Politica&Padroni: la miseria umana de iGreco in Umbria. Tutti i retroscena (di Paolo Lupattelli)

Cena di lavoro all'Ariha Hotel, l'albergo de iGreco. Si riconoscono, oltre ai fratelli Greco, Luca Lotti, Stefania Covello, Ernesto Magorno e il "solito" Aiello

di Paolo Lupattelli 

Fonte: micropolis

Nel luglio 2017, per raccontare quanto stava accadendo al Gruppo Novelli acquistato da iGreco titolammo: “Ci sarà pure un giudice a Berlino”. La citazione dell’apologo di Bertolt Brecht in cui un mugnaio, truffato da poteri e convivenze, è palese vittima di una ingiustizia cui pone rimedio un giudice onesto sta a significare che a volte la giustizia trionfa, che c’è ancora chi svolge il suo ruolo onestamente anche in questa Italia inciuciona.

Sei mesi fa il titolo esprimeva una speranza, esternava i dubbi di un giornale su un accordo firmato il 13 aprile 2016 al Mise ed esaltato all’unanimità dalle parti. Tutti felici e contenti per quello che veniva descritto come l’accordo migliore del mondo: peana rivolti da una folta schiera prona davanti ai conquistatori, il gruppo calabrese iGreco di Cariati. Pochi fuori dal coro, almeno inizialmente: per la politica i senatori Stefano Candiani della Lega Nord, il senatore Stefano Lucidi del M5S e l’onorevole Alfredo D’Attorre di Liberi e Uguali.

Per i giornali solo “micropolis” che in solitaria ha scritto le sue perplessità sull’accordo, denunciando le sopraffazioni, l’arroganza di Alimentitaliani e del suo ad Saverio Greco. Poi i veri protagonisti della vicenda, i lavoratori. E’ grazie a loro che la situazione è cambiata, sono loro che hanno resistito e gridato più forte dei lecchini “il re è nudo” e il re, vistosi scoperto, è scappato via lasciando soli i troppi trombettieri sempre pronti a salire sul carro del vincitore. La partita non è ancora finita ma senza dubbio sono i lavoratori i vincitori morali di questo primo tempo, quelli che hanno detto un No forte e chiaro, quelli che con pazienza hanno informato l’opinione pubblica della gravità dei fatti.Sì, non sempre è facile trovarlo ma c’è un giudice e non solo a Berlino ma anche a Castrovillari dove la sezione fallimentare del Tribunale, dopo rinvii ed approfondimenti, ha dichiarato inammissibile la proposta di concordato preventivo depositata da Alimentitaliani srl e ha nominato i due nuovi curatori. La sentenza spazza via i sogni di grandezza degli acquirenti, smantella punto per punto il concordato. Citiamone qualche passo.

Il 28 luglio 2017 Alimentitaliani deposita la proposta: Cigs per 30 dipendenti sino al maggio 2018 con conseguenti procedure di licenziamento, esternalizzazioni di 27 risorse in una società terza del gruppo iGreco, investimenti per 11,2 milioni di euro e pagamento dei creditori. Ma il Tribunale rileva tempi troppo lunghi per i pagamenti, conflitti di interesse nelle società che garantiscono il pagamento dei debiti come gli Ospedali riuniti di proprietà del gruppo.

Rileva, inoltre, che in data 7 febbraio 2017, prima della domanda di concordato, Alimentitaliani ha ceduto le società con bilanci in nero Bioagricola Novelli srl, Cantine Novelli srl e Fattorie Novelli a Poderi Greco Tommaso società agricola. Come dire mi scelgo la polpa per casa e lascio l’osso per la società che voglio portare al fallimento.

Infine le irregolarità. Il Tribunale ordina a Saverio Greco di depositare entro 3 giorni i bilanci e le scritture contabili e fiscali obbligatorie non allegate al ricorso nonché l’elenco dei creditori, l’inventario e, tra l’altro, autorizza la continuazione temporanea dell’attività dell’impresa fallita sino al 22 dicembre 2018.

