Operazione Frontiera, i nomi degli amministratori giudiziari indagati

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Sono quattro gli amministratori giudiziari delle ditte confiscate al clan Muto per i quali la DDA di Catanzaro aveva chiesto l’arresto nell’ambito dell’operazione Frontiera, poi rigettati dal Gip. 

Si tratta di Nicola Giuseppe Bosco, Gennaro Brescia, Salvatore Baldino e Gianluca Caprino. 

I primi due sono di Catanzaro e a Cosenza li conosciamo come una specie di incubo, a causa del… Cosenza Calcio. Bosco e Brescia erano infatti tra gli amministratori giudiziari della società rossoblù all’indomani dell’arresto di Paolo Fabiano Pagliuso nel marzo del 2003.

Il Cosenza era ancora in serie B, retrocesse sul campo e poi non venne riammesso al campionato successivo (unica delle quattro retrocesse). In quei mesi convulsi erano loro i custodi giudiziari e non ci fu nulla da fare per ottenere l’iscrizione del Cosenza neanche al campionato di serie C1: un disastro. Che certamente non può essere attribuito a loro, ci mancherebbe. Ma che non possiamo non paragonare all’atteggiamento “collaborativo” per usare un eufemismo con il quale invece si sarebbero messi a disposizione per il clan.

Gli altri due, Salvatore Baldino e Gianluca Caprino, sono di Cosenza ed Aprigliano. 

Il procuratore Gratteri, a proposito degli amministratori giudiziari, ha detto: “Infedeli, asserviti alle organizzazioni mafiose, perché beni confiscati continuavano a essere gestiti dalla cosca. Per questi amministratori giudiziari abbiamo chiesto misure interdittive, che non sono state accolte ma faremo appello perché queste persone devono andare in carcere. Ai fini della credibilità dello Stato non è possibile che beni sequestrati alla mafia continuino a essere nella disponibilità dei mafiosi”.