Palazzo dei Bruzi, il fantasma dell’opera (di Camillo Giuliani)

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di Camillo Giuliani

L’essenziale è invisibile agli occhi, scrisse Antoine de Saint-Exupéry. E in Comune a Cosenza devono essere fan sfegatati de Il piccolo principe, visto che dichiarano realizzate opere pubbliche che la vista non è in grado di percepire. È il caso dell’efficientamento energetico del municipio, tormentone la cui storia affonda le radici fino agli anni in cui in Giunta sedeva ancora Martina Hauser. All’approvazione del progetto, infatti, contribuì nel 2012 il ministero dell’Ambiente, allora guidato dal suo compagno Corrado Clini, ma la vicenda si è conclusa – si fa per dire – soltanto ieri.

Porta, infatti, la data del 06/03/2017 la determinazione dirigenziale numero 437/2017 con la quale Francesco Converso e Giuseppe Nardi, i neodirigenti esterni nominati dal sindaco nei mesi scorsi per guidare i settori Lavori pubblici e Bilancio, attestano che le opere per migliorare l’efficienza energetica di Palazzo dei Bruzi sono giunte a compimento. Compimento tardivo – la fine dei lavori era prevista nel novembre dell’ormai lontano 2014, l’apertura del cantiere risale al 31 marzo dello stesso anno – ma pur sempre compimento, si potrebbe sostenere. E invece no. Basta leggere i dettagli dell’appalto per osservare come, nonostante i mesi impiegati dagli operai siano diventati 36 e non 8 come da previsione, i lavori appaiano ben lontani dal completamento, in netta contraddizione con quanto sostenuto dagli uffici di piazza dei Bruzi.

Bisognava rimuovere tutti i condizionatori dalle facciate del municipio, per esempio. Lo aveva annunciato il sindaco in un comunicato del marzo 2014 ed è riportato nelle relazioni allegate al disciplinare di gara ancora consultabili sul portale web del Comune, ma basta una passeggiata in zona per osservarne a decine sui muri dell’edificio.

Questo è poco. Ben più misteriosa è la vicenda della struttura sospesa nel cortile del Comune, vero punto cardine dell’efficientamento energetico: Palazzo dei Bruzi spiegò ai cittadini che le modifiche ai macchinari un tempo ospitati in sala Catera avrebbero creato un problema di carichi e che, pertanto, era nata «l’esigenza della realizzazione di un nuovo volume tecnico, posto all’interno della corte del municipio, al fine di non andare ad intaccare l’organismo architettonico, che, in tal modo, rimarrà integro nella sua configurazione strutturale e formale».

E in nome della chiarezza non mancarono i dettagli, diffusi in due distinte (ma sostanzialmente identiche) note per il pubblico: «Per evitare l’interferenza della struttura in elevazione con l’utilizzo della corte interna, è prevista una struttura sospesa, con gli unici elementi di sostegno (setti) posti alle due estremità del nuovo volume ed accostati alle murature preesistenti. Le aree dove troveranno posto i macchinari saranno completamente rivestite in modo da mitigare l’impatto del nuovo volume all’interno del Palazzo di Città e restituire la massima pulizia delle facciate. Nel bando di gara erano stati previsti, su indicazione del sindaco, anche dei lavori migliorativi per l’integrazione degli interventi di efficientamento previsti con quelli di carattere funzionale e migliorativo. In particolare, dalla funzionalizzazione del nuovo volume sarà ideata una “sala polifunzionale”, dove potranno essere ospitati eventi di carattere culturale, visto il suo posizionamento baricentrico rispetto a tutto l’edificio», scrissero dal Comune.

Una struttura essenziale, dunque, il cui costo è indicato nella determinazione dirigenziale 83/2013: sono 400mila euro i soldi necessari per la “Opera strutturale finalizzata ad accogliere i macchinari per la climatizzazione del palazzo di città e la relativa scala antincendio”, tant’è che nello stesso atto si impegnano ulteriori 12.242,03 euro per la parcella del geologo Arcangelo Violo che dovrà redigere la relazione da includere nel progetto definitivo e in quello esecutivo.

Essenziale sì, ma – quasi fosse un omaggio a de Saint-Exupéry – invisibile, dato che chiunque entri nel cortile può osservarla soltanto con gli occhi della fantasia. Non è la trasparenza dei vetri che dovrebbero costituirla a renderla impercettibile: la struttura non c’è proprio, così come non c’è stata la rimozione dei condizionatori dalle facciate esterne dell’edificio.

