Padre Fedele, la signora Lanzino e le mille ambiguità di Cosenza

Matilde Lanzino
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Le signore del Centro Antiviolenza intitolato a Roberta Lanzino sono arrabbiate. Non vogliono che la loro associazione sia confusa con la Fondazione (sempre intitolata a Roberta Lanzino).

E’ una storia vecchia ma che ritorna attuale dal momento in cui la signora Matilde Lanzino è stata chiamata in giunta da Occhiuto insieme a Padre Fedele Bisceglia. Insomma, pare che i rapporti del Centro Lanzino con la famiglia Lanzino non siano idilliaci. Cose che capitano in tutte le… famiglie.

Il problema è semplice: per le signore del Centro Antiviolenza, Padre Fedele è un diavolo, uno stupratore, anche se è stato assolto definitivamente dalla Cassazione, e non perdono occasione per ricordarlo. O con comunicati scritti di loro pugno o con note sottoscritte dall’associazione nazionale alla quale si richiamano.

E si inalberano e di brutto se qualcuno fa notare questa enorme ambiguità.

Noi dal canto nostro non possiamo che ribadire un concetto di fondo.

La nomina di Matilde Lanzino, la mamma della povera Roberta, la studentessa barbaramente uccisa nel 1988 e il cui delitto è rimasto impunito, ci spinge per forza a sviluppare un discorso che ha a che fare con l’ambiguità di Occhiuto ma più in generale anche con quella della stessa signora Lanzino e persino di Padre Fedele Bisceglia. Al quale abbiamo detto e scritto, a muso duro, che si è comportato da “trusciante” quale non era mai stato in quasi 80 anni di vita.

Ci chiediamo come sia possibile in una città che ragiona con il cervello avere come assessore Padre Fedele Bisceglia (perseguitato, oggetto di vessazione evidente da parte di gente che veste indegnamente gli abiti dello stato e innocente per proclama della Suprema Corte di Cassazione), e dall’altra parte un assessore come la Lanzino che si costituisce parte civile (anche se diranno che il Centro non è la Fondazione, credeteci, non ce ne può fregare di meno), come dimostra il caso Bisceglia, non per avere giustizia, ma per confonderla.

Ci chiediamo, sul profilo della Garanzia dei Diritti Umani, quale sia l’opportunità che si offre ai cosentini con questa nomina. Per quanto riguarda la parità di genere e la lotta contro la violenza alle donne, con tutto il rispetto per la signora Lanzino, ci sono persone più autorevoli che non hanno mai commesso errori gravissimi come quello di accanirsi contro un innocente. Che per assurdo sarà suo “collega” in giunta.

Noi in tutto questo ci vediamo una grande contraddizione e una grandissima ambiguità, le donne del Centro Antiviolenza continueranno a dire che loro sono un’altra cosa ma, alla base di tutto, forse dovrebbero rispettare anche loro una sentenza definitiva di assoluzione.

Per non fare la fine di quei giapponesi che a decenni dalla fine della guerra, stavano ancora a combattere non si sa bene chi e non si sa bene cosa.