Omicidio Bergamini, tutti gli indizi contro Isabella Internò e il cugino

Lunedì 20 novembre 1989 diecimila persone partecipano ai funerali di Denis Bergamini nella chiesa della Madonna di Loreto.

Isabella Internò, l’ex fidanzata del calciatore, unica testimone dell’omicidio, destinataria di un avviso di garanzia con l’ipotesi di reato di concorso in omicidio, è presente ed è accompagnata da due cugini.

Si tratta principalmente di Alfredo Internò, detto Pippo o Dino, aspirante guardia giurata, cugino di primo grado di Isabella, che in pratica la “scorta” in ogni momento della celebrazione.

Dino Pippo Internò, che ha studiato all’Istituto Agrario, non brilla certo per savoir faire e istruzione.

Quando parla sembra che grugnisca e si distingue soprattutto per un atteggiamento “malandrino” provocato quasi certamente da qualche frequentazione con elementi (non certo di primo livello) dell’ambiente malavitoso cosentino. In poche parole, uno che ha le scarpe grosse come i “tamarri” ma non certo il cervello fino come recita il vecchio adagio.

L’altro è il marito della cugina, che crede di mimetizzarsi con un paio di occhiali scuri. In realtà, quegli occhiali non faranno altro che metterlo ancora di più in evidenza. Si chiama Francesco Arcuri.

Il particolare colpisce molti cosentini presenti ai funerali e si sparge la voce che Isabella Internò sia “scortata” da poliziotti in borghese per proteggerla da eventuali malavitosi malintenzionati ma è soltanto una leggenda urbana. A nessuno però viene in mente di chiarire chi fossero questi due “brutti ceffi”.

La sensazione che destano questi due cugini dal fare grossolano e invadente invece è una sola: evitare che Isabella possa fare qualche sciocchezza, magari parlando con qualcuno e lasciandosi scappare particolari scabrosi sull’omicidio di Bergamini.

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Tanto per inserire una metafora calcistica, Pippo Dino Internò sembra uno stopper che vuole impedire al centravanti (in questo caso Isabella, la principessa della menzogna) di far gol ovvero di creare danni a chi ha pensato e commesso l’omicidio, del quale sono certamente a conoscenza tutti e tre.

Gli investigatori dell’epoca, dunque, non si preoccupano di chiarire l’identità di due personaggi così grotteschi e particolari.

Per fortuna, una mano decisiva ce la dà Tiziana Rota, la moglie di Maurizio Lucchetti, compagno di squadra di Denis fino alla stagione precedente, che è rimasta molto amica di Isabella Internò.

A maggio del 1989 partorisce la sua prima bambina e a novembre torna a Cosenza per trovare alcuni amici e ritirare un’auto e in quell’occasione si accorda per incontrare anche Isabella.

E’ il 6 novembre 1989 ovvero dodici giorni prima della morte di Denis Bergamini. La testimonianza della moglie di Lucchetti è contenuta nella controinchiesta condotta dall’avvocato Eugenio Gallerani ed è stata pubblicata con discreto risalto in concomitanza con l’avviso di garanzia notificato alla principessa della menzogna.

“… Le feci vedere la bambina e bevemmo qualcosa in una pasticceria di Commenda di Rende – dichiara Tiziana Rota -. Lei mi disse che con Denis era finita e che non riusciva ad accettare la cosa, ma lui non ne voleva più sapere di lei. Isa mi disse che questa non era come le altre volte (che poi tornavano assieme), anche perché era passato troppo tempo. In più mi disse che Denis non la voleva più: non la voleva più vedere e non voleva più sentirla. Isa mi disse: “Stavolta questo non torna, non torna”; “Stavolta l’ho perso”. Io le dissi: “Passano tanti treni, ne hai perso uno, prenderai il prossimo”. Isa rispose: “No, Tiziana, io lo voglio mio, deve essere mio. Piuttosto che sia di un’altra preferisco che muoia”.

