Pd, altro che unità: i capiclan tornano ai giochi di potere

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Lo avevamo scritto che la tanta decantata unità del PD cosentino, ma più in generale quella del PD calabrese, era tutta una farsa. E così è stato. La pantomima messa in scena da Guglielmelli non poteva reggere molto dato che a Cosenza il PD è composto da persone che si odiano tra di loro da sempre. Quella presentata da Gugliemelli altro non è che una unità fittizia tra persone che sperano di trarre ancora privilegi economici dal partito che è l’unica cosa che li tiene insieme. Squallidi personaggi che si muovono solo per soddisfare le proprie velleità personali e gli interessi di parte e che di cambiare registro, sul piano politico, per essere veramente vicini alla gente, non gliene frega niente. Ed infatti è bastato mettere insieme i capiclan del PD cosentino dentro un cinema per capire che tutto sono tranne che uniti. Più che buon sangue, come qualcuno voleva far credere ai cosentini, tra gli appartenenti alla nomenklatura locale del PD scorre solo veleno.

Era stato Minniti a chiedere ai capiclan locali di dare una parvenza di unità del partito alla gente, con la speranza di recuperare qualche consenso in vista delle imminenti elezioni. Un appello che era stato raccolto da tutti, infatti il prode Guglielmelli viene riconfermato segretario provinciale del PD con una percentuale del 92% dei consensi. Grazie anche al ritiro della candidatura di Giuseppe Mazzuca.

Tutti insieme appassionatamente per costruire un nuovo PD vicino alla gente. Ma come sempre le “buone intenzioni” si sono rivelate solo chiacchiere e distintivo. La tregua imposta ai capi clan del PD cosentino da Minniti, ha retto veramente poco. Perché la guerra sotterranea tra i deputati uscenti è iniziata da tempo e senza esclusioni di colpi e a nulla è valso l’appello di Minniti di lavare in panni sporchi in famiglia. L’unica cosa a cui sono interessati Madame Fifì, don Ernesto Magorno, la Gatta Morta, Ferdinando Aiello è la loro ricandidatura alla camera dei deputati nel listino bloccato. E per questo sono disposti a lottare con tutte le loro forze, senza guardare in faccia a nessuno e non senza infamità e tragiri. Della gente e dei lor bisogni non gliene frega niente. Così come non gliene frega niente del PD. Ed ecco che lo scontro tra questi parassiti diventa visibile e palpabile all’interno della pagliacciata promossa ieri dal PD provinciale a Cosenza.

Quella che doveva essere la “festa” per la riconferma di Guglielmelli si è di fatto trasformata nella notte dei lunghi coltelli. Tant’è che a definirla tale sono proprio i Dems: «Abbiamo assistito ai soliti giochi di potere all’interno dell’area renziana del Pd della provincia di Cosenza oggi durante l’assemblea provinciale del Partito democratico. Hanno di fatto trasformato l’assemblea congressuale in una farsa. Il rinvio dell’elezione di tutti gli organismi previsti all’ordine del giorno, Presidente e ufficio di Presidenza, Commissione di garanzia e nomina vice segretario, dimostra che si è partiti con il piede sbagliato».

Una critica forte che conferma la totale inaffidabilità di Guglielmelli che, all’indomani della sua rielezione a segretario, si è subito rimangiato l’accordo con gli orlandiani. Infatti Mazzuca lo aveva detto: ritiro la mia candidatura solo per la fiducia che ho in Minniti, non certo perché me lo hanno chiesto altri.

Non solo, anche Di Natale e la sua minuta componente ha avuto da ridire sulla gestione dell’assemblea da parte di Guglielmelli che gli ha impedito di parlare.

A tutto questo va aggiunto l’assurdo annuncio di Oliverio di incatenarsi per avere quello che dal sempre anela: la sanità. Ma non perché non funziona, o perché è gestita male e i calabresi sono costretti ad emigrare in altre località per curarsi. Non perché negli ospedali si muore e le strutture sono al collasso, ma perché quel beone di Palla Palla sa che solo con la sanità si fanno i soldini e le clientele elettorali e siccome tutti hanno mangiato con la sanità, quello che lo tormenta più di ogni altra cosa è: perché non devo mangiarci anche io? Della salute dei calabresi a Palla Palla non gliene frega niente.

Anzi proprio dei calabresi non gliene frega niente. Infatti non ha mai annunciato di incatenarsi per la povertà dilagante, per la mancanza d’acqua, per gli imbrogli di Calabria Verde, per il lavoro che non c’è.

Insomma di quale pasta è fatto il Pd in Calabria lo hanno capito tutti e speriamo di essere di fronte alla fine di questo partito, almeno in Calabria, che di danni ne ha fatti e tanti. Quello che non capisco è questo: se questi parassiti – Madame Fifì, Gatta Morta, don Magorno, Ferdinando Aiello – sono un ostacolo al partito, e anche Minniti sa che la loro ricandidatura è invisa alla gente e la riproposizione delle loro facce di culo potrebbe generare anche un rigetto al voto degli stessi iscritti al PD cosentino, non capisco cosa ostacoli i vertici del PD dal dargli un calcio in culo con gentile preghiera di andarsi a trovare una fatica. E mettere in lista gente nuova con forti motivazioni e che dia veramente l’idea di una svolta del PD in Calabria. Perché Minniti non si determina su questo?

Chissà perché non lo fanno… Misteri della politica. Anzi misteri della casta.

GdD