Operazione “Due Mari”, la sicurezza dei carichi di coca garantita dai “terroristi”

Dalla conferenza stampa che si è appena conclusa a Reggio Calabria, si apprendono maggiori particolari sulla maxi operazione antidroga denominata “Due Mari”, che ha consentito di sgominare un narcotraffico impressionante tra Italia, Usa e Colombia con 33 arresti e 11 tonnellate di cocaina sequestrate.

Secondo gli inquirenti i promotori della struttura erano i fratelli Franco e Giuseppe Cosimo Monteleone, ritenuti punti di riferimento e capisaldi storici del narcotraffico internazionale nella Locride. Dall’operazione italiana è sfociata poi quella della Dea americana, l’operazione “Angry Pirate Due”, svolta in diversi paesi del mondo e con al centro gli stessi fornitori e, a volte, anche gli stessi clienti oggi indagati.

In particolare, le informazioni del Gico di Catanzaro hanno consentito agli inquirenti italiani, statunitensi e sud americani, di interscambiarsi diversi elementi conoscitivi. Importante è stata così l’attività sinergica tra i finanzieri calabresi e la Dea, supportata dalla preziosa collaborazione della Cbp e della Panama Express Strike Force North (Panex-n), che hanno operato in varie parti del mondo, tra cui Colombia, Costa Rica, Panama, Messico, Brasile, Lima, Cile, Venezuela, Repubblica Dominicana e Ecuador.

LA SICUREZZA DEI CARICHI GARANTITA DAI “TERRORISTI”

Le conseguenti indagini condotte dalla Dea in Sudamerica, hanno portato all’individuazione di sette laboratori clandestini, al sequestro di circa 11 tonnellate di cocaina e all’arresto in flagranza di 111 soggetti.

Le investigazioni in Colombia, dove sono stati eseguiti 22 provvedimenti custodiali, hanno consentito, inoltre, di identificare dei membri chiave dell’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln), una organizzazione terroristica responsabile di estorsione, sequestro di persona e omicidio, oltre che di traffico di stupefacenti.

operazione-antidroga-due-mari-30062016-02Quest’ultima, insieme alle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), garantiva la sicurezza del trasporto dello stupefacente dai laboratori ai punti di deposito costieri, dove poi passava sotto il controllo dei Los Urabenos Bandas Criminales (Bacrim) che ne garantivano la fuoruscita in sicurezza dal territorio colombiano.

La cocaina veniva così caricata su grandi navi mercantili, su imbarcazioni da pesca, o su cosiddette barche “go-fast”, per essere trasportata verso i paesi di transito, Costa Rica, Repubblica Dominicana e Panama, per essere successivamente inviata in Europa e negli Stati Uniti.

Gli spiccati profili internazionali dell’operazione sono stati possibili anche grazie al contributo del Comando generale della Guardia di finanza, del Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia Interpol e dellaDirezione centrale per i servizi antidroga (la Dcsa).

L’intera operazione ha permesso di infliggere all’organizzazione criminale rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che, soprattutto, dei mancati guadagni. La droga sequestrata, infatti, una volta lavorata ed immessa in commercio avrebbe fruttato circa tre miliardi di euro.