“Passa lu Mare, torna alla Terra”: un progetto di agricoltura sociale

Advertising

Soddisfazione da parte degli organizzatori, per i risultati raggiunti dal progetto “Passa lu Mare, torna alla Terra”.

Si tratta di uno dei primi esperimenti di agricoltura sociale che vede protagonisti 15 ragazzi immigrati di diverse etnie. Per questo progetto si sono messi insieme enti pubblici ed associazioni, con l’obiettivo di avvicinare e formare operatori che possano dare un fattivo contributo ad iniziative nel settore agricolo e sociale.

Il risultato? La realizzazione di una fattoria didattica da oggi disponibile per gruppi di scolaresche e giovani che vogliono avvicinarsi al mondo dell’agricoltura, gli artefici di tutto questo? 15 giovani extracomunitari volenterosi e oggi appassionatissimi di agricoltura.

“Un avvio complesso che ci faceva porre numerose domande: mettere insieme giovani di diverse etnie, con lingue, culture ed abitudini diverse a quale risultato ci avrebbe condotto? In realtà il linguaggio dei gesti, la capacità dei docenti di trasmettere entusiasmo, soprattutto le attività in campo del gruppo condividendo spazi e momenti oltre che  esperienze hanno prodotto dei risultati sorprendenti ed inattesi” – afferma Giorgio Durante responsabile dell’ente Calabria Sviluppo e Formazione che ha gestito la parte didattica ed in campo in collaborazione con il personale del  CSpE e con la disponibilità del Comune di Arena, -Vibo Valentia- nel territorio del quale è stato realizzato l’intervento.

L’obiettivo era dare risposte a problematiche ed esigenze contestuali, specifiche, impiegando le risorse dell’agricoltura e della zootecnica per promuovere azioni terapeutiche, educative, ricreative, di inclusione sociale-lavorativa e servizi utili per la vita quotidiana. E’ evidente che tentare l’inserimento di ragazzi extracomunitari, partecipanti ad un progetto formativo in un contesto lavorativo auspicando di facilitare l’inserimento in aziende agricole o cooperative sociali agricole, con forme contrattuali differenti, dal tirocinio al contratto a tempo indeterminato o, nel caso delle cooperative, come soci lavoratori, è di per se un risultato. La terra diventa strumento di aggregazione tra giovani di diversa nazionalità, giovani che fuggono dalle guerre, dallo sfruttamento, dalle privazioni.

Giovani che migrano spinti dal mito dell’occidente, del lavoro, del benessere, della pace, ma che si trovano presto a fare i conti con una realtà complessa, a volte ostile.

Nel lavoro della terra si riappropriano di una parte della loro identità sopita lungo il viaggio, si rimettono in moto, ricominciano a sperare nel futuro.

La terra diventa trampolino per un’integrazione possibile e perché no, un’occasione di “riconquista”. La Calabria, territorio dove l’abbandono delle aree interne è sempre più un dato in crescita potrebbe trovare in progetti così articolati possibilità di recupero e sviluppo, del settore primario dando tra l’altro una possibilità di una vita dignitosa a migliaia di giovani immigrati, il progetto pilota appena concluso dice che si può fare.

Ufficio Stampa