Palla Palla e i mille presidenti di Fincalabra

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Affaire Fincalabra: la confusione regna sovrana. Ma una e solo una la parola d’ordine e la stella cometa che guida questi intrallazzatori: Mannarino a casa.

Palla Palla ha deciso che con le buone o le cattive la banca regionale deve stare sotto la sua zampa. E’ stato chiaro parlando attraverso le colonne del giornale di regime per eccellenza: “In un paese civile e democratico Mannarino si sarebbe dovuto dimettere al cambio della giunta, perché era stato nominato dalla vecchia maggioranza”.

Davanti a questa affermazione due riflessioni: o il governatore non ha mai letto le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato o delle istituzioni democratiche (giudici e Tribunali) se ne frega. Propendiamo più per la seconda.

Perché le sentenze le conosce visto che le ha impugnate ed ha perso già due volte (ora aspetta la Cassazione).

Luca Mannarino
Luca Mannarino

Ma procediamo con ordine. Dopo il fallimento della strada spoil system (si sono messi di traverso i giudici amministrativi) Oliverio pareva rassegnato a sorbirsi Mannarino. E invece no.

Il 24 novembre annuncia ufficialmente che ha cacciato via Mannarino mettendo al suo posto tre dirigenti interni della regione (Mazzei, Talarico e Zumpano).

Il 26 ha già cambiato idea. La Fincalabra non la dava più a quei tre a ai tre signorotti del collegio sindacale. I tre assecondatori dello stampatore De Rose ai bei tempi della sua presidenza. Il nome nuovo era di quello di un certo Mimmo Lecce. Anzi, sembrava tutto fatto: il tre mattina (dicembre) la banca regionale doveva passare di mano.

Ed ecco il colpo di scena: il quattro dicembre dietrofront. Al posto di Mimmo Lecce, che aveva preso il posto di Mazzei che a sua volta aveva preso il posto di Mannarino, è nominato il vecchio caro ex sindaco DS di Rogliano Carmelo Salvino.

Quel marpione di un Salvino che quel cattivone di De Magistris pochi anni fa aveva inquisito perché aveva il vizietto di pagare due volte le fatturine agli amichetti furbettini del quartierino.

Carmelo Salvino
Carmelo Salvino

L’altro ieri, il giornale più di regime che ci sia, in prima pagina titolava: nominato presidente di Fincalabra l’ing. Salvino. Come a far sapere a tutti che Mannarino era fuori gioco definitivamente. Ma volete sapere la verità? Non esiste nessun atto ufficiale pubblicato sul sito della Regione. Né la delibera che nominava Mazzei, né il Decreto che dava la società a Mimmo Lecce (presidente di quel collegio sindacale marpione) né della delibera nè del Decreto di revoca di Mannarino e di nomina di quel pagatore di fatture di Carmelo Salvino.

Ad oggi legale rappresentante della Fincalabra è Mannarino Luca nato a Paola il 27.12.1967 (amico di Jole Santelli). Allora la questione è questa: perché far sapere a tutti che Mannarino non è più presidente se non ci sono atti ufficiali che lo dicono? Ci sarà dietro un intrallazzo? Ci sarà dietro un piano di delegittimazione portato avanti dal partito unico del malaffare che ha sede sociale nella stessa zimma?

A questo piano di delegittimazione sta partecipando anche il Fatto Quotidiano che stamattina riportava i lamenti di quel marpione di Francesco Dodaro. Quello stesso della maxi magagna del capannone di cui abbiamo ampiamente scritto. Da che pulpito vien la predica direbbe qualcuno…

Fatto sta che una bella figura la Calabria e il suo sommo presidente certo non la sta facendo. Proprio ora che Fincalabra ha lanciato i piani di investimento dei soldi che vengono dall’Europa ecco che regna sovrana la confusione. Sarà forse interesse di qualcuno mettere le mani sulla finanziaria regionale per usarla ad uso e consumo proprio per pagare cambiali elettorali? Ma la Procura di Catanzaro e quella di Reggio Calabria questi fatti li sanno? Possibile che ancora non sono intervenute per far rispettare la legge e le sentenze?