ diverso…

Quella sera di novembre piovigginava ed erano le sette passate, secondo la loro fantasiosa ricostruzione. Il buio e il riverbero dei fari sul manto stradale bagnato possono aver giocato un brutto scherzo alla vista.

Ma al processo il camionista sottolineò ulteriormente: “Come l’ho preso è cascato per terra, escludo che si sia buttato a tuffo sotto il camion”.

Ancora gli stessi due testimoni, ancora due versioni diverse. Solo su una cosa concordano: Denis un attimo primo di morire si trova nella piazzola sterrata nei pressi della sua Maserati.

L’ex fidanzata arriverà addirittura a smentire se stessa. In un primo momento dice di aver guidato la Maserati fino al camion per soccorrere Denis sperando di trovarlo in vita. Poi ci ripensa:Non ho mai guidato la Maserati di Bergamini, avevo la patente da due-tre mesi. Dopo l’incidente sono scesa dalla macchina e poi mi hanno soccorsa. Sono scesa dalla macchina e ho incominciato ad urlare”.

L’ANIMA NERA: IL BRIGADIERE BARBUSCIO

Dire che il brigadiere Francesco Barbuscio (oggi defunto) sia stato determinante per insabbiare le indagini è quasi un eufemismo. Diciamo pure che questo carabiniere è l’anima nera dell’omicidio di Denis Bergamini.
Le sue gravissime responsabilità emergono in maniera addirittura grottesca già nell’immediatezza dei fatti, eppure nessuno o quasi le mette in discussione.

Anzitutto, dichiara di essere stato avvisato alle 19.30 da un collega di Rocca Imperiale (tale maresciallo Bagnato) che “c’era un morto in mezzo alla strada ai confini con Montegiordano”. A suo dire (ma vedremo che si tratta di un’altra spregevole menzogna), sulla scorta della testimonianza di Isabella Internò (che però si era addirittura dimenticato di riportare), Bergamini sarebbe morto intorno alle 19,15.
Nella sua “comunicazione in merito al rinvenimento del cadavere di persona di sesso maschile identificata in Bergamini Donato”, trasmessa alla Procura di Castrovillari il giorno dopo, si conferma in pieno la testimonianza del camionista.

“… Davanti la cabina, sul margine destro, giaceva il corpo di una persona di sesso maschile, in posizione bocconi, con gli arti inferiori verso il guard-rally (!!!) e il tronco parallelo all’autocarro. Il cadavere, dalla visione di una patente di guida e dalla testimonianza della sua ragazza, risultava essere Bergamini Donato…”.
“Il manto stradale al momento era bagnato… E’ stata rilevata una traccia di strisciamento del cadavere misurata in metri 59 dal punto in cui si trova il cadavere. Il disco del cronotachigrafo nel tratto di strada dell’evento segnava una velocità di 40-45 chilometri orari».
Quanto al presunto posto di blocco, scrive che “alle ore 17.30 a un posto di blocco situato a Roseto Marina sud (cioè a poca distanza dal luogo della tragedia), avevano fermato l’auto Maserati di Bergamini “con a bordo due giovani di ambo i sessi”, i quali avevano proseguito in direzione di Taranto.
Barbuscio intima l’alt alla Maserati, prende nota della targa e li lascia andare in direzione Taranto.

Ma l’aspetto più grottesco dell’omicidio di Denis è la posizione della sua Maserati. Scrive Barbuscio: “Sul luogo del sinistro, l’autocarro era preceduto dall’auto Maserati controllata in Roseto Marina”. E poche righe dopo: “Ci siamo portati in Roseto Marina ove, nel locale pubblico gestito dal signor Infantino Mario, abbiamo trovato la ragazza che prendeva posto sulla Maserati di cui sopra”.
Nel suo verbale il brigadiere riesce addirittura a vederla in due posti diversi, lui stesso e contemporaneamente.
Prima dice che la Maserati è davanti all’autotreno e ancora non c’è traccia della ragazza. Poi apprende non si sa bene come che è nel bar-ristorante, a qualche chilometro dal luogo dell’omicidio. Non si sa bene chi glielo dice perché non ce lo spiega…
Arrivato lì, si ritrova la stessa macchina che ha visto tre chilometri prima sulla quale, come per incanto, sta salendo Isabella Internò…

LA VERITA’ DEL CARABINIERE DE PALO CAMBIA L’ORA DELLA MORTE

Nell’ambito delle indagini difensive, l’avvocato Gallerani ha sentito il carabiniere Angelo De Palo, all’epoca dei fatti in servizio presso la stazione dei carabinieri di Roseto Capo Spulico.
Tale audizione è risultata sconvolgente in quanto è tale da rivoluzionare l’intera realtà processuale fino ad oggi conosciuta.
Il nome del carabiniere De Palo risultava dagli atti acquisiti presso la stazione dei carabinieri di Roseto Capo Spulico e lo stesso avrebbe fatto parte dell’equipaggio di cui all’ordine di servizio n. 31 del 18 novembre 1989.
Tale verbale vedrebbe l’uscita della pattuglia alle ore 17.15 con rientro alle ore 19.15; si comporrebbe dei militari, brigadiere Francesco Barbuscio, appuntato Giuseppe Rossi, carabinieri Angelo De Palo e Gianfredo Lecci; i militari sarebbero tutti a bordo di un unico mezzo, una Fiat Campagnola.
Tale verbale non risulta sottoscritto proprio dal carabiniere De Palo.

