‘Ndrangheta e appalti: chi è Carmine Potestio, il messaggero del clan Lanzino

E’ da tempo che il nome di Carmine Potestio, l’uomo di fiducia di Mario Occhiuto, gira nelle inchieste della magistratura.

La Guardia di Finanza vuole vederci chiaro da una vita. L’archiviazione della procura di Cosenza per l’inchiesta su Piazza Fera/Bilotti le Fiamme Gialle (questo ormai non è più un mistero) non l’hanno presa per niente bene. E hanno trasmesso alla Dda di Catanzaro, che indaga da tempo sulla Tangentopoli cosentina, tutto il materiale raccolto. Con i risultati che abbiamo visto ieri e che adesso commentiamo.

Un anno e mezzo di informative con consulenze tecniche e perizie. Un lavoro capillare che non poteva essere buttato al vento per i soliti accordi sottobanco tra potere politico e giudiziario.

La procura di Cosenza è la regina indiscussa dei tanti porti delle nebbie dei quali si riempie il Belpaese. La Guardia di Finanza ha consegnato alla Dda anche intercettazioni ambientali di estrema gravità.

In una di queste il capo di gabinetto del sindaco Occhiuto, Carmine Potestio, il suo uomo più fidato, spiega a un esponente del clan Rango-zingari che il gruppo Barbieri, vincitore dell’appalto, è gradito all’amministrazione ma soprattutto al clan Lanzino. Il messaggio che arriva è di distensione proprio perché il clan è specializzato in estorsioni per favorire la latitanza di Ettore.

Perché Potestio può garantire per il clan? La risposta è semplice.

Il fratello di Carmine Potestio, al secolo Mario, è un faccendiere del sottobosco politico. A novembre 2013 finisce addirittura in manette nell’ambito dell’operazione Vulpes, condotta dai carabinieri di Cosenza e dal Ros. Mario Potestio è accusato di aver favorito la latitanza di Ettore Lanzino.

Erano i soldi estorti agli imprenditori cosentini a finanziare la latitanza del boss e quindi le attività della sua cosca. Potestio viene arrestato insieme ad altri quattro esponenti del clan Lanzino. Che sono accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto illegale di armi, favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena.

La posizione di Potestio viene considerata diversa da quella degli altri e dopo tre giorni viene scarcerato.

Attenzione, però. Gli inquirenti avevano documentato, in almeno un`occasione, due giorni prima della cattura del boss, una visita di Mario Potestio al nascondiglio del capoclan fuggitivo, a Rende.

L’accusa è che il capo di gabinetto del sindaco di Cosenza, tramite il fratello, fosse una sorta di trait d`union tra Lanzino e il mondo esterno, anche e forse soprattutto quello politico. Il giudice dice di no ma le informative della Guardia di Finanza rivelano che è proprio Carmine Potestio a tranquillizzare il clan Rango-zingari. Quasi a voler dire che ci sono i “nostri” e che non è il caso di andare a chiedere tangenti. Consiglio che viene accettato.

Un particolare ha accelerato però i processi di collegamento dell’inchiesta di piazza Fera/Bilotti a quella sulla Tangentopoli cosentina. L’operazione Vulpes è stata coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Che è stato il deus ex machina di Cosenza corrotta. E aveva già da tempo legato i vari riscontri. Bruni adesso è procuratore a Paola ma il suo lavoro è servito eccome ai suoi colleghi. In primis per l’arresto di Giorgio Barbieri, che è stato un po’ come la quadratura del cerchio. Non bastano i pentiti? La DDA ha sentito anche Barbieri… E non c’è dubbio che il sequestro di beni di stamattina nei confronti del reggente del clan Lanzino ovvero Francesco Patitucci sia un’altra tappa della marcia di avvicinamento alla verità sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Comune di Cosenza.