Francesco Converso

Eppure Converso e Nardi scrivono «di approvare lo Stato Finale dei lavori in oggetto dell’importo di € 2.291.332,12, comprensivo degli oneri sulla sicurezza». Ad eseguirli è stata una ditta di San Giovanni in Fiore intestata al geometra Salvatore Straface, aggiudicataria dell’appalto grazie a un’offerta di «Euro 2.036.097,55, al netto degli oneri sulla sicurezza e l’iva nella misura di legge», che le permise di battere la concorrenza di un’Ati composta da Barbieri Srl e P-TECH Srl; il ribasso proposto dall’associazione temporanea d’imprese (-18,466%) è superiore a quello (-12%) dell’azienda silana, ma i miglioramenti offerti fanno sì che sia quest’ultima a firmare  – pur senza certificazione antimafia, come spiega la determinazione dirigenziale 2750/2013 – il contratto con il Comune.

I due dirigenti, pochi giorni fa, con la determinazione 357/2017 avevano, d’altra parte, già «dato atto che alla data del 21/11/2016 risultano eseguiti lavori per il 99,33 % di avanzamento per come certificato dal Direttore dei Lavori con l’emissione del 5° Sal (stato di avanzamento dei lavori, nda)» e suddiviso poco meno di settemila euro del fondo incentivante per il progetto sull’efficientamento energetico del municipio tra «il responsabile del procedimento e gli incaricati della redazione del progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo, nonché tra i loro collaboratori, con esclusione del personale con qualifica dirigenziale».

Persone e progetto che Converso dovrebbe conoscere, considerato che nello stesso atto a sua firma si ricorda che «con determinazione dirigenziale n. 16 del 14/01/2013 è stato conferito al professionista ing. Francesco Converso l’incarico di supporto al Rup (responsabile unico del procedimento, nda) nella fase di progettazione definitiva ed esecutiva», una collaborazione da esterno che gli fruttò «la somma complessiva di € 48.293,07, comprensiva di Inarcassa 4% ed Iva 22%», liquidata con la determinazione dirigenziale 591/2014.

Sim sala bim, direbbe il mago Silvan, il tutto c’è ma non si vede: manca la struttura sospesa da 400mila euro nel cortile, manca la rimozione dei condizionatori dai muri esterni, manca il rispetto del cronoprogramma, però il dirigente ex supporto al Rup e il suo nuovo collega Nardi sottoscrivono di aver «verificato a seguito di riscontro operato la regolarità del lavoro effettuato; la rispondenza dei requisiti e quantitativi convenuti; l’osservanza dei termini e delle condizioni pattuite; la regolarità contabile e fiscale della documentazione prodotta».

E confermano che già da novembre per finire i lavori basta un misero 0,67% del totale stabilito, percentuale irrisoria se si aggiunge che da quel lontano marzo del 2014 «con Determinazione Dirigenziale n°3070 del 11.12.2015 è stata approvata una prima perizia di variante per un importo aggiuntivo di € 101.599,28 oltre Iva» e «con Determinazione Dirigenziale n°2309 del 14.11.2016 è stata approvata una seconda perizia di variante per un importo aggiuntivo di € 105.041,07 oltre Iva». Somme che riducono a pochi spiccioli il risparmio ottenuto dal Comune rispetto alla base d’asta milionaria dell’appalto, ma, soprattutto, spese ulteriori che, quindi, non sembrano riguardare l’eventuale stralcio dal progetto dell’ancora invisibile sala polifunzionale dove ospitare i macchinari.

Circa 1100 giorni dopo l’apertura di un cantiere che avrebbe dovuto chiudere i battenti dopo 240, il completamento – perlomeno quello visibile – dell’opera in tempi brevi resta essenziale: a finanziare l’efficientamento energetico sono fondi strutturali europei, quelli del Por Calabria 2007/2013 – Linea di intervento 2.2.2.1 “Azioni per la definizione, sperimentale e diffusione di modelli di utilizzazione razionale dell’energia per la diminuzione dei consumi negli usi finali civili e industriali” – Asse Energia. E l’Ue non si è mai fatta grandi problemi a chiedere la restituzione del denaro erogato per progetti ancora incompiuti dopo troppo tempo.

Se ciò dovesse accadere, a dover rimettere i circa due milioni di euro pagati finora per i lavori sarebbe con ogni probabilità il Comune stesso. Ossia i contribuenti cosentini.