Politica&Padroni, qui Terni. I metodi fascisti de iGreco per spaccare i lavoratori

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Micropolis, il mensile umbro inserto de il manifesto, uscito qualche giorno fa, torna ad occuparsi della bruttissima vicenda dei licenziamenti dei lavoratori della ex Novelli, gestiti da un gruppo che noi di Iacchite’ e i nostri lettori conosciamo bene: iGreco di Cariati. Specialisti nel rilevare aziende a… 1 euro e nel licenziare i lavoratori dopo averli adeguatamente “spaccati”. Salvo poi passare anche per gente onesta e addirittura per “eroi”. Vi proponiamo, allora, quanto scrivono i nostri colleghi umbri, che ormai hanno imparato a conoscere questi “prenditori” senza scrupoli appoggiati dalla peggiore malapolitica calabrese e cosentina. 

iGRECO HANNO SPACCATO I LAVORATORI

di Paolo Lupattelli 

Ancora increduli e amareggiati per quello che stanno vivendo i dipendenti ternani della ex Novelli? Forse, ma non rassegnati. Le stanno provando tutte per attirare l’attenzione di cittadini e autorità sulla loro incresciosa situazione.

E’ grazie alla solidarietà e alla correttezza professionale di Ivano Mari di Tele Galileo che siamo venuti a conoscenza di un singolare episodio. Sabato 13 maggio, la Ternana calcio in lotta per la salvezza ospitava la capolista del campionato di serie B, la Spal di Ferrara. Come purtroppo usa in questi tempi di crisi anche gli ex Novelli avevano preparato uno striscione di denuncia.

LA DIGOS BLOCCA LO STRISCIONE ALLO STADIO DI TERNI 

La Ternana calcio ha approvato volentieri l’idea e dopo i reciproci auguri si sono dati appuntamento per la partita. Poi, mezzora prima dell’incontro, uno zelante funzionario della Digos ha impedito l’ingresso dello striscione sulle gradinate. Ci piacerebbe molto sapere i motivi del divieto, anche per non incorrere in futuro nello stesso errore. Sullo striscione c’era scritto “Diritti e dignità per gli ex Novelli licenziati” e basta. Niente di offensivo, niente di provocatorio.

E’ evidente che lo scrupoloso funzionario della Digos non frequenta gli stadi dove si dice e si scrive di tutto e di più. Ma Terni è una città operaia di grande storia e di lunga memoria e saprà bene come esprimere solidarietà e sostegno a questi concittadini che stanno per perdere il posto di lavoro.

Dopo 5 mesi di impegni disattesi il nuovo acquirente, Alimentitaliani srl del gruppo calabrese iGreco, ha formalizzato 79 licenziamenti legittimati dagli accordi firmati il 13 aprile al Mise e il 5 maggio alla Regione Umbria dalla nuova proprietà e dai sindacati confederali.

Prima manda in ferie forzate chi aveva scioperato 8 giorni per protestare contro i licenziamenti annunciati; poi invia le notifiche di cassa integrazione speciale a quegli stessi lavoratori che, dopo le ferie imposte, sarebbero dovuti rientrare al lavoro nel sito di Terni, indicato come principale fonte di ridondanza occupazionale. Un attacco pesante al diritto di sciopero e all’occupazione stessa portato avanti in un singolare silenzio da parte di tanti protagonisti alquanto ciarlieri in altre occasioni.

Al momento dell’accordo al Mise erano tutti felici.Tutti meno i lavoratori.Tra le forze politiche solo il M5s, la Lega Nord e Articolo 1 Mdp hanno presentato interrogazioni in Parlamento e al Consiglio regionale dell’Umbria. Sono mesi che i lavoratori affrontano pesanti sacrifici: incertezze sulla fruizione dei contratti di solidarietà, sospensione di accordi sindacali già sottoscritti e, soprattutto, un clima intimidatorio da parte della proprietà: o si fa come dico io o si butta all’aria il tavolo.

La famiglia iGreco insieme a Ernesto Carbone, Ferdinando Aiello e Brunello Censore

Il 29 marzo scorso, prima di un’assemblea sindacale, la nuova proprietà ha cercato di dividere i lavoratori chiamando a colloquio riservato solamente i dipendenti che, a suo giudizio, sarebbero dovuti rimanere in forza nell’azienda.

Rifiuto tra i lavoratori, sciopero ad oltranza, divisione dei dipendenti: chi, in assenza di piani industriali e con l’attacco ai diritti, ai salari ed alla dignità dei lavoratori, riteneva fondamentale arrivare a forme di lotta condivise e chi ha abbassato la testa sottostando alle intimidazioni della nuova proprietà nella speranza di mantenere un posto di lavoro ad ogni costo.

Nella storia delle lotte dei lavoratori la divisione è sempre stato un elemento che ha favorito la controparte. Il 10 aprile scorso, gli scioperanti sono stati “puniti” e messi in ferie forzate, con una condotta senz’altro ritorsiva e chiaramente antisindacale, con atteggiamento più da padroni delle ferriere dell’Ottocento che non da moderni manager.