Ovviamente questa frase mi lasciò scossa ed è rimasta scolpita nella mia mente. Preciso che il discorso su Denis iniziò all’interno della pasticceria ma per la gran parte proseguì al di fuori. Mi disse anche che i suoi non sapevano che lui l’aveva lasciata, che non poteva dirlo a suo padre per la questione dell’onore. Isa era molto agitata. A un certo punto, dalla nostra sinistra si avvicinarono due ragazzi, mi avvisò che erano i suoi cugini e mi intimò di cambiare subito discorso perché se avessero saputo che Denis l’aveva lasciata lo avrebbero potuto ammazzare. In particolare disse: “Tizià, se sanno lo ammazzano!”. Si fermarono un attimo, salutarono Isa, che me li presentò, le chiesero se andava tutto bene e se ne andarono. Non ricordo esattamente il loro aspetto, comunque erano due ragazzotti ben robusti e dai tratti mediterranei. Io ero esterrefatta, anche perché non capivo cosa c’entrassero i cugini.

Isabella mi rispose: “Tizià, tu non capisci, qui c’è l’onore, la famiglia. E’ diverso che al Nord”. Parlammo ancora di Denis, le dissi che doveva calmarsi e di lasciarlo perdere, di dimenticarlo, poi ci salutammo sempre con l’idea di risentirci. Posso dire che quell’incontro mi è rimasto particolarmente impresso. Ciò non solo per le frasi pronunciate, per l’arrivo dei cugini con la conseguente frase di Isa, ma anche perché lei era molto nervosa e agitata, come non l’avevo mai vista. Mi colpì anche il fatto che Isa, quando vide arrivare i cugini, si spaventò e agitò ancora di più e mi intimò di cambiare discorso”.

La lente di ingrandimento degli investigatori, quando il caso Bergamini viene riaperto, si concentra subito su questi due cugini. Uno è sempre lui, Alfredo Internò detto Dino e Pippo, che nel frattempo ha coronato il suo sogno di fare la guardia giurata. L’altro non è più il marito della cugina ma il fratello di Pippo, tale Roberto Internò, dalle caratteristiche più o meno simili a quelle del germano.

I carabinieri del Gruppo Zeta, che curano l’attività investigativa, si preoccupano subito di intercettare le conversazioni di Isabella Internò e tra i documenti che fanno parte della grottesca richiesta di archiviazione presentata dal pavido e scadente (ormai ex) procuratore Giacomantonio, c’è un passaggio molto interessante.

E’ il 23 dicembre del 2011. Isabella è stata ascoltata da una ventina di giorni come persona informata sui fatti.

Isabella Internò con il cugino Pippo Dino Internò
Isabella Internò con il cugino Pippo Dino Internò

La Internò, in questo colloquio, riferisce a Pippo la circostanza, strappandogli soltanto, oltre ai soliti grugniti, un “così la finiscono di rompere le palle” che dipinge il soggetto in tutta la sua dimensione picaresca.

Isabella gli dice di essere serena e cerca quasi conferme dal suo fedele scudiero: “… Perché la verità (fa un certo effetto sentire dire questa parola dalla principessa della menzogna, ndr) è quella… Oi Pi’, tu lo sai, c’eri proprio, quindi…”.

Anche gli investigatori meno capaci potrebbero intuire che quel riferimento alla presenza di Dino Pippo Internò possa alludere alla scena dell’omicidio di Bergamini. E ci sono più indizi, sempre nelle carte a disposizione della procura di Castrovillari, che vanno nella direzione giusta, ossia quella della presenza di Pippo Internò sul posto del delitto.

I carabinieri del Gruppo Zeta danno grande importanza a quel colloquio ma quelli che subentreranno a loro nell’inchiesta sottovaluteranno clamorosamente sia questo sia molti altri indizi che sono disseminati nel lavoro investigativo.

Basti pensare che non ritengono neanche utile ascoltare il bifolco di cui sopra. O meglio, lo convocano per il 18 maggio 2013 a Castrovillari ma non riescono a sentirlo perché il soggetto deve subire un intervento chirurgico a Milano. Pippo tuttavia è ben presente a una “riunione di famiglia” che si svolge a Cosenza appena due giorni prima dell’interrogatorio del cugino di Isabella. Sono presenti, oltre a lui, anche il fratello Roberto, il marito di Isabella, il poliziotto Luciano Conte, la sorella Katia e l’onnipresente marito Gianluca Tiesi, personaggio molto influente su Isabella e sul suo consorte. Purtroppo di questa riunione non esistono intercettazioni.