Piazza Fera, storia di un appalto (mafioso): Mario, la malavita e la lettera di Clini

Con l’accordo stipulato a Roma con don Barbieri e Clini, la cricca è completa: Mario ha dalla sua tutto l’apparato istituzionale corrotto, presente in città. Parliamo di questura, procura, carabinieri, Prefettura. E ovviamente buona parte dei massoni/mafiosi accompagnati dall’immancabile clero intrallazzato.

Sotto il profilo della malavita è più che coperto: oltre a don Barbieri che gli garantisce coperture malandrinesche di alto livello da Reggio fino a Cetraro, ci sono gli astri nascenti di allora della malavita locale: Rango, Lamanna e gli zingari che si schierano apertamente e in conflitto con altri con lui. E per Mario si adopereranno per diverso tempo. Offrendogli servizi e la tranquillità che solo un clan agguerrito come il loro poteva garantire.

A quei tempi tra i clan cittadini vigeva una sorta di tregua armata. E’ tempo di elezioni che tradotto per i clan significa una sola cosa: affari. Occhiuto illustra nella sua campagna elettorale ai cosentini tutti gli appalti che arriveranno a Cosenza, e sono tanti.

Conviene a tutti stare tranquilli e trovare un accordo. Tutti vogliono una fettina di torta dell’appalto più grosso che sta per arrivare in città: piazza Fera/Bilotti. I clan “federati” decidono di mettersi ad un tavolo per trovare una soluzione: Bruni/zingari, da una parte, e dall’altra Lanzino, sotto la supervisione di Muto iniziano a discutere. Prima di aprire il cantiere bisogna stabilire le quote e soprattutto a chi vanno. Gli italiani sono chiari: per gli zingari non c’è niente su questo appalto.

A negativa agli zingari nasce dalla situazione che in quel periodo si andava configurando a Cosenza tra le organizzazioni criminali. Il problema posto sul tavolo è la “confederazione” che non va. Ognuno si guarda i fatti suoi e la bacinella comune non funziona. E poi Lanzino non vuole avere a che fare con il clan Bruni/zingari. Gli può star bene la tregua, ma non certo spartire con loro le sue estorsioni.

Il boss Franco Muto

Franco Muto sa che la questione è delicata. L’acredine tra Lanzino e i Bella Bella è storica. C’è anche sangue versato in mezzo. E per quanto don Barbieri sia cosa sua, Muto non può certo negare la stecca ai compari italiani, oppure esautorarli completamente dalle decisioni importanti che riguardano il loro territorio. Franco Muto è rispettato da tutti, e la sua parola ha un certo peso ma sa che non può tirare la corda più di tanto, e per quel che può cerca di mediare. Muto ha tutto l’interesse a che la situazione resti tranquilla. Ma la rottura della tregua armata tra gli “zingari” e gli italiani, è dietro all’angolo. E per tenere la situazione tranquilla “regala” agli zingari la gestione della sicurezza di molti locali sulla costa tirrenica. Giusto per attagnare la loro sete di soldi e tenerli lontani da piazza Fera/Bilotti.

La morte di Michele Bruni e “l’avvento” di Rango complica ancor di più la situazione. Acuendo polemiche e petri i punta. E’ l’anarchia. Ognuno fa di testa sua e i conti comuni non tornano mai. Gli screzi all’interno dei clan si fanno sempre più vivaci. E va consolidandosi sempre più un asse di italiani contro gli zingari, che non ci stanno ad essere emarginati criminalmente, ed “intensificano” a sfregio, le loro attività criminali. Al punto che la questione per alcuni pezzotti italiani di primo piano criminale diventa questa: se gli zingari fanno di testa loro, tipo carichi di droga ara mmucciuna senza versare il dovuto agli altri, se continuano  a fare estorsioni anche agli amici, senza dar conto a nessuno, perché noi dovremmo farli entrare anche nell’affare di piazza Fera/Bilotti?

