Piazza Fera/Bilotti, storia di un appalto (mafioso): la trappola a Giacomo Fiertler

Inizia il 2013 e a piazza Fera/Bilotti si scava. I lavori vanno spediti, ma non senza problemi. Oramai, nonostante gli enormi sforzi di Occhiuto e di tutta la sua cricca di zittire le voci critiche, l’affaire piazza Fera/Bilotti è di dominio pubblico.

Mario, l’anno prima, per mettere a tacere Katya – che lamentava forti ingerenze nelle sue deleghe da parte di dirigenti esterni, e non solo, e per questo, minacciava di far saltare il banco qualora l’atteggiamento nei suoi riguardi non fosse cambiato – aveva attirato in una trappola l’ex marito Giacomo Fiertler.

Approfittando come sempre della “disponibilità” del patrimonio pubblico, Mario aveva promesso al pilota di trovare una collocazione fisica al suo progetto di “guida sicura” . Individuando come possibile sede l’area denominata “ex Bocciodromo” o “ex aula bunker”. Un progetto al quale Giacomo lavora da tempo. Non ha bisogno di finanziamenti pubblici, ha già tutto quello che gli serve, sponsor e competenze. Quello di cui ha bisogno è una struttura idonea in grado di ospitare la sua idea.

Giacomo è un pilota pluripremiato (campione italiano ed europeo di velocità in montagna) del “Ferrari- Isolani Racing Team”, un team ufficiale della Ferrari, e oltre all’aspetto prettamente didattico relativo alla guida sicura, intende promuovere, nel suo progetto, anche uno spazio espositivo dedicato alle auto da corsa. Sarà questo il punto dove la furbaria di Mario uscirà in tutto il suo splendore, giocando sul filo di un “equivoco” creato ad arte. Una sorta di ultima carta da tirare fuori all’occorrenza.

Pensa, Mario, di usare la “concessione” dello spazio a Giacomo come arma di ricatto nei confronti di Katya. Come a dire: cara Katya tu fai un piacere a me (stai zitta sui movimenti di Cucunato del quarto piano) ed io ne faccio una a te. All’insaputa di Giacomo, che non sa di essere strumentalizzato. Anzi, vede in questo interesse del sindaco una grossa opportunità di realizzare nella sua città un progetto che potrebbe recare tanti vantaggi al territorio. Del resto non chiede denaro e si dice disposto, così come avverrà, di ripulire a proprie spese tutta l’area dell’ex Bocciodromo, da tempo degradata.

L’iter burocratico per l’assegnazione dello spazio, nonostante i tentennamenti  e i boicottaggi preventivati di Cucunato, va in porto. Siamo al 31 gennaio del 2013.

La struttura è finalmente di pertinenza di Giacomo che può iniziare così i lavori. All’interno dell’ area dell’ ex Bocciodromo” esiste da tempo un’altra associazione che pratica il tiro a segno “Associazione Tiro a Segno Nazionale,” il cui presidente è tale Antonio Macchione.

Antonio Macchione è l’asso nella manica di Occhiuto in questa storia. E’ su di lui che ha costruito la trappola e l’equivoco, da far scattare all’occorrenza, nei riguardi di Katya e Giacomo.

Macchione è dal 1997 che gestisce parte di quell’area, ed è grande amico di Gianluca Bilotta, braccio destro di Luciano Vigna. I due (Macchione e Bilotta) si conoscono da tempo, sono stati soci in tanti “affari”, tra cui quello del “Pastaro”, dove Bilotta venne arrestato. Per la sua attività di tiro a segno Macchione riceve tutti gli anni una delibera del Comune di Cosenza di 25.000 euro per permettere ai vigili urbani di esercitarsi al tiro.

La trappola.

Mario dice a Macchione di non preoccuparsi perché l’affidamento della struttura a Fiertler non avrebbe inciso né sugli spazi di sua pertinenza né con l’assegnazione della delibera annua, e qualora ci fossero stati problemi tutto si sarebbe potuto risolvere con la revoca della delibera al pilota. Ma per farlo serve una scusa.

L’assegnazione della struttura a Fiertler, così come da progetto, prevede anche la creazione di uno spazio espositivo dedicato alle auto da corsa, in relazione al suo essere pilota della “Ferrari- Isolani Racing Team”. Ed è sulla presenza della parola Ferrari che i due furbacchioni costruiscono l’equivoco. Macchione si era premurato dietro suggerimento di Occhiuto di far giungere una lettera all’ufficio legale della Ferrari per informarlo che a Cosenza c’era tale Fiertler che millantava di voler aprire un museo dedicato alla Ferrari.

