Palla Palla, non ti resta che “incatenarti” a Bersani

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Entro e non oltre la fine di dicembre conosceremo la nuova geografia politica locale, regionale e nazionale. Le elezioni si avvicinano e gli accordi, gli intrallazzi, le alleanze, i patti devono essere chiusi entro quel periodo. Perché già da gennaio saremo nel vivo della campagna elettorale e gli schieramenti, i candidati, le liste dovranno essere chiare agli elettori. Da come si configura il quadro politico capiremo anche le intenzioni delle procure. Specie della DDA di Catanzaro, che come tutti oramai hanno capito ha subordinato l’azione giudiziaria alle velleità politiche di Gratteri. Perché anche Gratteri sarà chiamato a sciogliere le sue riserve. Nel suo caso, magari, a governo formato, ma resta sempre una questione di pochi mesi.

In Calabria la situazione, specie nel centrosinistra è in continua evoluzione: gente che va, gente che viene, gente che annuncia, gente che minaccia. A dover trovare ancora una collocazione politica, Palla Palla e il suo seguito.

Oliverio sa di avere poche possibilità di convincere Renzi o chi per lui a nominarlo commissario della sanità. E annuncia, come ultima carta, di volersi incatenare davanti al Parlamento. Palla Palla le ha provate tutte pur di ingraziarsi Renzi, ma tutti i tentativi sono stati rimandati al mittente. Non c’è stato niente da fare: Oliverio non sarà mai il commissario alla sanità in Calabria. Eppure Oliverio ci sperava ancora, ma le parole del Ministro Lorenzin non lasciano spazio né a mediazioni, né a ripensamenti. Dice la Lorenzin ad Oliverio: “Onestamente, l’incatenamento di Oliverio devo dire mi mancava. Faccio notare al Presidente Oliverio che i presidenti della Regione devono fare una cosa molto semplice: devono fare in modo di attuare le leggi che noi abbiamo fatto, attraverso i loro direttori generali, e i direttori amministrativi”.

Toni duri quelli del ministro che sbarrano definitivamente la strada di Oliverio verso la nomina a commissario della sanità in Calabria.

L’ennesimo schiaffo del governo ad Oliverio a cui non rimane che una scelta: uscire dal PD. Un finale di “partita” che Oliverio avrebbe voluto evitare, ma la situazione non lo permette più: o resta nel PD ridimensionato e senza pretese, oppure migra verso altre sponde. E con lui tutto il suo codazzo: Madame Fifì in testa.

L’unica sponda dove Palla Palla e compari possono approdare è quella di Bersani e compagni. Che combinati come sono, si sono resi disponibili ad imbarcare di tutto e di più. L’obiettivo è quello di superare la soglia di sbarramento del 3%, perciò tutti sono benvenuti. Più voti sottraggono, a loro favore, al PD e a Renzi, più aumentano le loro possibilità di superare la soglia ed avere maggiore potere contrattuale in un futuro governo di larghe intese. Bersani potrebbe attrarre a se Palla Palla e Madame Fifì con la promessa di un bel posticino nel loro “listino bloccato” in Calabria. Che è proprio quello di cui va in cerca Madame Fifì. Con il PD questa speranza non c’è, o meglio, una candidatura non si nega a nessuno se si è disposti a mettersi in “lista” nel collegio uninominale. Che vuol dire prendere i voti. E visti i sondaggi l’elezione di deputati del PD, nei collegi uninominali, non ce ne saranno. Una specie di suicido politico che Madame Fifì non può accettare.

Oliverio ha già capito che non c’è più trippa per gatti, e va avanti con la sua strategia, rispondendo alla Lorenzin con parole altrettanto dure: “Le affermazioni della Lorenzin confermano la giustezza della mia protesta. Lei farfuglia argomenti inesistenti per sfuggire alle proprie responsabilità. Quali interessi e quali forze si frappongono all’atto, dovuto per legge, di sostituire l’attuale Commissario? La Lorenzin dovrebbe saperlo. Allora, invece di rispondere “Dove vai? Porto pesci”, dicesse la verità che motiva queste resistenze sulla pelle della salute dei calabresi”.

Più che rispondere al ministro, Oliverio lancia una chiamata alle armi a tutte le sue truppe. Un modo per esporre la propria forza elettorale nella speranza, oramai più che remota, di qualche ripensamento. Ma quello che più gli interessa è costruirsi un alibi per giustificare agli occhi dei suoi clienti/elettori, la fuoriuscita dal PD.

Ora Oliverio sarà costretto a mettere in scena la pagliacciata di incatenarsi davanti al parlamento, e questo segnerà definitivamente il punto di rottura. E la sua militanza nel PD può dirsi definitivamente conclusa. Con l’auspicio di rivedersi presto, quando per governare a Renzi/Minniti, serviranno anche i voti dei parlamentari di Bersani.