Paola, gli affari dell’ex presidente del Tribunale William Scalfari

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Ritorniamo alla relazione del magistrato ispettore Francantonio Granero e all’ispezione ministeriale al Tribunale di Paola del 1991.

Il magistrato aveva avuto già modo di affondare il coltello nella piaga e di mettere a nudo situazioni imbarazzanti per i magistrati e per le loro collusioni con la criminalità organizzata. Con circostanze, prove documentali e testimoni, Granero ha dimostrato qual era l’ambiente in cui esercitavano il loro controllo magistrati come Luigi Belvedere.

“Appare evidente – osserva la relazione – che l’amministrazione della giustizia a Paola non può essere assunta a modello di funzionamento e il sempre auspicato rapporto di fiducia tra il cittadino e l’istituzione giudiziaria e i suoi rappresentanti non può certo definirsi di spessore apprezzabile. Alcuni comportamenti, inoltre, tra quelli segnalati, minano gravemente il prestigio dell’intera organizzazione giudiziaria, allargando sempre più la frattura tra i cittadini e l’istituzione”.

SCALFARI, IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE

Altre segnalazioni, tutte concordi, erano pervenute circa presunti rapporti di interesse del dottor William Scalfari, presidente del Tribunale di Paola, riferibili a società aventi sede nel circondario e circa le modalità di gestione del settore civile e dello stesso Tribunale, con particolare riferimento alla materia fallimentare.

Le voci, riferisce Granero, sono tutte fondate.

“Le indagini, poichè era pacifico che non si trattava di partecipazioni societaria diretta del dottor William Scalfari, bensì dei suoi familiari e segnatamente del figlio Domenico, si sono limitate a quello che poteva essere rilevante rispetto alla qualifica del padre e quindi a società aventi sede nel circondario di Paola”.

LA EUROFIN

La prima società è la Eurofin srl, con sede a Paola presso l’abitazione dell’avvocato Francesco Rocchetti. Soci fondatori furono Sisina Tommasina Rossi, moglie dell’avvocato, Grazia Murgolo in Botta, il venditore delle automobili a Luigi Belvedere e Domenico Scalfari, figlio del presidente del Tribunale di Paola.

In seguito, entrarono nella società altri soci e quindi, alla data del 2 dicembre 1981, data in cui fu revocata una precedente delibera di scioglimento e fu spostata la sede sociale, figuravano come tali: Vera Trotta, Renato Magurno, Angelo Orlando Laino, Giuseppe Savarese ed Ettore Vaccaro. La sede fu spostata a Diamante.

Il dottor William Scalfari, nelle sue note scritte di chiarimento, mentre rivendica la libertà di iniziativa del figlio, non si sofferma a illustrare dove il ragazzo abbia attinto i mezzi necessari per esercitare. Quanto agli altri inevitabili investimenti che l’avvio di un’attività economica comporta, il dottor Scalfari si limita a osservare che la società non sarebbe mai divenuta operativa.

Lo stesso dottor Scalfari sorvola anche sulle ragioni che possono aver spinto il figlio, nato e residente a Palmi, a partecipare come socio fondatore a una società con sede a Paola nè indica chi e come abbia posto in contatto i futuri soci, i quali ragionevolmente non si conoscevano.

E’ evidente che il motivo sia da ricercare nelle funzioni di giudice del padre. Così come il dottor Scalfari non fornisce alcun chiarimento circa le ragioni che indussero il figlio a mettersi in società con la moglie di un avvocato iscritto al locale albo (vicepretore onorario presso la pretura di Paola fino al 1986 e in seguito destinatario di numerosi incarichi in materia concorsuale conferitigli proprio da Scalfari). E come sindaci lo stesso avvocato e una cancelliera del Tribunale”.