Piazza Fera: storia di un appalto (mafioso) – seconda parte –

C’è da fare una distinzione che forse ai più apparirà “strana” ma è importante per capire la configurazione del clan Occhiuto. E le sue alleanze.

Tra i fratelli Tonino e Pino Gentile è da tempo che non corre più buon sangue. Certo non si prendono a fucilate, ma ognuno guarda ai propri affari. Spesso sono in disaccordo su strategie e tatticismi politici, e certe “alleanze” che Tonino rincorre a compà Pinuzzu non vanno giù.

La presenza di  determinati soggetti all’interno degli accordi sottobanco del 2011, preoccupano compà Pinuzzu che vede lungo, e sa che, prima o poi, “questi soggetti” porteranno guai. E poi non si fida completamente di Occhiuto. Conosce la sua pesante e grave situazione economica che lo rende vulnerabile a ricatti e pressioni. Con uno in queste situazioni a trovarsi nei guai ci vuole un momento. Bisogna stare con gli occhi aperti e valutare di volta in volta. Il contrario di Tonino il cinghiale che accorda ad Occhiuto una incondizionata fiducia.

Occhiuto, dopo la sua elezione del 2011, ha nominato Katya Gentile vicesindaco e assessore ai lavori pubblici. Non certo per “compiacere” Tonino il cinghiale. E’ compà Pinuzzu, che come si sa io adoro, a gestire la nomina della figlia a vicesindaco. I voti che l’hanno portata lì sono tutti suoi. Tonino il cinghiale non ha meriti nell’elezione di Katya. Non si è speso per come avrebbe dovuto e potuto. Al di là della mera facciata. Il successo è tutto di compà Pinuzzo.

Quindi quando scrivo il “cinghiale” è solo a Tonino che mi riferisco. L’altro, lo definisco, o meglio, lo appello “compà Pinuzzu”.

A quei tempi Occhiuto è alla ricerca di finucchiaddri i timpa nei riguardi di compà Pinuzzu e di conseguenza con Katya, nel tentativo di liberarsi di loro perché diventati ingombranti. Siamo a gennaio del 2012.

Domenico Cucunato

E’ trascorso quasi  un anno dall’elezione di Occhiuto, e la luna di miele è finita. Katya si dimostra sempre più insofferente nei riguardi di Mario che la tratta come se non ci fosse. Katya vorrebbe spiegazioni in merito a quel via vai di personaggi strani nella stanza di Cucunato che in fondo, anche se nominato da Mario, è il suo dirigente. Ma Cucunato la tratta come na pezza i ‘nterra. Non se la fila proprio, non le dà spiegazioni né conto del suo operato. Cucunato è troppo impegnato ad istruire la gara del secolo: piazza Fera/Bilotti. Figuriamoci se ha tempo da perdere con Katya. A febbraio del 2012 il più grande finanziamento mai arrivato in città sarà a bando, e tutto deve filare liscio. E’ questa la priorità di Occhiuto. E Katya vuole sapere troppe cose su questo appalto.

Mario capisce che il rapporto tra Cucunato e Katya è al limite. Per quanto si possa attagnare, è una falla destinata ad esplodere. Il problema è serio perché quello dei lavori pubblici è il settore più delicato e dove passa tutta la guagna. E lo struscio di Katya non giova agli affari.

Può mettere petri i punta sull’appalto di piazza Fera/Bilotti. Ne avrebbe tutti i titoli essendo l’assessore ai lavori pubblici. E’ lei la principale responsabile di tutto. Il cinghiale, sollecitato da Occhiuto, cerca di mediare, ma compà Pinuzzu si schiera senza se e senza ma dalla parte di Katya. Ha capito che questa paranza non andrà lontano e prima o poi i nodi verranno al pettine, meglio uscire per tempo e abbandonare Occhiuto al suo destino.

Il rischio di passare per complici di Occhiuto è alto. E’ chiaro ca chiru mastruni i compà Pinuzzu, in questa mossa, si guarda a manu, non perché è onesto, ma perché, giustamente, non vuole mettere a rischio la figlia. La spudoratezza con cui hanno aggredito le casse pubbliche senza curarsi neanche di un minimo di “forma”, fanno pensare a compà Pinuzzo: unnè oji ca è dumani, ma statti tranquillo ca u sbiancu escia. Unnè cosa d’Occhiuto. Meglio tenere Katya lontana da questo. E infatti oggi Katya si trova bene. E completamente fuori da tutta questa ‘nzalata riccia.

Inutili i tentativi dello zio cinghiale di indurre Katya ad essere più “ragionevole” con Occhiuto. Katya non sopporta l’interferenza di Mario nel suo settore (i lavori pubblici). Gli rimprovera di non essere ascoltata e che ogni sua considerazione o sollecitazione, in merito alla sua delega, non viene presa mai in considerazione. Si sente ostaggio di Occhiuto e non ci sta. E poi tutta questa “riservatezza” sull’appalto di piazza Fera/Bilotti, le suona strano. E qui devo fare un altro distinguo: la storia personale di Katya non è quella del padre.

Occhiuto non può permettersi tutto questo frastuono, sta preparando l’intrallazzo del secolo con don Barbieri e non vuole essere disturbato. La posta in gioco è alta come i suoi debiti. Tutta la paranza è impegnata su questo, compreso il cinghiale. Don Barbieri è portato da antichi compari e non si può fare brutta figura. Mario lo ha già incontrato a Roma diverse volte e gli ha garantito che la paranza anche a Cosenza è a sua disposizione.

