Politiche 2018, la Sila e l’Unesco: quando le svampite diventano scienziate

Gentile Carchidi,

mi preme portare a conoscenza dei più ciò che potrebbe celarsi dietro la candidatura del Parco della Sila a sito Unesco, ma in particolare vorrei porre l’accento sui motivi che rendono la stessa un vero e proprio progetto infondato.

Durante la visita dei commissari Unesco, provenienti dalla sede di Parigi, sono state rilevate una serie di incongruenze paesaggistiche e naturalistiche che contrastano con i parametri e i requisiti obbligatori al riconoscimento. Tra questi, vale la pena ricordare:
• Eccessiva antropizzazione dei luoghi candidati a diventare sito Unesco;
• Presenza di manufatti edilizi abusivi;
• Attuazione di metodi e tecniche agricole non eco-compatibili nelle aree destinate alle colture. In special modo, vorrei ricordare l’enorme uso di pesticidi nella coltivazione della patata (le aziende produttrici, infatti, non si sono volute/potute adeguare ad una agricoltura sostenibile);
• Scarsa attenzione e tutela del patrimonio boschivo, ampiamente dimostrate dalle centinaia di tagli e dagli incendi, soprattutto nell’ultima estate.
• L’errore è stato voler candidare a sito Unesco tutto il Parco, area abbastanza estesa, quando, invece, avrebbe sortito un migliore effetto limitare le zone da proporre solo a quei luoghi che conservano e rappresentano delle unicità (es: Fallistro e altri).

Per tutti questi motivi, i commissari Unesco, dopo aver compiuto la loro visita, sono andati via senza manifestare grande entusiasmo per la candidatura, anzi, pare che fossero scarsamente convinti a portare avanti detta candidatura.
Aggiungo, inoltre, che il Parco della Sila è stato inserito ormai da qualche tempo nell’elenco mondiale delle riserve MAB, Men and Biosphere, che comprende le aree naturalisticamente più importanti del mondo, ma sfido a trovare qualcuno che sia a conoscenza di questo riconoscimento, anche perché, pare, non esistano cartelli nel Parco che fanno riferimento a questo importante traguardo raggiunto.

Alla luce di quanto appena esposto, chiediamoci allora perché a tamburo battente ci bombardano con la notizia che il Parco è lì lì per diventare sito Unesco, pur non sussistendo le condizioni, e questo non può non essere risaputo da chi il Parco lo presiede e lo amministra. Servirà certamente a fare campagna elettorale per il suo presidente, Sonia Ferrari, candidata al Senato nelle prossime elezioni politiche, svampita al punto da non sapere del MAB e dei requisiti mancanti del Parco affinché diventi sito Unesco?
Pare anche che in seguito al riconoscimento di un’area come sito Unesco, possano giungere fondi, parecchi fondi, da investire per il luogo. E come sempre accade, quando c’è da spartirsi soldi su soldi anche le svampite diventano scienziate.

Lettera firmata