Così detta, l’ufficio della Ferrari rispose con una missiva al Comune di Cosenza, che Occhiuto tenne nascosta fino al momento opportuno, di non avere in programma nessuna attività né diretta né indiretta nella nostra città. Per cui il paventato “Museo della Ferrari”, millantato da Fiertler e scritto in delibera, di fatto non si sarebbe mai potuto realizzare visto il niet della Ferrari. Una buona scusa per annullare in autotutela la delibera se ce ne fosse stato bisogno, e un ottimo argomento per tenere tutto in sospeso e sotto schiaffo Katya che fino a quel momento, per amore di “famiglia”, si era messa da parte.

Occhiuto ha in mano la carta con la quale può ricattare Katya: o stai zitta o revoco l’affidamento a Giacomo sulla base di questo millantato Museo.

Ma il ricatto non regge, perché Katya decide di non voler più ascoltare le chiacchiere di Occhiuto. E poi compà Pinuzzu, come già detto, ha capito l’antifona, ed ha deciso di tirare fuori Katya da quel casino. Non è cosa. Ogni giorno Cucunato sforna delibere a dire basta che non si capisce più niente. Otto milioni di euro di affidamenti diretti in soli due anni. La questione è seria. Prima o poi la sgamo esce, e saranno guai per tutti. E il conflitto tra Katya e Mario riprende.

Katya è sempre più insistente e chiede la testa di Cucunato, ma Occhiuto non può accontentarla. Almeno non per il momento. E decide di andare allo scontro. A maggio del 2013, pochi mesi dopo l’assegnazione, Occhiuto revoca la delibera di assegnazione dell’ex Bocciodromo a Fiertler con la scusa del millantato “Museo della Ferrari” ed esibisce ai media la lettera dell’ufficio legale della Ferrari.

Katya risponde con un attacco senza precedenti toccando il tasto dolente: “Per volontà del sindaco non c’è stata alcuna procedura selettiva. Gli incarichi sono stati affidati in maniera fiduciaria e nella commissione di alta vigilanza, nominata per Piazza Bilotti, c’è un tale ing. Alessandro Coletta, noto alla Procura di Firenze e non solo, agli arresti domiciliari a settembre insieme ad altre cinque persone, tra cui la Lorenzetti, ex Presidente della Regione Umbria ed ex presidente di Italferr, accusato di reati contro la pubblica amministrazione…”.

Non passa un mese dalla revoca della delibera a Fiertler che Occhiuto revoca tutte le deleghe a Katya che di fatto si dimette da ogni carica. In poche parole Occhiuto licenzia Katya. Che continua anche dopo a raccontare gli intrallazzi di Occhiuto, tant’è che i primi di gennaio del 2014 viene convocata in procura per rendere chiarimenti sulle sue tante dichiarazioni al cospetto della dottoressa Cerchiara affiliata alla paranza di Granieri. Il PM raccoglie le gravi dichiarazioni di Katya, che non si risparmia nell’indicare fatti e circostanze. I media locali riportano il giorno dopo: Granieri apre una inchiesta su piazza Fera /Bilotti.

Dunque, nel 2014 sono già almeno tre gli esposti presentati sulle anomalie di questo appalto, e tante le persone ascoltate senza contare gli articoli prodotti da me e Rosamaria Aquino.

Oltre agli esposti anche i finanzieri lavorano già da tempo a questa inchiesta dopo aver ricevuto diverse segnalazioni. E conducono pedinamenti, intercettazioni, producendo una mole di materiale probatorio che non lascia spazio a dubbi. Dal finto granito silano alle finte piste ciclabili, passando per i subappalti illegali, alla contabilità che non torna e per finire agli accordi mafiosi. Oltre all’assegnazione pilotata dell’appalto. Un bel fascicolo che insieme agli esposti e alle dichiarazioni dei tanti ascoltati completano il quadro della situazione del cantiere piazza Fera/Bilotti. Al netto delle schermaglie amministrative e tecniche, vedi Genio civile.

Granieri ha sul tavolo quello che gli serve per procedere ma tutto si ferma, si blocca. Gli esposti vengono archiviati, gli interrogatori cancellati e tutto finisce, secondo loro, nel dimenticatoio. La paranza non ha potuto fermare le voci critiche, ma funziona per tutti gli altri versi. E laddove non arriva la “legge” ci sono sempre i compari che possono intervenire. Come nel caso di Fiertler, che dopo aver promesso battaglia legale ad Occhiuto viene minacciato con tanto di pistola puntata alla tempia. O come nel caso mio e di Rosamaria Aquino indagati per aver messo una molotov alla questura.

Ecco, se l’appalto di piazza Fera/Bilotti, e tutta la sua storia, fino all’intervento della DDA e all’arresto di don Barbieri, non è la prova provata dell’esistenza di una cupola politico/massonica/mafiosa che governa la città, beh, allora vuol dire che siamo destinati tutti a morire mafiosi.

GdD

5 – (fine)