Paola, ecco come Cedolia “faceva soldi” con le offerte di San Francesco

Il Santuario di San Francesco di Paola
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Oggi a Paola non si parla d’altro, anche perché quella brutta storia della truffa al Santuario di San Francesco non è andata giù a nessuno. Non è stato un miracolo del Santo ma il frutto del lavoro dei Carabinieri e della Guardia di finanza. Sotto le direttive della Procura di Paola, gli investigatori hanno ricostruito il mistero dei fondi spariti al Santuario di San Francesco da Paola.

Nemmeno questo era una manifestazione divina del taumaturgo protettore dei calabresi, al contrario si trattava di magia oscura. Magia finanziaria, perché il promotore Massimo Cedolia buttava in spericolate iniziative di borsa i fondi raccolti dai frati grazie alla generosità e alla devozione dei fedeli. La vicenda è venuta alla luce quando l’ex tesoriere è stato trasferito a Roma. Gli inquirenti hanno definito “dissennata” l’attività di trading online fatta da Cedolia con i soldi dei pellegrini. Si lanciava in compravendite di titoli azionari ad altissimo rischio nascondendo ai titolari del conto la natura delle operazioni. Non solo. Il promotore ha effettuato molteplici bonifici a persone a lui vicine, anche parenti, i quali successivamente giravano allo stesso Cedolia il denaro trafugato alle sacre casse. Ieri sera il Tribunale di Paola lo ha condannato a 5 anni di carcere e ha condannato anche i suoi complici per il reato di riciclaggio. Nel frattempo sono stati sequestrati beni per oltre 2,3 milioni di euro tra cui 28 fabbricati, otto terreni, dieci automezzi e 17 conti correnti a Cosenza, Dimaante, Praia a Mare, Paola, Napoli e Milano. “Grazie a Dio”, avranno forse commentato i frati del Santuario di Paola.

I fondi accantonati servivano a finanziare le celebrazioni del V Centenario dalla morte di San Francesco e ammontavano a 1.750.000 euro. “Dissi anche al Cedolia che non si dovevano effettuare –ha spiegato padre Michele agli investigatori- operazioni che potessero  intaccare il capitale. Di fatto quei soldi dovevano stare fermi sul conto fino a che non fosse arrivato il momento di spenderli in vista del V Centenario e degli altri festeggiamenti centenari programmati fino al 2019. Doveva costituire una riserva, avendo io anche già previsto che nel futuro potevano esserci momenti non più rosei per le offerte da parte dei fedeli”.

Il gip del Tribunale di Paola, Carmine De Rose, non aveva usato termini morbidi per definire la condotta di Massimiliano Cedolia. Il magistrato valorizzava “la spregiudicatezza dell’indagato nel compimento delle condotte delittuose (…) oltre che la sua pervicacia e la lucida determinazione nel condurre per anni un disegno criminoso articolato e ben congegnato, caratterizzato, al contempo, da deprecabile insensibilità dello stesso indagato rispetto alle finalità di culto del fondo affidatogli e all’interesse generale dei fedeli elargenti le somme, avuto riguardo alla destinazione e ai vincoli gestionali delle stesse”.

Cedolia “non esitava a manipolare la realtà mediante congegnate operazioni di falsificazione degli estratti-conto e rassicurazioni in veritiere sull’andamento della gestione economico-finanziaria delle somme affidategli”. E ancora, il promotore finanziario “ha dimostrato –sottolinea il gip- particolare spregiudicatezza nella condotta: non ha esitato a pianificare una truffa nei confronti di un Ordine Religioso, consacrato fin dalla fondazione alla carità, che vive e alimenta la sua vocazione grazie alle raccolte di offerte tra i fedeli; la scelta da parte dell’indagato di una vittima così peculiare denota un assoluto dispregio non solo per l’ente ecclesiastico in se e per sé ma anche per tutti quei fedeli che con personale sacrificio, come la vedova di evangelica memoria, hanno a suo tempo lasciato il loro obolo per la chiesa ex conventuale e per il Santuario di Paola”.