Perché Occhiuto liquida 40mila euro all’ex Segretario generale del Comune? Gli atti depositati in procura

Nella foto: Occhiuto, l'ex presidente del Consiglio Luca Morrone e l'ex Segretario generale Francesco Grossi
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L’avvocato Francesco Grossi, laureato in giurisprudenza con lode ed in possesso del diploma di specialista in diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione, ha rivestito la carica di Segretario generale del Comune di Cosenza dal 9 ottobre 2000 al 31 dicembre 2014 (collocamento in pensione). 

In questo ampio lasso di tempo, l’avvocato Grossi ha lavorato con Giacomo Mancini ed Eva Catizone, Salvatore Perugini e, naturalmente, anche con Mario Occhiuto.

Al Segretario comunale, organo di vertice dell’organizzazione amministrativa dell’ente locale, “è demandato per legge – come recitano i documenti ufficiali – un ruolo di garanzia, affinché l’attività dell’ente possa dispiegarsi nell’interesse del buon andamento e dell’imparzialità”.

Tra gli altri, importanti compiti che gli sono affidati, il Segretario “sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei Dirigenti e ne coordina addirittura l’attività. Il Segretario inoltre partecipa con funzioni consultive, referenti e di assistenza alle riunioni del Consiglio e della Giunta e ne cura la verbalizzazione; può rogare tutti i contratti nei quali l’ente è parte ed autenticare scritture private ed atti unilaterali nell’interesse dell’ente”. 

Tradotto in soldoni, il Segretario generale di ogni Comune è un vero e proprio “pezzotto”, quanto e forse più degli stessi dirigenti, che peraltro è tenuto a coordinare.

Ma a Cosenza l’avvocato Francesco Grossi non ha fatto solo il Segretario generale. Il personaggio in questione infatti, in data 11 dicembre 2012 (in piena era Occhiuto) è stato anche nominato responsabile della Prevenzione della corruzione. E in data 31 gennaio 2014 ha presentato addirittura il Piano Triennale di prevenzione della corruzione per il Comune di Cosenza.

Poi, come accennavamo, il 31 dicembre 2014 se n’è andato in pensione ma, a quanto pare, i suoi rapporti con il Comune di Cosenza non sono per niente cessati. Tutt’altro.

Il commissario Carbone
Il commissario Carbone

Il 1° giugno scorso, il commissario straordinario del Comune Angelo Carbone ha depositato alla procura di Cosenza e alla procura della Corte dei Conti una serie di atti riguardanti proprio l’ex Segretario generale nonché ex responsabile della Prevenzione della corruzione. E ne esce fuori un quadro a dir poco allarmante.

“Nell’ambito delle attività di acquisizione dati e documenti relativi alla redazione del bilancio di previsione 2016 (effettuato dalla struttura commissariale dopo la sfiducia ad Occhiuto, ndr) sono venute all’attenzione della struttura commissariale una serie di determinazioni dirigenziali”.

Vediamole insieme.

  • La determinazione dirigenziale n. 566/2015 denominata Staff Avvocatura comunale, con la quale è stato affidato all’avvocato Grossi un incarico legale a fronte di un compenso di 15mila 688 euro, importo successivamente liquidato con determinazione dirigenziale n. 455 del 2016. 
  • La determinazione dirigenziale n. 706/2015 sempre denominata Staff Avvocatura comunale, con la quale è stato affidato sempre all’avvocato Grossi un incarico legale a fronte di un compenso di 5mila 016 euro, importo successivamente liquidato con determinazione dirigenziale n. 454 del 2016.

Siamo davanti ad una situazione di palese illegalità e il commissario straordinario la fa giustamente emergere commentando il tutto.

“Considerato che il destinatario – osserva il commissario Carbone – è un ex dipendente dell’ente comunale, collocato a riposo con decorrenza dal 1° gennaio 2015, le predette determinazioni dirigenziali potrebbero essere state adottate in violazione dell’art. 25 della Legge 23 dicembre 1004, n. 724 in materia di pubblico impiego”. 

E non solo: “… il contenzioso affidato – aggiunge Carbone – sembrerebbe peraltro riguardare degli atti redatti dallo stesso ex dipendente nella veste di Segretario generale dell’ente…”. 

Insomma, l’avvocato Grossi, dopo il suo collocamento in pensione, avrebbe ricevuto incarichi legali per atti redatti da… lui stesso. E purtroppo non è una barzelletta.

Ma non è finita qui.

Per farla completa, “dall’esame delle liquidazioni effettuate a favore dello stesso ex dipendente, è emerso anche che, con la determinazione dirigenziale n. 65/2015 del Settore 1 – Personale e controllo gestione, è stato riconosciuto all’avvocato Grossi il diritto all’indennità per 70 giorni di ferie maturate e non godute per un importo di 20mila 862 euro; il quale veniva compensato con i debiti dello stesso nei confronti dell’amministrazione…”.

Il commissario Carbone, successivamente, cita il decreto legge 6 luglio 2012 n. 85, convertito poi in legge 7 agosto 2012 n. 135, che prevede che le ferie siano obbligatoriamente fruite secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi.

Ma se anche la situazione dell’avvocato Grossi non rientrasse in questo ambito, il Ministero dell’Economia e delle Finanze prevede il godimento delle ferie maturate da parte del dipendente entro la data di cessazione del rapporto di lavoro.

In ogni caso, dunque, il Comune di Cosenza ha infranto la legge. E la circostanza diventa esilarante se si pensa che il soggetto in questione era anche il responsabile per la Prevenzione della corruzione. Quanto ai motivi per i quali Occhiuto si presta a queste manovre assoldando l’avvocato Grossi, ci si augura che in procura abbiano qualche idea e stiano indagando.

A meno che i magistrati non siano tutti quanti impegnati nell’hobby preferito del procuratore aggiunto Manzini ovvero pettinare le bambole della sua collezione.