PD, quando ci liberiamo dei Richelieu? (di Franco Vena)

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di Franco Vena

Sferzante analisi, sullo stato comatoso del Partito Democratico calabrese, effettuata sul Corsera da ottimi giornalisti (Marco Imarisio con la collaborazione di Antonio Ricchio) che conoscono la nostra triste realtà politica.

Credo, però, che uno o più distingui vadano fatti. Le responsabilità, in questo contesto, non sono mai collegiali. Ci sono gravi singole responsabilità ad iniziare dal Segretario Regionale del Partito Democratico e subito dopo da alcune miserabili Segreterie Provinciali.

Segreterie che non hanno sentito l’esigenza di una discussione post voto referendario. Segreterie che non si occupano minimamente dei territori, quindi dei bisogni, ma occupano brillantemente le sedie, magari scaldandole. Continuando nelle responsabilità si notano le scelte infauste, effettuate in riva allo Stretto dai Richelieu di turno, sulle candidature politiche ed istituzionali. Eppure in riva allo Stretto le intelligenze politiche non mancano assolutamente. Anzi.

Però il Luigi XVI del ventunesimo secolo ha preferito riconferire l’incarico di plenipotenziario al summenzionato Richelieu.

Continuando nei distinguo non può sfuggire la forte responsabilità del governatore, miseramente inadeguato nel ricoprire tale ruolo. E’ il segno del decadimento dei tempi. Per ultimo, in senso cronologico, gli “Eletti” renziani della prima, della seconda e della terza ora. Intelligentemente supini a Roma, votando il Jobs Act, l’abolizione dell’art.18, la buona scuola e la riforma costituzionale e barricaderi, stile ’68, in Calabria.

In tutto questo le intelligenze, non solo giovanili, soffrono in silenzio, il popolo si defila, avendo scoperto l’arcano delle responsabilità ed aspettano quella Primavera che solo i nobili arabi hanno ideato e portato a termine.

Povera terra di Calabria in che mani democratiche ti ritrovi.