Il regno di Alimentitaliani è durato circa un anno: è riuscito a violare numerosi diritti dei lavoratori, a creare un clima pesante nelle relazioni industriali, non mantenendo gli accordi presi. Finita l’era de iGreco che non rinunciano ai colpi di coda: il 3 gennaio scorso sono stati licenziati 6 dipendenti delle Fattorie Novelli di Spoleto colpevoli di aver rifiutato di firmare un contratto per la esternalizzazione. A due settimane dal fallimento, iGreco giocano ancora al padrone delle ferriere dell’800. La loro è proprio una idiosincrasia per i diritti dei lavoratori. Comunque, si ferma di colpo l’avanzata del gruppo nel mondo agroalimentare italiano. Prima eccessivamente presenti poi spariti dai monitor. Chi sa mai perché fanno venire in mente il proclama della vittoria di Diaz nella Grande guerra: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”. O Matteo Renzi ai tempi della sonora batosta rimediata al referendum sulla riforma costituzionale.

L’accordo migliore del mondo viene smantellato dal Tribunale.

La famiglia iGreco insieme a Ernesto Carbone, Ferdinando Aiello e Brunello Censore

Ma com’è stato possibile per iGreco arrivare così in avanti? Certo un ruolo non indifferente lo hanno avuto i rapporti con il Pd e il Giglio tragico. Filomena Greco, sorella di Saverio, è stata la discussa sindaca di Cariati, il parlamentare Pd Ferdinando Aiello è cugino de iGreco. Quando Maria Elena Boschi nell’ottobre 2016 si reca in Sud America per cercare voti per il Sì al referendum è accompagnata dall’onorevole Aiello, amico personale di Mauricio Macrì, presidente dell’Argentina. Ma amici della famiglia Greco sono anche Ernesto Carbone, il deputato da tutti ricordato per il ciaone con il quale ha inevitabilmente irriso i perdenti al referendum sulle trivellazioni e Luca Lotti attuale ministro dello Sport entrambi del Giglio tragico.

Renziana di ferro è Teresa Bellanova vice ministra al Mise. Sessanta anni, pettinatura anni ’60, fisico da anziana e severa preside di scuola, veste come una benestante signora del sud, stile barocco leccese con abbondanti gioielli addosso, una attempata zia che ama difendere il nipote Matteo anche perché lui l’ha fatta entrare nel Giglio tragico.

Di lei dice l’affezionato Matteo che negli ultimi tre anni ha risolto 156 crisi aziendali. Una di queste è la crisi del Gruppo Novelli, risolta come abbiamo visto. Apparentemente bonaria, è inflessibile, ambiziosa, insofferente alle critiche e agli scissionisti di Liberi e Uguali. Fa venire in mente la Bologna di Guccini: “Bologna è una ricca signora che fu contadina / benessere, ville, gioielli e salami in vetrina / che sa che l’odor di miseria da mandar giù è cosa seria / e vuol sentirsi sicura con quel che ha addosso perché sa la paura”.

Altri protagonisti della vicenda sono stati gli statisti nostrani, tutti entusiasti dell’accordo. La Governatrice Marini monotona: “C’è un tavolo nazionale non commento”. La bi-assessora Fernanda Cecchioi che non ha mai aperto bocca sulla vicenda Novelli pur avendone titolo. L’assessore Paparelli o il consigliere Brega che all’inizio dell’audizione nella II Commissione si rivolge con il lei a Saverio Greco per passare poi ad un confidenziale tu. Parlamentari e sindaci silenti fino ai vertici nazionali degli alimentaristi che hanno condotto la trattativa dell’accordo più bello del mondo e di quelli regionali e locali che hanno tollerato l’arroganza de iGreco e le loro decisioni contro i lavoratori. Nessuno ha posto dubbi, nessuno si è accorto di quello che ha visto il Tribunale di Castrovillari, nessuno ha mai risposto alla domanda delle domande.

Com’è possibile che iGreco non riescano a movimentare 30 furgoni aziendali ma volino alto e avanzino pretese di acquisto di Alitalia? Nei giorni scorsi sono ricominciati gli incontri al Mise. Toccherà ai nuovi curatori affrontare il problema. Noi auspichiamo che tutte le aziende del gruppo siano riportate sotto la curatela, che vengano pagati gli arretrati ai lavoratori e che vengano annullati i licenziamenti fatti senza giusta causa, cioé tutti. E ci piacerebbe che tutti i protagonisti tiepidi della vicenda ma specialmente quelli istituzionali, si scaldino un po’, si impegnino maggiormente nel cercare soluzioni a questa crisi come con le altre. Almeno questo lo devono ai dipendenti dopo le amnesie e le indecisioni iniziali.