Papa Giovanni, dov’è finito il documento della chiesa di Cosenza?

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Si è concluso martedì il troncone del processo dedicato agli episodi di riciclaggio e ricettazione che sono stati consumati nella famigerata clinica lager di Serra d’Aiello: il Papa Giovanni XXIII. Don Alfredo Luberto, il sacerdote cosentino principale artefice delle ruberie e del degrado nel quale ha fatto vivere per decenni malati di mente completamente indifesi, è stato condannato a cinque anni per associazione a delinquere, appropriazione indebita e abbandono di incapaci e a un anno e dieci mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta.

No, purtroppo don Luberto non è in galera. Sta scontando la sua pena nell’episcopio di Como, servito e riverito, e con la possibilità (incredibile, ma purtroppo vero) addirittura di celebrare messa.

“… L’istituto, che nel periodo più florido contava mille pazienti, dalla Regione Calabria incassava al giorno 150 euro per ciascuno degli ospiti. Cento milioni di euro in tutto la cifra scomparsa dalle casse del Papa Giovanni. Dodici invece i pazienti spariti insieme alle cartelle cliniche e due i casi di presunti omicidi occultati e dichiarati quali morti naturali.

Una vergogna consumatasi con la “benedizione” dell’arcidiocesi Cosenza – Bisignano che sul caso non volle mai far luce. Nonostante le ripetute sollecitazioni ricevute soprattutto con le denunce di Padre Fedele Bisceglia per le nefandezze quotidianamente perpetrate in quella che doveva essere una perla dell’assistenza psichiatrica e per anziani nel cosentino…”.

(Quicosenza.it)

Abbiamo deciso di lavorare per far emergere tutte le gravissime responsabilità dell’arcidiocesi. Il Papa Giovanni continuerà a gravare sulla coscienza della Curia cosentina e soprattutto degli ultimi tre arcivescovi: Dino Trabalzini, Giuseppe Agostino e il “candido” Salvatore Nunnari. Tutti e tre perfettamente a conoscenza delle vergogne della struttura.

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Il buon Nunnari, nonostante questo, ha addirittura inteso gratificare quel delinquente di Alfredo Luberto nominandolo coordinatore diocesano per l’economia e l’amministrazione immediatamente dopo aver lasciato il vertice della Fondazione Papa Giovanni e quindi prima che venisse a galla lo scandalo. Evidentemente sperava di poter insabbiare e nascondere tutte le sue gravissime colpe. Ma, per fortuna, è arrivata la magistratura onesta e Luberto è stato smascherato davanti alla sua città e a tutta l’Italia religiosa.

Abbiamo saputo, proprio qualche giorno fa, che esiste anche un documento in cui il clero cosentino chiedeva al vescovo Agostino del cattivo andamento del Papa Giovanni. Eppure, colui che era stato il promotore del documento non è andato fino in fondo come le esigenze di giustizia e di verità avrebbero richiesto. Si tratta di Salvatore Bartucci, che oggi è vicario generale della diocesi. Voi immaginate perché?

Nei prossimi giorni documenteremo e circostanzieremo queste gravissime vicende che hanno svelato il vero volto della chiesa cosentina.

La speranza è che il nuovo vescovo, monsignor Nolè, riesca a capire che c’è ancora da fare parecchia pulizia.