Pino Faraca, il nostro Campione: oggi alle 18 i funerali nella chiesa di S. Francesco d’Assisi

Advertising

Era il primo di sette fratelli, Pinuzzu Faraca.

Nati e cresciuti nel cuore del centro storico. Giostra Vecchia. Il suo quartiere, il nostro quartiere.

Pinuzzu non ce l’ha fatta. Un brutto male ieri se l’è portato via. Via dai suoi affetti, dai suoi cari, dalle sue biciclette, dalle sue tavolozze, dai suoi pennelli.

Già, perché Pinuzzu aveva due grandi passioni: la bicicletta e la pittura. Sin da piccolo, insieme ai suoi fratelli, tutti a seguire la grande passione di papà Franco. Amico di Saronni e Moser, i grandi campioni degli anni Ottanta.

Finita la scuola inforcava la bici e via. Macinava chilometri su chilometri, sudore e talento. Una tenacia come pochi ad affrontare le salite. La stessa tenacia che lo ha accompagnato fino alla morte. Non cedeva Pinuzzu. Anche quando le salite diventavano dure. Triste metafora della sua vita. Che affrontava a viso aperto e senza paura. Premeva sui pedali Pinuzzu. Ed ogni sforzo alle fine veniva ripagato.

Vederlo correre in bici era per noi ragazzi del quartiere un momento magico. Tutti ci identificavamo in lui. Tutti tifavamo Pinuzzu. Applaudire e seguire le sue imprese era per noi un simbolo di riscatto. Ogni suo successo era il nostro successo. Perché Pinuzzu rappresentava la voglia di farcela, di impegnarsi, di non mollare, anche quando la pedalata diventava pesante, dura, faticosa. Ed è in quei momenti di fatica che veniva fuori la sua stoffa. Quella del campione. Il nostro campione. L’orgoglio del quartiere.

Pino-Faraca

Un ragazzo serio e preparato Pinuzzu. Mai fuori le righe. Assistevamo sempre ai suoi preparativi sotto casa prima di intraprendere la faticosa giornata di allenamento. Ci spiegava la bici Pinuzzu. E l’importanza dello sport.

Diceva che l’agonismo non è mai rivalità fine a se stessa, ma solo un modo come un altro per misurarsi lealmente con gli altri. Diceva che vincere non è tutto. Quello che conta è l’impegno, la passione, l’amore per lo sport. E già questo, diceva a noi ragazzini, è una grande vittoria. La vera vittoria. Quella che le medaglie e le coppe ratificano, ma se non hai cuore, diceva, sono solo dei pezzi di latta.

Un uomo buono Pinuzzu. Mai preda di egoismi o rivalità. Leale. Un esempio da seguire. Non dimenticheremo mai i pomeriggi dell’81, quando al giro d’Italia apparve Pinuzzu ara televisione. Un orgoglio collettivo che sapeva di riscatto. Era lui il nostro campione. Ogni sua pedalata era la nostra pedalata.

Vederlo scalare come se niente fosse quelle montagne, assumeva per noi un significato simbolico: tutti possiamo farcela, se ci impegniamo. Era questo il suo messaggio. Ha tagliato tanti traguardi Pinuzzu. Ha corso insieme ai suoi campioni, i suoi idoli, fianco a fianco. Senza mai montarsi la testa.

Era un ragazzo umile Pinuzzu. Inforcava la sua bicicletta, chinava la testa, e giù di pedali: davanti a lui solo la strada. Quella da percorrere per arrivare al traguardo. Che per certi versi rappresentava la vita stessa. Gli obiettivi che ognuno di noi, nella vita, si prefigge di raggiungere. Insegna la bici ma anche la vita, Pinuzzu. Le sue vittorie erano le nostre vittorie. Il riscatto intero di un quartiere, di una città, che chilometro dopo chilometro, si identificava sempre più in lui.

Ma un fato infame e un destino avverso, in una brutta caduta, lo aveva costretto a rinunciare all’agonismo sportivo, ma non alla sua passione. Pinuzzu continuava ad andare in bici e ad allenarsi come se niente fosse accaduto. Il grave infortunio non aveva per niente spezzato la voglia e la forza di questo grande campione. Che imperterrito continuava a scalare, a pedalare, a sudare.

Pinuzzu aveva un’altra passione: la pittura. Passione che gli arrivava dai suoi studi. Un artista a pieno titolo. Capace di plasmare figure e colori, come se fossero delle pedalate. Immagini potenti le sue. Ricordo ancora, quando, per la prima volta decise di rappresentare una sua emozione sul muro esterno di casa sua. Una cartolina, come piaceva chiamarla a lui: un grande murales dove un uomo preso dai suoi pensieri era intendo ad osservare le onde del mare infrangersi sugli scogli. Una specie di addio alla vita, che a guardarlo oggi sembra una sorta di premonizione. Riposa in pace, amico mio, e che la terra ti sia lieve.

Michele Santagata

I funerali si svolgeranno oggi alle 18,00 presso la chiesa di San Francesco d’Assisi.