Operazione Frontiera: a Luberto piace vincere facile

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L’operazione di serie B denominata “Frontiera”, scattata all’alba del 19 luglio in quel di Cetraro, condotta dal dottor Luberto, pm antimafia della procura di Catanzaro, che ha portato in cella 58 persone, tra cui il boss Franco Muto, e molti suoi picciotti e prestanomi vari, regge al giro di boa del TDL.

Infatti il Tribunale della Libertà rigetta altre 4 richieste di scarcerazione avanzate dalla difesa. Si tratta di Alfredo Palermo, Guido Maccari, Giuseppe Fiore, Valentino Palermo.

Con questa ultima udienza, tutti gli imputati di “Frontiera” restano in carcere. Ad eccezione di tre che hanno avuto misure alternative alla detenzione. In questi casi si suol dire: l’accusa regge.

Il boss Franco Muto
Il boss Franco Muto

Ricordiamolo: gli imputati sono accusati di far parte di un sodalizio criminale con a capo il boss Franco Muto, dedito al traffico di sostanze stupefacenti e per aver “istituito” con la forza un regime di monopolio di importanti attività commerciali della zona, su tutte la commercializzazione del pescato.

Dunque, il primo tribunale terzo conferma quanto sostenuto nei capi d’accusa dal dottor Luberto. Che in questo caso mi pare abbia scoperto l’acqua calda. E’ una vita che al boss Muto si imputano queste accuse. Ci sono voluti 30 anni per dimostrarlo.

Ma nessuno si chiede come mai tutto ciò è stato possibile. Quali sono le complicità “istituzionali” che hanno permesso al boss Muto di agire per anni nella totale impunità. E’ chiaro che per far questo ci vogliono coperture politiche e giudiziarie.

Ma in questa inchiesta di serie B, di queste figure non c’è traccia. Infatti se questa operazione regge, a differenza di altre, ad esempio “Sistema Rende”, ciò lo si deve all’assenza, nei mandati di cattura, di personaggi politici di spicco. Politici corrotti e mafiosi che in questa inchiesta ci sono. Eccome se ci sono. Ma nessuno li ha indagati.

magorno e sgherriNeanche il dottor Luberto che ha condotto questa operazione, dopo aver ascoltato per anni tutto quello che boss e sodali si dicevano. Luberto ha ascoltato tutti i 58 imputati, tranne il deputato del PD Magorno, che alla guida della macchina dell’imprenditore della sanità, si vantava con il prestanome di Muto della sua affiliazione al clan. E di tutti i favori fatti al boss Muto. Intercettazione che risale allo steso periodo in cui Luberto ascoltava tutti gli altri.

Ecco, Luberto questo “dialogo” non l’ha ascoltato. Ha intercettato tutto, tranne questo. E forse è stata la salvezza della sua inchiesta. Perché fin quando sono solo malandrini, tutto si può confermare. Ma se ci fosse stato pure Magorno, le cose sarebbero andate diversamente. Magari, pur di non arrestare il politico avrebbero rimesso in libertà pericolosi criminali. Che è quello che io dico succederà a Cosenza, cioè arresteranno solo malandrini. Anche se questa mia tesi è stata sconfessata da autorevoli fonti.

Comunque, una “sentenza” scontata quella del Tribunale della Libertà, che non conferma però il sequestro dei beni dei familiari di Tonino Mandaliti. E anche in questo caso ci sarebbe molto da dire, perché se vengono a cadere i collegamenti “economici” con il boss Muto, tutto l’impianto dell’inchiesta subisce un serio colpo.

Tuttavia, diciamo pure che è stata una prima vittoria, quella di Luberto, che potremmo riassumere in un famoso slogan pubblicitario: ti piace vincere facile!

GdD