I carabinieri uscirono in quanto era stato segnalato un tentativo di rapina a camionista da parte di cinque persone a bordo di una Opel Corsa grigia tra Trebisacce e Villapiana.
Dunque, Barbuscio dichiara che la Maserati viene fermata alle 17,30 ma viene fatta proseguire verso Taranto e che alle 19,30 viene avvisato che c’è un morto sulla strada.

Vediamo ora qual è il contenuto della dichiarazione del carabiniere De Palo.
Egli dichiara che si trovava in normale servizio perlustrativo unitamente al brigadiere Barbuscio con inizio alle ore 17. Dunque, erano in due e non in quattro come risulta dal verbale.

Ad un certo punto il brigadiere Barbuscio, dopo la perlustrazione di parte del territorio, decideva di istituire un posto di controllo alla circolazione stradale nei pressi del ristorante di Mario Infantino, “Da Mario”.

Durante l’espletamento di tale servizio, alle ore 17.40 circa, il brigadiere intimava l’alt ad una Maserati che procedeva in direzione Taranto. L’auto era occupata da una giovane coppia e il brigadiere chiedeva al conducente i documenti di guida e di circolazione. Dopo il rituale controllo, il brigadiere faceva proseguire l’auto.

Ricorda bene De Palo che il brigadiere non annotava su alcun documento di servizio le generalità del conducente e le caratteristiche del veicolo. Dopo qualche minuto, il brigadiere decideva di spostarsi da lì, per intraprendere nuovamente la perlustrazione del territorio.

Prosegue De Palo: “Subito dopo il militare di servizio alla caserma della stazione carabinieri di Rocca Imperiale ci contattava via radio avvertendoci che nel tratto della statale 106 Roseto Capo Spulico-Montegiordano era stata segnalata una persona travolta da un veicolo”.

De Palo ha un ricordo vivissimo e sottolinea: “Preciso che l’arco di tempo intercorso dal fermo dell’autovettura alla segnalazione del tragico evento è stato sicuramente inferiore alla mezzora”. Mentre per Barbuscio, che riferisce di essere intervenuto alle 19.30 sono due ore!!!

Giunti sul posto, De Palo riconosceva a terra il giovane poco prima fermato. Successivamente arrivavano altri colleghi, che lo coadiuvavano nelle operazioni di viabilità, mentre il brigadiere si allontanava alla ricerca della ragazza, che poco prima avevamo visto a bordo della Maserati. Espletate le attività di rito, il carabiniere rientrava in caserma, dove notava la ragazza che faceva uso del telefono.

Il carabiniere De Palo ricorda bene “che all’arrivo sul posto non era buio”. Possono essere al massimo le ore 18 e non certo le 19.30 come dichiara Barbuscio.

Due precisazioni sono operate dal carabiniere De Palo sui punti fondamentali della sua dichiarazione. Dice il carabiniere in ordine al servizio di posto di blocco per fermare gli autori di una tentata rapina: “Ricordo che personalmente con il brigadiere Barbuscio in quel posto di blocco non è stato espletato nessun servizio antirapina”.

Quanto all’orario del suo intervento sul posto al km. 401, precisa: “Aggiungo inoltre, a prova del fatto che quando siamo intervenuti non era buio, ricordo bene che a bordo dell’autovettura di servizio non vi era il faro iodolux in dotazione e che non mi sono recato a prenderlo, come avrei senz’altro fatto qualora fosse stato buio”.

Le circostanze che emergono dalla dichiarazione del carabiniere De Paolo sono davvero straordinarie e tali da inficiare tutta la ricostruzione “ufficiale” del caso.

Cominciamo dalla più clamorosa: tra il momento in cui la Maserati fu fermata e il momento in cui Barbuscio e De Palo furono chiamati perché una persona era morta sulla strada è trascorsa sicuramente meno di mezzora. Dunque, se la Maserati fu fermata alle 17.40 circa (o magari anche qualche minuto prima), la chiamata che segnalava la presenza di un cadavere è giunta sicuramente prima delle 18.10.

Abbiamo già evidenziato come Barbuscio mente persino sul numero dei carabinieri che effettuano il servizio: sono due e non quattro.

Ma il racconto di De Palo ci fa ritenere che non è vero quanto scritto e dichiarato da Barbuscio sulla chiamata e sull’ora della morte (19.30); e non è vero quanto dichiarato da Isabella Internò (“ci fermammo sulla piazzola un’ora, un’ora e mezzo: guardai l’orologio ed erano le 19.10 quando Denis scese dall’auto).

E se non è stato svolto nessun servizio antirapina e se è stato fermato soltanto Bergamini, che sono usciti a fare i carabinieri? Solo per fermare Bergamini? E se è così, Barbuscio l’ha fatto per dare un segnale a qualcuno? A questo punto è molto probabile che sia così.