Operazione “Apocalisse”: “Marco Perna voleva andarsene in Brasile”

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“La giustizia per essere credibile deve essere efficace”. Così ha dichiarato il procuratore della repubblica di Catanzaro Vincenzo Lombardo, stamattina, nel corso della conferenza sull’operazione “Apocalisse”. Operazione che ha visto schierati 140 uomini nella cattura di 17 soggetti (sui 19, uno attualmente detenuto e uno latitante), facenti parte del clan Perna. Gli uomini erano dediti soprattutto allo spaccio di hashish e marijuana, ma anche cocaina regolata dalle leggi della criminalità cosentina.

A capo Marco Perna – come spiegato dal procuratore della DDA di Catanzaro, Giovanni Bombardieri –  soggetto molto intelligente, che si approvvigionava in aree di Reggio Calabria e al Nord, facendo spaccio presso un garage. Già le dichiarazioni di collaboratori di giustizia hanno fatto rilevare l’attività criminale del clan che, pur inserito nelle dinamiche del controllo e gestione della criminalità organizzata cosentina, si era creato una propria nicchia.”

Una serie di captazioni hanno condotto alla cattura. L’attività di monitoraggio dei principali indagati ha abbracciato un periodo di circa un anno, a partire dal settembre 2014 fino ad oggi. Numerosi i riscontri effettuati che hanno portato anche al rinvenimento di un vero e proprio deposito di armi e droga nell’enclave del gruppo criminale nel quartiere “Serra Spiga” di Cosenza, dove sono stati sequestrati 110 chili tra hashish e marijuana, oltre a due revolver di grosso calibro. Intorno al traffico della droga, la cosca cosentina aveva organizzato un vero e proprio “business”, con tanto di finanziamenti a beneficio dei “clienti” interessati all’acquisto dello stupefacente tramite una finanziaria, che serviva proprio a pagare i debiti di droga.

“Marco Perna – ha continuato il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, Fabio Ottaviani – voleva estendere la sua attività anche all’estorsione, per rispetto del padre le cosche gli hanno consentito molte azioni. Si parla di 80mila euro da versare all’anno nella bacinella comune ai clan, impegno a cui non avrebbe ottemperato. Secondo un collaboratore di giustizia, vi furono molti contrasti per questo, che poi furono appianati.”

Perna premeditava di andarsene all’estero, il pericolo di fuga ha costituito una maggiore spinta per procedere agli arresti di questa mattina.

“Voleva – ha concluso Bombardieri – andarsene in Brasile, con la volontà di portarsi via tutto il patrimonio accumulato. Il rapporto commerciale criminale era datato nel tempo. Non si tratta di episodi occasionali ma sistematici. Grazie alle intercettazioni, ai documenti e le dichiarazioni dei collaboratori, siamo riusciti ad interrompere l’attività che coinvolgeva molti giovani. Gli appuntamenti, inoltre, avvenivano sempre negli stessi luoghi. Incrociando i dati siamo arrivati alla cattura.”

Gli uomini del clan sono stati catturati con l’aggravante dell’art.7 del metodo mafioso.

Valentina Mollica