Lo ha rassicurato che l’appalto  di piazza Fera lo può già considerare suo. Sarà l’unico a partecipare. E sui fondi PISL gli dice che non ci sono problemi. Anche a Lorica e a Scalea partiranno i progetti: garantisce Piero Aiello, all’epoca assessore regionale della giunta Scopelliti. E se i tempi, per Lorica e Scalea dovessero allungarsi, anche qui non c’è problema, se dovesse vincere Oliverio ci sono sempre Madame Fifì e Capu i Liuni a fare da garanti per l’assegnazione di quei lavori.

Cucunato, oltre a firmare affidamenti diretti a cani e puarci di loro, lavora notte e giorno alla “preparazione” della gara. La stesura del capitolato d’appalti della madre di tutti gli appalti, è affidata alla commissione di vigilanza di allora, composta dall’architetto Stefania Frasca, con funzioni di coordinatrice, dall’ingegnere Alessandro Coletta e dall’avvocato Oreste Morcavallo.

L’appalto è grosso ma presenta una peculiarità: non si guadagna sul cantiere, ma sui servizi da gestire ad opera finita (parcheggi, attività commerciali e gestione del museo). Al completamento dell’opera, oltre ai 15 milioni di euro di finanziamento, dovrà concorrere, con una cifra di 5 milioni di euro, la ditta aggiudicataria che avrà poi in gestione tutti i servizi connessi all’opera. Difficile che qualcuno dalle nostre parti partecipi ad un bando così.

Gira, vota e riminia, il 27 febbraio del 2012, l’appalto è a gara. E, com’era prevedibile, partecipa una sola ATI così composta: Barbieri costruzioni srl, Cittadini srl, No problem parking spa, Sigea costruzioni spa.

Ma da questo momento in poi tutto inizia ad andare storto. Oltre ai problemi interni con Katya, altri levano dubbi e perplessità  sulla gestione di questo appalto. Un altro problema per Occhiuto che aveva il controllo totale dell’informazione cittadina ma non certo il controllo dei social. Ed è proprio dalle colonne di Fb che inizio a lanciare le mie prime perplessità sulla gestione di questo tarocco e mafioso appalto.

Ma non sono l’unico. L’opposizione di allora, guidata da Paolini, tira fuori, dalle carte dell’appalto, una perizia geologica, che risultava copiata pari pari da un progetto precedente su piazza Fera/Bilotti. E vai con gli esposti.

Nello stesso tempo, inizio una mia personale ricognizione “delle carte”,  e decido di partecipare all’apertura del plico il giorno della gara. Al termine della quale pubblico un mio resoconto su cosa, secondo me, in termini amministrativi, non andava in quella gara, non senza polemiche col sindaco, che mi invita in Comune per prendere visione di tutta la documentazione relativa alla gara, che secondo lui non presentava nessuna irregolarità.

Le mie osservazioni erano riferite alla mancanza di una serie di elaborati, nell’offerta presentata dall’ATI, previsti per legge nel bando. Ma non solo. La mancanza della perizia geologica definitiva, l’elenco dei prezzi e altri elaborati obbligatori per la regolarità della gara. E non per ultimo le mie perplessità sulla strana partecipazione solitaria di questa ATI. Che Occhiuto giustificò dicendo che le ditte locali e calabresi non partecipavano per via della crisi.

E, come si dice a Cosenza, sputa cca ‘nnumini, i tre membri della commissione, nominati dall’allora prefetto Cannizzaro, annullano la gara sulla base di quello che avevo sostenuto. Troppo casino attorno a questa gara e le irregolarità non si possono far passare. Bisogna ripetere la gara.

Ora Occhiuto ha più fronti da controllare. La promessa fatta a don Barbieri inizia a scricchiolare, gli aveva promesso che tutto sarebbe filato liscio e invece si trova con una gara annullata e tutti che in città parlano di questo. Bisogna correre ai ripari.

Occhiuto mobilita la paranza che subito si mette all’opera: la prima da eliminare è Katya Gentile. E per lei ha in mente un classico dei tranelli. Intende sfruttare una debolezza di Katya che presto gli si ritorcerà contro.

Katya è stata la moglie di Giacomo Fiertler, un appassionato di motori ed esperto pilota. A Cosenza, Giacomo Fiertler è una gloria locale. Ha iniziato a correre giovanissimo e viene da una famiglia che ha i motori nel sangue. Uno dei suoi avi, Antonio, è stato il primo a trionfare sulle strade della Coppa Sila. E lui, nel 2005, ne ha imitato le gesta, ripetendo il successo. Giacomo è anche un appassionato del marchio rosso del Cavallino. Ha costituito una associazione che si chiama “Guida sicura”, e da tempo lavora per mettere in piedi il suo progetto, relativo proprio alla sicurezza stradale. E non solo. E’ alla ricerca di uno spazio idoneo dove poter allestire la scuola. Ha tutto quello che gli serve, non è di finanziamenti che va in cerca.

Nonostante avesse avuto altre richieste, decide di prendere in considerazione una offerta che “guarda caso” arriva, inaspettatamente, dallo stesso Occhiuto.

Mario convoca Giacomo e si dice entusiasta dell’idea e vuole farla “sua”. Gli dice di organizzarsi con Cucunato e di cercare un luogo idoneo da concedere all’iniziativa. Così Giacomo, contento per la notizia ma ignaro dei retroscena, informa Katya di tutto. Che non coglie l’aspetto truffaldino di Mario e legge questa “concessione” come una sorta di tregua. Diciamo che ha peccato di ingenuità, nonostante compà Pinuzzu le avesse detto chiaramente che quella era una trappola così come si dimostrerà.

2 – continua

GdD