Perché a Cosenza manca l’acqua? Le responsabilità (di Claudio Dionesalvi – 3^ parte)

Oggi pubblichiamo la terza parte dell’inchiesta di Claudio Dionesalvi. Nella prima puntata si è partiti dalla situazione generale (http://www.iacchite.com/perche-cosenza-manca-lacqua-claudio-dionesalvi-parte/).

Nella seconda, si è approfondito l’aspetto relativo a cosa non funziona http://www.iacchite.com/perche-cosenza-manca-lacqua-cosa-non-funziona-claudio-dionesalvi-seconda-parte/). Oggi passiamo alle responsabilità. Claudio ne parla con Marco De Marco, ingegnere idraulico. 

di Claudio Dionesalvi

Quali e quanti esperti sono stati assunti o interpellati dal comune di Cosenza?

Pochi, quasi nessuno, e resta da capire se e come siano stati retribuiti. Eppure è complesso studiare l’assetto del sistema di adduzione e distribuzione dell’acqua, nonché concepire degli interventi strutturali per la risoluzione di tutte le problematiche. Prioritaria è la ricognizione della rete, per capire di che problema soffra il “malato” prima di stabilire la cura più opportuna. Di recente questa campagna di misurazioni a Cosenza è andata avanti per quattro o cinque mesi a intermittenza. Perché non sempre l’amministrazione dava continuità agli interventi.

Nel corso dei rilievi sono state individuate numerose perdite, la maggior parte di piccola entità, altre piuttosto ingenti, che erano in corso chissà da quanti mesi. Tali perdite però non giustificano la gravità della carenza idrica. Riparandole, infatti, la situazione è leggermente migliorata nel breve termine, per poi riacutizzarsi tempo dopoC’è chi ha firmato una convenzione con il Comune, VII Settore infrastrutture e mobilità, per la progettazione e la direzione lavori di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica. Si trattava però, in sostanza, di tappare i buchi delle condotte. Altro che programmare interventi strutturali! Sebbene sia stato depositato il progetto esecutivo il 4 maggio scorso, la direzione lavori non è mai partita. E, come spesso accade in questa città quando si lavora per il Comune, l’esperto esterno non ha percepito neanche un centesimo nell’arco di nove mesi.

“Sono stato contattato dal comune di Cosenza nel mese di gennaio – racconta Marco De Marco, ingegnere idraulico – perché dessi il mio contributo nella pianificazione di interventi strutturali finalizzati alla risoluzione dell’emergenza idrica. Preliminarmente la mia attività si è quindi concentrata sul rilievo dello stato della rete, in modo da cercare di capire quali fossero i problemi che affliggono l’acquedotto cittadino. Pertanto, nei primi mesi di attività ho partecipato alla campagna di misurazioni sulle condotte per monitorare l’andamento delle portate idriche all’interno della rete, che la società MEA Servizi aveva appena iniziato a condurre sul territorio comunale.

Il mio lavoro si è articolato in sopralluoghi, indagini, ispezioni nei pozzetti e misurazioni di portata, ispezioni all’interno dei serbatoi, riunioni e raccolta di informazioni tecniche. Soprattutto intere giornate per strada a cercare di capire dove finisse l’acqua. Devo dire però che mettere a disposizione della mia città le mie competenze mi gratificava tantissimo. Nel medesimo periodo sono stato anche coinvolto nella controversia tra il Comune e So.Ri.Cal., emersa nel mese di febbraio. Mi è stato, infatti, chiesto di redigere le considerazioni di natura tecnica sulla base delle quali rispondere alle accuse che So.Ri.Cal. muoveva all’indirizzo del Comune. Solo alla fine di aprile, tuttavia, ho ricevuto un incarico formale da parte di Palazzo dei Bruzi per la progettazione e direzione lavori riguardanti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica, per una cifra pari a 400mila euro coperti da un mutuo. Nonostante lo stupore iniziale, perché tale incarico non riguardava gli interventi strutturali che mi erano stati inizialmente proposti, ma sostanzialmente la semplice riparazione delle perdite, ho firmato la convenzione e una settimana dopo ho depositato il progetto, restando in attesa di poter partire con l’esecuzione della direzione lavori. Ho atteso invano, poiché la direzione lavori non è mai partita, nonostante ripetuti solleciti. E quando, nel mese di settembre, ho chiesto spiegazioni in merito e mi è stato risposto che, poiché era stato necessario effettuare degli affidamenti diretti in urgenza, la direzione lavori non sarebbe partita”.Ci sono delle responsabilità politiche o dei punti oscuri in tutta la vicenda?

Ovviamente sì. La Regione ha grosse responsabilità per il mancato avvio degli interventi previsti nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro per le Risorse Idriche e per il comportamento di So.Ri.Cal. che giova ricordare è al 53,5% regionale, ed è affidata al commissario liquidatore Luigi Incarnato.