Diversi italiani affiliati alla paranza di Rango e degli zingari, sentite queste parole, si pongono da parte, come Daniele Lamanna, che di fatto stava con gli zingari ma in sostanza “affiancava” Lanzino.

Le attività di mediazione tra gli zingari e gli italiani si intensificano, e le riunioni sono tante, ma non si trova una conclusione. Gli zingari non si arrendono e chiedono l’intervento anche di Potestio come referente dei clan al Comune, ma neanche Carminuzzu può niente. Quello di piazza Fera/Bilotti è un appalto blindato.

Siamo alla vigilia di una nuova guerra di mafia per il controllo degli appalti in città. A scongiurarla arriva il blitz della DDA di Catanzaro che azzera completamente il clan Rango/zingari. Per tutti è manna dal cielo. La situazione senza gli zingari in giro si normalizza. E il cantiere può partire tranquillo.

Dalla sua elezione il principale obiettivo di Mario e degli amici degli amici è indire la gara e aprire il cantiere di piazza Fera. Don Barbieri ha bisogna di guagna. E Mario sa che deve fare presto. I due si vedono spesso al mare, a Sangineto, dove da tempo sono vicini di casa.  Mario fa presente a don Barbieri che oltre agli intoppi di malavita per fortuna apparati, e in gran parte sotto controllo, a mettere cattiva luce sul cantiere restano i consiglieri, io e la giornalista Rosamaria Aquino. Katya per il momento è congelata dietro l’assegnazione del bocciodromo all’ ex marito. Don Barbieri ordina a Mario di darsi da fare perché non vuole problemi: questo casino mediatico sulla piazza potrebbe attirare osservatori indesiderati e pericolosi. Le voci contrarie devono essere messe a tacere.

E ritorniamo ai consiglieri Mazzuca e Nucci e alle loro denunce su piazza Fera/Bilotti. Per metterli a tacere Mario ha pochi strumenti a disposizione, dato che i due non hanno scheletri negli armadi, non sono ricattabili né si lasciano comprare. Non può certo chiedere ai compari di spararli. Sarebbe troppo. Anche se Mazzuca sarà destinatario di diversi atti intimidatori regolarmente denunciati.

C’è bisogno di far arrivare ai due un messaggio chiaro e preciso e che soprattutto abbia presa sull’immaginario collettivo tale da giustificare e legittimare una eventuale azione giudiziaria fittizia contro i due. E ad intimorire i due con un messaggio più che mafioso scende in campo direttamente il compare romano Clini. Con la scusa di rispondere a presunte offese alla sua compagna assessore a Cosenza, Martina Hauser, sempre assente ma che aveva assunto uno staff lungo chilometri, indirizza una lettera ai due chiamandoli politici di professione usi a vivere con denaro pubblico sottratto indebitamente dalla fittizia partecipazione a commissioni consiliari e non solo.

E per questo chiede l’appoggio e l’aiuto dei suoi amici magistrati a Cosenza di interessarsi a loro. Chiede agli stessi magistrati ai quali i due hanno consegnato le loro denunce su piazza Fera/Bilotti, di lasciar perdere le loro stronzate, e di aprire un bel fascicolo su di loro.

Non ci crederete ma così sarà. L’esposto su piazza Fera/ Bilotti che i due ex consiglieri come gruppo Paolini avevano presentato in procura viene archiviato e a Mazzuca, a distanza di tempo, sarà recapitato un bel avviso di garanzia.

Oltre alla gravità del contenuto che viene fuori da questo finto comunicato a firma Clini, a saper leggere tra le righe ovviamente, quello che stupisce è anche la briga che si prende un ministro del calibro di Clini di rispondere a due semplici consiglieri dell’estrema provincia del sud.

Com’è come non è, sta di fatto che tutto quello che attiene a piazza Fera va circoscritto. Sussurrato, taciuto. E nel mentre Occhiuto ni conza una, sinni scioddra natra… Katya si scongela.

4 – continua (domani l’ultima punta, scusate la longaria ma non si può fare altrimenti)

GdD

Di seguito la lettera di Clini ai due ex consiglieri