Certo sono forti le perplessità sull’accordo firmato al Mise il 13 aprile: un piano industriale del tutto insoddisfacente; una riorganizzazione interna dove si parla di “pieno mantenimento dei livelli occupazionali”, subito dopo disattesi; riqualifica dei rapporti contrattuali e quindi perdita dei diritti acquisiti e dei salari; affidamento a società terza dei servizi amministrativi al netto delle risorse considerate ridondanti e quindi licenziamenti del personale amministrativo per poi esternalizzare i servizi, con perdita delle ottime conoscenze e professionalità accumulate e in contrasto con l’impegno di mantenere i livelli occupazionali; quantificazione degli esuberi in numero di 79 dipendenti al netto dei dirigenti, anche qui in contrasto con quanto dichiarato al momento della cessione; voltura del contratto di solidarietà con utilizzo dei massimali possibili; ricorso alla Cigs per area di crisi complessa con deroga alla rotazione, aicriteri di scelta e a zero ore; azzeramento dei superminimi, dei benefit di qualsiasi natura e annullamento degli scatti d’anzianità.

Insomma un accordo alquanto discutibile che ha provocato la nascita di un comitato autorganizzato, una delusione cocente e diffusa per l’operato dei sindacati confederali e un accordo lesivo della dignità, dei salari, dell’occupazione e dei diritti fondamentali dei lavoratori. La speranza è di leggere presto una presa di posizione ufficiale sulla vicenda della governatrice Marini e/o dell’assessore all’agricoltura Cecchini e/o dei vertici del sindacato confederale e di categoria umbro che hanno seguito costantemente i lavori al Mise. Per esempio perché ci hanno messo tanto tempo per firmare un accordo così penalizzante per i lavoratori, perché non intervengono contro i licenziamenti di chi ha scioperato o sugli accordi disattesi? Alla prossima puntata di questo pasticciaccio brutto e inaccettabile.

ECCO CHI SONO I CARIATESI

Cariati è un comune di 8.300 abitanti sul mare Ionio in provincia di Cosenza. Fa parte del 2% dei comuni italiani che non hanno rispettato il patto di stabilità, il suo bilancio è messo maluccio. E’ salito alla ribalta in occasione delle recenti primarie del Pd quando il voto è stato annullato per un seggio ballerino tra un pub e il municipio.

Dal “Corriere della Calabria” riportiamo la dichiarazione della sindaca, renziana: “Volevo complimentarmi con i violentatori delle regole. Con chi stupra il vivere civile e democratico di una comunità. […] Complimenti se le elezioni qui a Cariati sono state annullate. E se siamo stati protagonisti di una figura mediorientale di approccio al voto su scala nazionale”.

E insiste su “La Provincia di Cosenza”: “[…] è con enorme dispiacere che ci troviamo a commentare lo sgradevole episodio […] che ha messo in ridicolo il nome di Cariati [… ]”.

Filomena Greco

Ma chi è questo sindaco così duramente colpito nel suo sacrosanto diritto di appoggiare Matteo Renzi? Filomena Greco della potente famiglia che da Cariati è andata alla conquista di Cosenza e ora, con l’acquisto della ex Novelli, è sbarcata in Umbria. Una famiglia che da venti anni siede in consiglio comunale a Cariati e che è strettamente legata al Pd, in particolare ai renziani.

Molto amici dei fratelli Greco sono il deputato Ernesto Carbone della segreteria nazionale e i deputati Ferdinando Aiello e Brunello Censore. Filomena è figlia di Tommaso Greco il capostipite e componente del cda del brand iGreco. Tommaso, 67 anni, incensurato, agrario, titolare di un oleificio muore nel 2001 a colpi di lupara in un agguato mafioso nella Sila. Paradossalmente da quella data inizia l’incredibile scalata della famiglia.

Tutto legale si intende, ma anche tutto molto chiacchierato e invidiato. Nel 2005 un contributo di 32 milioni di euro della Regione per le aziende agricole su cui sta ancora indagando la Guardia di Finanza. Nel 2013 con l’acquisto di tre cliniche private nasce un importante polo sanitario privato. Poi l’acquisto dell’Hotel Executive a pochi km da Cosenza; quello del quotidiano “La Provincia di Cosenza”. Infine l’acquisto del gruppo Novelli. Fenomeni degli affari.

Singolare la capacità e la facilità del gruppo iGreco di individuare aziende in crisi al limite del fallimento e a basso costo. Nei giorni scorsi a Terni l’ad di Alimentitaliani Saverio Greco ha dichiarato: “Non è nostro costume fare attività antisindacale”.

Sicuramente non la pensano così i 5 giornalisti del quotidiano “La Provincia di Cosenza” che nel settembre 2015 hanno trovato svuotata la redazione. Trasloco a loro insaputa, epurati senza preavviso dopo mesi di promesse per aver preteso normali contratti di categoria e aver chiesto aiuto al sindacato dei giornalisti. Il senso di Saverio per il lavoro e i suoi diritti. Non male come biglietto da visita.