Il Comune ha le sue colpe, perché non ha manifestato una reale volontà di risolvere il problema della carenza idrica, limitandosi ad attuare una serie di interventi solo perché consapevole che il problema idrico è uno dei suoi punti più vulnerabili sul piano del consenso politico-elettorale. È inutile girarci intorno, è sufficiente dare una sbirciatina alla pagina FB del sindaco Mario Occhiuto: sotto ogni foto pubblicata, relativa a una nuova opera, spuntano commenti di cittadini che chiedono quando finirà questa emergenza idrica. È un canovaccio già visto: il Comune stanzia una cifra, in questo caso 400mila euro, per eseguire le riparazioni alle condotte dell’acqua. Invece di procedere con un bando per affidare il servizio di riparazione a un’unica ditta, preferisce espletare affidamenti diretti sotto soglia. In questo modo spende di più, perché se bandisse una gara, le imprese che vi parteciperebbero applicherebbero un ribasso d’asta per aggiudicarsi i lavori, e vincerebbe il concorrente col ribasso maggiore. Capita spesso che si raggiungano ribassi del 30% e lì c’è il rischio che vengano utilizzati materiali scadenti o che le lavorazioni non siano eseguite a regola d’arte. Ma in generale, a prescindere dal ribasso, il meccanismo di spezzettare sistematicamente gli appalti in modo da assegnarli direttamente, va contro la logica del risparmio e segue solo quella della clientela.

Il duello senza fine

Frattanto, com’è noto, nell’ultima annata lo scontro tra So.Ri.Cal. e comune di Cosenza è tracimato davanti al TAR e persino al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che ha dato ragione al Comune, stabilendo che So.Ri.Cal. deve permettere all’amministrazione di installare i propri contatori in modo da avere un confronto in contraddittorio, basato su dati certi. E ha stabilito che So.Ri.Cal. deve garantire quel quantitativo minimo di portata concordato con il Comune.

Palazzo dei Bruzi e i comitati per l’acqua pubblica accusano So.Ri.Cal. di succhiare tanto denaro senza però garantire gli investimenti previsti dagli accordi.

So.Ri.Cal si difende precisando di avere responsabilità solo nel completamento delle dighe, negli acquedotti esterni ai centri abitati, ma che adeguare e rendere efficienti le infrastrutture idriche urbane, i depuratori e le fogne spetterebbe ai Comuni e alla Regione.

Palazzo dei Bruzi contrattacca puntando il dito sulla gestione dei serbatoi di compensazione: “Fattore di non secondaria importanza, che ha concorso alla generazione dell’emergenza appena trascorsa, è quello relativo alla gestione degli impianti di accumulo dislocati all’interno del territorio cittadino. I serbatoi di compensazione che individuano i nodi terminali degli acquedotti Abatemarco e Bufalo rappresentano, infatti, dei punti di continuità tra il servizio fornito da So.Ri.Cal. S.p.a. al Comune di Cosenza e il servizio che l’amministrazione fornisce ai propri cittadini, attraverso la rete di distribuzione interna. È pertanto di fondamentale importanza che tali impianti di proprietà della So.Ri.Cal., ovvero il partitore Mussano, il partitore San Vito, il partitore Via De Rada e il partitore San Lorenzo, siano sempre in perfetta efficienza per garantire la normale funzionalità del servizio. Tale aspetto assume maggiore rilievo in virtù degli impegni presi da So.Ri.Cal. nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro delle risorse idriche che prevedono, tra l’altro, la manutenzione e il mantenimento in efficienza dei propri punti di consegna della risorsa idrica (Linea B). Il cattivo stato in cui versano tali impianti ha determinato, invece, non pochi disagi nella distribuzione dell’acqua all’interno della rete cittadina, nel periodo appena trascorso, contribuendo in alcuni casi a determinare situazioni critiche. I nodi terminali degli acquedotti Abatemarco e Bufalo, tuttavia, non sono sempre ubicati in corrispondenza dei relativi serbatoi di compensazione, determinando condizioni di difficile decifrazione delle competenze tra il gestore dell’infrastruttura di adduzione (So.Ri.Cal.) ed il gestore della rete di distribuzione interna (comune di Cosenza). Tutt’altro che chiaro appare, infatti, stabilire quale dei due soggetti (So.Ri.Cal. o comune di Cosenza) debba intervenire per effettuare manutenzioni o riparazioni su quei tratti di condotta in cui si sovrappongono le rispettive competenze amministrative, come individuare se vi siano delle perdite o degli allacci abusivi e, infine, calcolare eventualmente, qualora succedesse, la differenza tra la quantità d’acqua contabilizzata dal contatore e quella realmente recapitata al punto di consegna”.

Qualsiasi essere umano dotato di un minimo di buonsenso, di fronte a questa situazione complicata, invocherebbe l’intervento delle istituzioni, chiederebbe ai soggetti responsabili di sedersi, mettersi d’accordo e intervenire subito. Ma i tavoli, si sa, nel Paese chiamato Italia, servono solo a…

3 – (continua); (la quarta puntata – LE SOLUZIONI – sarà pubblicata lunedì 20 novembre)