Paola, il sindaco Ferrari e il programma della… Lega

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di Francesco Frangella

Che l’elezione di Basilio Ferrari potesse essere stata basata su un programma “scopiazzato”, è un dubbio che molti osservatori politici hanno manifestato sin dai primi giorni.

Che la spina dorsale dell’azione amministrativa dell’attuale primo cittadino paolano fosse imperniata su una politica “diversa” da quella storicamente appaiata al territorio, è un sospetto divenuto certezza man mano che gli anni sono trascorsi, con deliberazioni e automatismi che mal si sono conciliati con l’attenzione al territorio necessaria a queste latitudini.

A distanza di pochi mesi dal prossimo appuntamento con le urne comunali, è finalmente possibile dare una risposta all’enigma, perché scandagliando le linee guida fornite dai partiti più rappresentativi della politica nazionale, sono venuti fuori curiosi “copia e incolla” da vademecum distribuiti dalla Lega Nord ai propri rappresentanti in lizza per lo scranno più importante dei comuni in cui il partito concorreva.

In parole povere, il programma elettorale col quale Basilio Ferrari ha sbaragliato la concorrenza nel 2012 è basato su assunti redatti a quel tempo (ma per le materie legate al bilancio, addirittura al 2010) dal partito che fu di Umberto Bossi e, oggigiorno, di Matteo Salvini.

Come si spiega, ad esempio, la ricerca di una soluzione all’inquinamento atmosferico basato sul blocco del traffico? Paola ha mai manifestato problemi con le polveri sottili? Come si spiegano gli esempi di buona amministrazione portati sulla scorta di esperienze varesine?

Dopo una lunga fase di studio, analizzando paragrafi e capoversi, è stato possibile stilare addirittura una percentuale delle copiature effettuate a quel tempo da qualche stratega politico in affiancamento a Ferrari, “scienziato” che – a parte prendersi la briga di cancellare il primo capoverso di ogni periodo in cui era citata la Lega Nord – ha lasciato pressoché intatto il resto.

Già a partire dalla premessa, Ferrari s’è appropriato di un quarto delle parole utilizzate da coloro che – per antonomasia – si contrappongono al meridione, concetti che per quanto concerne la “programmazione di bilancio” sono stati copiati per un ambito che giunge sino al 70%, spettro che s’allarga alla totalità dei concetti espressi in merito a “servizi sociali”, “immigrazione, sicurezza e ordine pubblico”, “scuola, cultura e sport”, “territorio”, “programmazione commerciale”, “più attenzione per tutte le zone della città”, “una politica concreta per le pari opportunità”, “ambiente ed energia”, “rifiuti”, “energia”, “gestione dei servizi pubblici locali” e “tutela degli animali”.

Per dare un assaggio di ciò che è possibile comparare, ecco un estratto di pagina 11 delle linee guida leghiste, laddove si parla di “sicurezza e ordine pubblico”.

«Anche il drammatico aumento della criminalità e dei fenomeni delinquenziali – scrivono dalla segreteria del Carroccio – è uno dei problemi che i nostri amministratori non possono esimersi dal l’affrontare e contrastare con ogni strumento a loro disposizione». Parole che, pedissequamente, sono riportate a pagina 14 del programma ferrariano (con la sola sostituzione dell’espressione “i nostri amministratori non possono” con “l’amministrazione comunale non può”), senza alcun imbarazzo e con la sfrontatezza di chi – interrogato persino dalla minoranza agli inizi dell’evo amministrativo – continua a mischiare il modello “Reggio” con quello di Varese e dintorni.

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